Lagfin, la holding con sede in Lussemburgo che controlla il gruppo Campari, è in trattative avanzate con l’Agenzia delle Entrate per risolvere una controversia fiscale mediante il pagamento di circa 400 milioni di euro secondo quanto riporta Reuters. Il pagamento dovrebbe essere suddiviso in più tranches, di cui la prima da 150 milioni entro la fine di quest’anno, il resto dal 2027 in avanti. La prima rata sarà pagata ricorrendo alla cassa a disposizione. La cifra corrisponde a poco meno di un terzo di 1,29 miliardi di euro di azioni Campari sequestrate dalla Guardia di Finanza a ottobre a seguito di un’indagine su presunte tasse non pagate.
Se andrà a buon fine, si tratta di uno dei più importanti accordi col Fisco, andando a collocarsi accanto agli 1,25 miliardi di euro versati nel 2019 dal gruppo francese del lusso Kering (controlla Gucci) e ai 949 milioni di euro di Exor, la holding della famiglia Agnelli, nel 2022. Il titolo sale mercoledì 10 dicembre dell’1% circa a 5,75 euro (-5,7% da inizio anno).
La Guardia di Finanza di Milano, su ordine della Procura di Monza, ha eseguito a ottobre il sequestro preventivo da oltre 1,3 miliardi di euro (1.291.758.703,34 euro) nei confronti della holding lussemburghese Lagfin, azionista di controllo del gruppo Campari, la società di Sesto San Giovanni specializzata nella produzione di liquori (Aperol, Campari, Skyy Vodka...).
Secondo la Procura di Monza, Lagfin avrebbe omesso di versare l'imposta dovuta al fisco in seguito a un'operazione di fusione per incorporazione risalente al 2018. In quell'occasione, la holding lussemburghese assorbì la controllata italiana, detentrice del pacchetto azionario di maggioranza di Campari, realizzando il trasferimento della residenza fiscale degli asset.
La Gdf contesta il mancato pagamento della exit tax sulle plusvalenze che si sarebbero generate (circa 5,3 miliardi di base imponibile) al momento del trasferimento all'estero, stimando l'imposta non versata in circa 1,3 miliardi di euro, pari all'ammontare sequestrato. I reati ipotizzati sono la «dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici» e la «responsabilità amministrativa delle persone giuridiche». Il sequestro è stato eseguito bloccando le azioni ordinarie di Campari detenute da Lagfin fino al raggiungimento dell'importo contestato.
Equita (rating buy, target price 8 euro), calcola che, in caso di effettivo accordo, Lagfin avrebbe liquidità più che sufficiente per far fronte al primo pagamento da 150 milioni di euro entro fine anno. Se la notizia venisse confermata, rimuoverebbe almeno nel breve il rischio di overhang sul titolo (la possibilità che un gruppo di investitori venda una quantità significativa di azioni sul mercato) legato ad un eventuale piazzamento di azioni Campari per finanziare il pagamento della potenziale multa.
Equita ritiene che Lagfin possa gestire anche i pagamenti successivi dal 2027 in avanti, tenuto conto dei dividendi attesi nel frattempo da Campari e del margine per nuovo debito previsto dai covenant del bond (Lagfin ha un bond convertibile in azioni Campari per 536 milioni – sul mercato per 429 milioni – con scadenza giugno 2028). Il titolo tratta con un rapporto prezzo-utile atteso nel 2026 e 2027 a 17 e 15 volte rispetto alle 29 volte della media storica e a premio rispetto ai concorrenti del 40% rispetto al 45% della media storica.
Banca Akros (rating buy, 7,5 euro) calcola che, con un accordo fiscale da 400 milioni di euro, l'indebitamento netto di Lagfin passerebbe dai 900 milioni nel 2024 a 1,3 miliardi di euro mentre il covenant sul bond è vicino alla soglia del 30%, ma ancora sotto al limite di 1,65 miliardi di euro.
L'exit tax è l'imposta che uno Stato richiede al momento del trasferimento della residenza fiscale di una società o dei suoi asset (le azioni) fuori dai confini nazionali. Serve a tassare le plusvalenze latenti, ossia l'aumento di valore che gli asset hanno maturato finché erano sotto la giurisdizione fiscale italiana, ma che non sono ancora state realizzate tramite vendita. È un meccanismo che mira a evitare che le società delocalizzino per sfuggire alla tassazione sul guadagno di valore degli asset stessi.
Dopo il sequestro delle azioni, Lagfin ha precisato in una nota che la questione riguarda un «contenzioso fiscale in essere da circa due anni e che non ha mai coinvolto in alcun modo il gruppo Campari. Lagfin è certa di avere sempre operato nel pieno rispetto di tutte le norme, incluse quelle fiscali italiane, e si difenderà vigorosamente con sereno rigore in tutte le sedi deputate».
La nota prosegue poi specificando che «poiché Lagfin detiene oltre l’80% dei diritti di voto di Campari, la misura non è assolutamente in grado di intaccare la partecipazione di controllo di Lagfin in Campari».
L'indagine riguarda il 16% del capitale Campari. Lagfin controlla il 52% del capitale sociale e l'83% dei diritti di voto. Campari, società operativa, non è riguardata dall'indagine. (riproduzione riservata)