Riflettori puntati su Buzzi, coinvolta insieme ad altri operatori internazionali in un'indagine preliminare dell'antitrust polacco (UOKiK) per presunte pratiche di cartello nell’industria del cemento in Polonia. L’indagine è stata avviata a seguito di segnalazioni su possibili accordi anticoncorrenziali tra gli operatori del mercato. Le autorità hanno condotto ispezioni presso le sedi dei principali player, tra cui Buzzi, Holcim, Cemex e Heidelberg Materials. Non risultano ancora avviati procedimenti formali o mosse accuse specifiche. E le tempistiche dell'indagine si preannunciano estese.
ISB News ha riferito che nel 2009 l'UOKiK ha scoperto una cospirazione per dividere il mercato e fissare i prezzi tra sette aziende. «Il ritorno di un cartello sarebbe particolarmente scandaloso, considerando che il cemento è uno dei materiali da costruzione di base, necessario per lo sviluppo delle abitazioni, delle infrastrutture stradali e dell'intera economia», ha affermato il presidente dell'UOKiK, Tomasz Chróstny.
Finora, le autorità si sono limitate a raccogliere la documentazione dalle varie società e non sono ancora stati avviati procedimenti formali in materia di antitrust, né sono state mosse accuse specifiche nei confronti di singole società. L’autorità ha indicato che l’eventuale formazione di un cartello comporterebbe sanzioni amministrative fino al 10% del fatturato realizzato negli anni in cui viene comprovata la formazione di un cartello dalle aziende coinvolte.
La Polonia pesa per circa il 4% sui ricavi e l'ebitda di Buzzi, ha indicato Equita. «Il procedimento è ancora in una fase iniziale ed è possibile che non sfoci nemmeno nell’avvio di un’istruttoria antitrust», commenta la Sim. «Inoltre, le tempistiche sono potenzialmente molto lunghe. La notizia può dare fastidio, ma pensiamo che anche nel peggiore degli scenari, l’impatto finanziario sarebbe molto marginale».
La notizia ha lasciato il segno sul titolo in borsa, in calo in chiusura dell’1,97% a 45,88 euro. Dopo la debole performance nell’ultimo mese (-8%), lo scorso 2 giugno proprio Equita ha aumentato di 50 punti base il peso nel suo portafoglio principale del titolo Buzzi che rimane uno dei titoli preferiti dalla Sim tra i ciclici per un’esposizione agli investimenti infrastrutturali in Europa (soprattutto Italia e Germania) e Stati Uniti.
In particolare, Buzzi è uno dei titoli maggiormente esposti alla Germania (13% dell’ebitda, il più alto tra i titoli del settore del cemento) e quindi al maxi piano di investimenti (500 miliardi di euro) nell’infrastrutture, nel digitale e nell’energia del nuovo governo tedesco.
«Mentre non ci aspettiamo impatti diretti nel breve (ragionevole dal secondo semestre del 2026/2027), l’annuncio del piano sta aiutando il sentiment sul settore con indicazioni positive date da Buzzi/Heidelberg Materials dopo anni di difficoltà del mercato tedesco. Al contempo, il gruppo italiano ha un’alta esposizione agli investimenti infrastrutturali sia in Europa che negli Stati Uniti che riteniamo rimangano da preferire rispetto al residenziale in questo contesto fornendo una maggiore resilienza della domanda;
Infine, Buzzi ha la struttura finanziaria più solida del settore (cassa netta stimata a fine 2025 pari al 14% della capitalizzazione di mercato) offrendo protezione e flessibilità operativa. «In questo contesto pensiamo sia possibile l’avvio del piano di buyback fino al 5% del capitale che può dare supporto al titolo che tratta con uno sconto ingiustificato rispetto ai competitor europei, a 5-4,5 volte l’ev/ebitda 2025-2026, a sconto del 30% sul suo multiplo storico e del 45% sui peers europei, sconto che si è recentemente ampliato da un livello storico del 30%. Per cui il rating resta buy con un target price a 55 euro. (riproduzione riservata)