I risultati del primo trimestre del 2025 di Campari sono stati deludenti, mancando di parecchio le stime del consenso. E il titolo flette dell’1,45% a 5,968 euro a Piazza affari. Il calo organico è stato attribuito agli effetti di calendario sfavorevoli e alle interruzioni della catena di approvvigionamento negli Stati Uniti, elementi che comunque, secondo il management, sono stati in gran parte risolti ad aprile.
In sintesi, le vendite sono state pari a 666 milioni di euro e hanno registrato un calo organico del 4,2%, rispetto al consenso di 686 milioni, l’ebitda rettificato è sceso a 174 milioni (-10,9%), rispetto a una stima di 178 milioni, e l’utile ante imposte rettificato del gruppo si è contratto del 22,5% a 114,1 milioni. Inoltre, il rapporto debito netto/ebitda rettificato è aumentato di 20 punti base da 3,2 del 2024.
Nonostante i conti in calo, Campari ha confermato le proprie previsioni, stimando una crescita organica moderata del fatturato per l’intero anno, con un trend in miglioramento nella seconda metà dell’esercizio. L’ebit rettificato (136 milioni, -17,2% in termini organici nel trimestre) dovrebbe rimanere stabile, influenzato dall’aumento degli investimenti in pubblicità e promozione. L’impatto dei dazi dell’amministrazione Trump è stimato in circa 25 milioni sull’ebit, prima di eventuali azioni di mitigazione, non incluse nelle linee guida, anche in quelle di medio termine confermate.
Campari, infatti, rimane fiduciosa nella propria capacità di sovraperformare il mercato e guadagnare ulteriori quote. Ha previsto un ritorno graduale a una crescita organica del fatturato mid to high single digit. La crescita del margine ebit sarà supportata da un piano di riduzione dei costi SG&A di 200 punti base entro il 2027.
Ciò non toglie che «i risultati del primo trimestre sono stati inferiori alle aspettative, con le vendite penalizzate principalmente da due fattori: la tempistica della Pasqua (-1,5% o -10 milioni di euro) e ritardi logistici negli Stati Uniti (-1,6% o -11 milioni di euro). Inoltre, le difficoltà negli Stati Uniti e il calo delle vendite wholesale nel Regno Unito hanno contribuito a una flessione di 7 milioni», valuta AlphaValue, osservando che la performance più debole ha riguardato principalmente le Americhe (47% delle vendite, -6%) e l’Europa (46% delle vendite, -4%).
«Incorporeremo i risultati deludenti nel nostro modello e rivedremo al ribasso le stime, considerando le difficili condizioni di mercato, in particolare negli Stati Uniti», prosegue AlphaValue. «Sospendiamo il giudizio sulla capacità dell’azienda di ottenere una crescita positiva dei ricavi fino al termine dell’estate, periodo che sarà indicativo per valutare eventuali segnali di ripresa. Tuttavia, prevediamo una crescita organica pressoché piatta e restiamo preoccupati per la decisione del gruppo di non adottare strategie di sconto, a differenza dei concorrenti, con possibile perdita di quote di mercato», avverte il broker.
Pur adottando una visione più cauta per l’intero anno, «rimaniamo ottimisti sul potenziale di crescita a lungo termine di House of Aperitifs (44% delle vendite, crescita organica del -1% su base annua, ndr), mentre esprimiamo preoccupazione per la sostenibilità di House of Cognac & Champagne (cali del 13% e 9% rispettivamente, ndr), a causa della diminuzione dei consumi a livello globale», conclude AlphaValue, ribadendo per ora il rating buy e il target price a 8,11 euro sul titolo.
Anche Banca Akros ha ribadito il rating buy e il prezzo obiettivo a 7,50 euro sull’azione, pur tagliando le stime per includere l’impatto negativo del cambio. «Abbiamo ridotto leggermente la crescita delle vendite dello 0,8%: passiamo da vendite stimate per l’esercizio 2025 a 3.136,5 milioni (+3% crescita organica e -0,8% effetto cambio) a 3.112,7 milioni (+3% crescita organica e -1,6% effetto cambio). In termini di redditività, ritocchiamo il nostro ebit rettificato dal 19% al 19,4% per riflettere un impatto negativo dei dazi inferiore rispetto a quanto stimato in precedenza. Questo comporta un aumento dell’utile per azione dello 0,4% nel 2025», afferma Banca Akros che precisa: «le nostre nuove stime ci permettono di confermare su Campari il nostro precedente target price di 7,5 euro e la raccomandazione di acquisto. Attualmente Campari è scambiata con un p/e rettificato per il 2026 di 18,3, al di sotto della media degli ultimi tre anni: 33,7. Il nostro prezzo obiettivo implica un p/e rettificato di circa 22,7 per il 2026».
Per Citi la debole performance dei primi tre mesi dell’anno, anche tenendo conto dei problemi logistici, unita a un contesto valutario sfavorevole, probabilmente porterà a una leggera riduzione (low single digit) delle stime di utile per azione per il 2025. È anche vero che il management di Campari ha confermato la guidance 2025 e, in positivo, ha segnalato un forte rimbalzo ad aprile. «E poi si tratta di un trimestre di minor rilevanza per il gruppo su cui confermiamo il rating buy e il target price a 7,25 euro», conclude Citi. Target price che Equita ha abbassato del 2% a 7,9 euro, ma anche in questo caso il rating resta buy. (riproduzione riservata)