La Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) abbandona il progetto a guida cinese noto come mBridge, con cui Pechino vuole creare un sistema finanziario alternativo a quello basato sul dollaro grazie all’utilizzo della tecnologia blockchain (si veda MF-Milano Finanza del 27 luglio). Lo ha annunciato Agustin Carstens, direttore generale della Bri, in un incontro organizzato nei giorni scorsi da Santander a Madrid. La decisione segue anche i recenti annunci del presidente russo Vladimir Putin di voler creare un «Brics Bridge», ovvero un sistema dei pagamenti simile ma destinato ai Brics, in grado di scavalcare le sanzioni americane.
MBridge è partito nel 2021 all’interno della Bri, un organismo che riunisce le maggiori banche centrali globali. Ma il motore dell’iniziativa è stata la Cina che ha lavorato al progetto assieme a Hong Kong, Thailandia ed Emirati Arabi.
A giugno c’è stato un passo avanti significativo: al gruppo si è unita l’Arabia Saudita, che negli stessi giorni ha annunciato di non voler rinnovare l’accordo attivo dal 1974 per utilizzare soltanto dollari nelle vendite di petrolio. Del resto la Cina è diventata il principale acquirente del greggio saudita, per un ammontare pari al 20% delle esportazioni totali. Dopo l’ingresso dell’Arabia Saudita, mBridge ha raggiunto una fase più avanzata del progetto (nota come «minimum viable product»).
Ora però la Bri ha lasciato mBridge in modo inatteso. In ogni caso l’uscita dell’organismo internazionale non fermerà le ambizioni cinesi. La tecnologia del progetto potrà essere utilizzata da Pechino senza l’aiuto (ma anche senza la supervisione) delle banche centrali all’interno della Bri.
Attraverso mBridge, la Cina può usare la blockchain per le transazioni transfrontaliere scambiando la valuta digitale cinese con altri Paesi. Così Pechino può rendersi indipendente dal dollaro e dall’intermediazione delle correspondent bank americane che sono di fatto lo strumento (assieme al sistema di messaggistica Swift) con cui gli Stati Uniti hanno la capacità di imporre sanzioni ovunque e di escludere Paesi dal sistema finanziario internazionale.
La guerra in Ucraina è stata uno spartiacque perché ha allertato i governi che temono iniziative degli Usa (o devono già affrontarle, come la Russia). Un sistema dei pagamenti cinese (o dei Brics), in grado di eseguire pagamenti in modo veloce e poco costoso, può essere un pericolo anche per l’euro perché potrebbe ridurre l’attrattività della moneta unica a livello internazionale.
Per Cina e Brics tuttavia non sarà semplice avviare un nuovo sistema basato su valute che non hanno la solidità e l’appetibilità internazionale del dollaro. Non è scontato che molti Paesi accettino renminbi o rubli digitali poco utilizzabili nei mercati globali.
I vertici della Bri hanno negato che l’addio a mBridge sia stato guidato da ragioni geopolitiche, ma il sistema era visto sempre più come un progetto anti-dollaro. «La Bri lascia il progetto non perché sia stato un fallimento o per considerazioni politiche, ma perché siamo stati coinvolti per quattro anni e il progetto è a un livello tale che i partner possono portarlo avanti da soli», ha detto Carstens. «Allo stesso tempo, devo dire che mBridge non è abbastanza maturo per entrare in funzione. Mancano ancora molti anni».
Inoltre il direttore generale della Bri ha sottolineato che «mBridge non è stato creato per soddisfare le esigenze dei Brics» e che «la Bri non opera con alcun Paese, né i suoi prodotti possono essere utilizzati da alcun Paese soggetto a sanzioni. Tutti i membri della banca centrale sono dell’idea che dobbiamo essere attenti alle sanzioni e che qualsiasi prodotto da noi creato non deve essere un canale per violare le sanzioni». Ma il passo indietro della Banca dei Regolamenti Internazionali sembra l’ammissione di un errore. (riproduzione riservata)