Rallentano il passo le borse europee dopo la debole apertura di Wall Street, con il Ftse Mib che praticamente azzera i guadagni e chiude sulla parità (+0,08%). Il lusso continua però a sostenere Parigi (+0,9%), tengono anche Francoforte e Londra (entrambe a +0,5%). A pesare sull’indice milanese il calo di Amplifon (-3%) e le vendite generalizzate, rispetto alla prima parte di seduta, sul risparmio gestito e alcuni big bancari.
Piazza Affari resta sopra la parità (+0,25%) anche dopo l’avvio debole di Wall Street, con il focus degli investitori sui dati macroeconomici in vista della riunione del Fomc della prossima settimana. Il Dow Jones cede lo 0,13%, l'S&P 500 lo 0,43% e il Nasdaq Composite lo 0,37%. L’euro recupera leggermente sul dollaro ma rimane a quota 1,06. Lo spread risale a 178 punti dopo le parole della presidente Bce, Christine Lagarde.
Con i futures di Wall Street che anticipano un avvio positivo (+0,26% quello sul Dow Jones e +0,12% quello sull’S&P500), Francoforte guadagna l’1%, Parigi l’1,62%, Londra lo 0,81% e Milano lo 0,77% a 29.095 punti con Recordati, Ferrari e Moncler tra i migliori. Sotto pressione solo Amplifon (-2,18%). Lo spread Btp/Bund si conferma a 176,4 punti base all’indomani del rialzo dei tassi da 25 punti base da parte della Bce, l’ultimo, secondo la maggior parte degli economisti. La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, tornata a parlare in mattinata, ha detto che un taglio dei tassi d'interesse non è nell'agenda di Francoforte, deludendo alcune attese da parte dei mercati, che scommettevano su un'inversione della politica monetaria restrittiva nella prima metà del 2024. «Non abbiamo deciso, discusso o anche solo pronunciato la parola tagli», ha affermato Lagarde.
L’indice Ftse Mib di Piazza Affari consolida sopra 29.000 punti, segnano un rialzo dello 0,63%, grazie alle banche, Tim e Recordati. Lo spread Btp/Bund scambia a 176,27 punti base (il rendimento del Btp 10 anni sale al 4,4%). A luglio il debito pubblico italiano è aumentato di 10,4 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.858,6 miliardi. L’euro avanza dello 0,20% a 1,066 dollari, effetto dell’ultimo aumento dei tassi della Bce. Mentre l'Istat ha rivisto al ribasso le stime sull'inflazione in Italia ad agosto. Secondo i dati definitivi, l'indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato un aumento dello 0,3% su base mensile e del 5,4% su base annua, in rallentamento dal 5,9% nel mese precedente.
I dati preliminari avevano fissato la crescita allo 0,4% su base congiunturale e del 5,5% su base annua. Una decelerazione che si deve prevalentemente ai prezzi degli energetici non regolamentati (da +7% a +5,7%). Inoltre, il saldo commerciale a luglio 2023 è stato pari a +6.375 milioni di euro (era -460 milioni a luglio 2022) con un deficit energetico (-4.821 milioni) in forte riduzione rispetto all’anno precedente (-11.412 milioni).
Borse europee ben impostate (+0,9% il Dax, +1,11% il Cac40, +0,87% il Ftse100 e +0,65% a 29.060 punti il Ftse Mib, già lo scorso 30 agosto aveva superato la soglia psicologica di 29.000 punti) in avvio di seduta all’indomani del rialzo dei tassi di 25 punti base da parte della Bce, al 4% per i depositi presso la Banca Centrale Europea. Il decimo rialzo consecutivo. «Una decisione che riflette la crescente preoccupazione del consiglio direttivo di fronte al rallentamento del quadro economico e finanziario e alla resilienza dell’inflazione di base», spiega Fabrizio Barini di Integrae Sim, secondo il quale rallentamento della crescita e inflazione persistente contribuiscono a creare uno scenario di stagflazione che pone seri problemi sul tavolo dei banchieri centrali, i quali, sono probabilmente disposti ad affrontare le conseguenze di un deterioramento dei dati economici pur di proseguire la loro battaglia contro l’inflazione. «Christine Lagarde nega questa prospettiva ma il rischio esiste. Il tentativo di mantenere i prezzi nell’Eurozona stabili ad ogni costo potrebbe portare con sé conseguenze ad oggi ancora difficili da calcolare con esattezza. Preoccupazioni che, però, non sfiorano l’umore degli operatori», precisa Barini.
Lo spread Btp/Bund riparte da quota 175,5 punti base con il rendimento del Btp 10 anni in aumento al 4,365%, in attesa della conferenza della presidente della Bce, Christine Lagarde. Secondo Morgan Stanley, lo spread entro fine anno lo spread salirà oltre i 200 punti. Un movimento legato alle preoccupazioni sulla finanza pubblica italiana con una Legge di Bilancio che potrebbe essere finanziata in deficit sino al 6% del Pil, rispetto alle previsioni iniziali del 3/4%. «Il ministro delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, fatica a tenere a bada le richieste dei partiti che sostengono il governo che sperano di guadagnare consenso elettorale con la Legge di Bilancio in vista delle elezioni europee di giugno 2024», aggiunge Barini. «Ma tutto dipende dallo stato di salute della nostra economia. Le stime ufficiali del governo prevedono una crescita dell’1% per il 2023, in netto calo rispetto al 3,7% del 2022, ma comunque superiore rispetto ad altri Paesi europei. Questo dato sconta il difficile percorso di emancipazione del nostro paese dalla sua storica dipendenza energetica dalla Russia, che solo nel 2020 forniva oltre il 50% del carbone, il 40% del gas e il 17% del petrolio consumato in Italia. Aspetto che preoccupa soprattutto in vista del trend che si sta consolidando nel mercato dei vettori energetici».
Sul listino milanese salgono le banche dopo che Forza Italia ha presentato al Parlamento alcuni emendamenti per alleggerire la tassa sugli extraprofitti delle banche decisa dal governo. Gli emendamenti, se approvati, consentiranno agli istituti di credito di dedurre parzialmente l'importo da pagare da Ires e Irap e di esentare le banche più piccole dal pagamento dell'imposta. Prevista anche la richiesta di escludere i titoli di Stato dal calcolo dell'extraprofitto. Nessuna proposta di cambiamento è stata presentata, invece, da Fratelli d'Italia, il partito della premier, Giorgia Meloni, che il 14 settembre ha detto di essere aperta ad alcuni aggiustamenti, mantenendo invariato il target di raccolta "a poco sotto" i tre miliardi di euro. Nel settore, bene Intesa Sanpaolo (+1,15% a 2,5035 euro), promossa a buy da Jefferies. Va contro corrente Mediobanca (-0,20% a 12,24 euro) mentre si va allo scontro tra il board e il primo socio Delfin. Cade dello 0,42% a 17,5 anche Stellantis perché il sindacato dei dipendenti dei tre principali produttori automobilistici americani ha annunciato l'inizio di uno sciopero in tre stabilimenti di produzione, uno per ciascuno dei gruppi: General Motors, Stellantis e Ford. Secondo quanto annunciato dallo United Auto Workers i siti interessati sono gli stabilimenti di assemblaggio a Wentzville (Missouri) per GM, a Toledo (Ohio) per Stellantis e a Wayne (Michigan) per Ford. Meglio tra gli altri industriali Prysmian, in rialzo dell’1,51% a 39,59 euro.
Borse europee attese in rialzo (+0,72% il future sull’Eurostoxx50), in scia a Wall street (future sul Dow Jones +0,24% e sull’S&P500 +0,21%) e ai mercati asiatici, nel giorno delle quattro streghe in cui scadono contemporaneamente quattro tipologie di contratti derivati: futures su indici, opzioni su indici, futures su singoli titoli e opzioni su singoli titoli. La contemporanea scadenza di futures e pozioni su indici e su singoli titoli avviene il terzo venerdì dei mesi finali di ogni trimestre, ovvero marzo, giugno, settembre e dicembre.
In mattinata i riflettori saranno puntati sulla conferenza della presidente della Bce, Christine Lagarde, dopo l'Eurogruppo dove i ministri delle Finanze della zona euro discuteranno la nomina del successore di Fabio Panetta nel consiglio esecutivo della Bce. L’unico candidato proposto per la successione è Piero Cipollone, numero due di Banca d'Italia. Attesa anche la pubblicazione dei rimborsi anticipati relativi alla terza tranche del Tltro. Lo scorso giugno le banche della zona euro avevano aderito ai rimborsi anticipati di fondi Bce per 29,46 miliardi di euro.
Come era nelle attese, ieri, 14 settembre, la Bce ha aumento di ulteriori 25 punti base i tassi di interesse, portando il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali al 4,5%, quello sulle operazioni di rifinanziamento marginali al 4,75% e quello sui depositi presso la banca centrale al 4%. La cosa importante, sottolinea Antonio Tognoli di Cfo Sim, è che il consiglio direttivo «ritiene che i tassi di interesse di riferimento della Bce abbiano raggiunto livelli che, mantenuti per un periodo sufficientemente lungo, forniranno un contributo sostanziale al tempestivo ritorno dell’inflazione al target».
La lettura dei mercati è quella di una Bce che sembra ritenere che i tassi abbiano sostanzialmente raggiunto il picco e che a questo livello rimarranno per tutto il tempo necessario al fine di riportare l’inflazione al 2%. «La nostra interpretazione è diversa: crediamo, infatti, che la Bce voglia capire se effettivamente l’inflazione sarà definitivamente domata», spiega Tognoli, osservando che i mercati non sembra che l’abbiano presa poi tanto male, nonostante la Bce abbia rivisto in peggio le proiezioni macroeconomiche di settembre per l’area dell’euro che vedono l’inflazione media in aumento al 5,6% nel 2023, al 3,2% nel 2024 e al 2,1% nel 2025; una riduzione della crescita economica che nella zona euro è attesa aumentare dello 0,7% nel 2023, dell’1% nel 2024 e dell’1,5% nel 2025, quale effetto dell’inasprimento delle condizioni di finanziamento che stanno avendo un deciso impatto sulla domanda interna e sull’indebolimento del contesto commerciale internazionale. «Negli ultimi tempi, l'indebolimento dei dati economici è stato visto in modo un po' controintuitivo e come un segnale per lo più positivo per le azioni, sia in Europa che negli Usa. Al centro di questa dinamica c’è la convinzione che un indebolimento dell’economia porterà ad un raffreddamento dell’inflazione, che sarà soddisfatto da una politica più accomodante delle banche centrali e da tassi di interesse più bassi», conclude Tognoli.
E allora occhio ancora ai dati nell’agenda macro. Alle 10 l’inflazione ad agosto finale dell’Italia (preliminare: +0,4% mese su mese, +5,5% anno su anno; previsione: +0,4% mese su mese, +5,5% anno su anno), alle 11 la bilancia commerciale totale a luglio (precedente: 7,7 miliardi di euro). Poi alle 14:30 si passa negli Stati Uniti con i prezzi import ad agosto (precedente: +0,4% mese su mese), l’indice Empire Manufacturing a settembre (precedente: -19 punti; consenso: -10 punti). Mentre alle 15:15 è prevista la produzione industriale ad agosto (precedente: +1% mese su mese; consenso: +0,1% mese su mese) e il tasso di utilizzo degli impianti ad agosto (precedente: 79,3%; consenso: 79,3%). Per chiudere alle 16 con l’indice sulla fiducia dei consumatori dell’università del Michigan a settembre preliminare (precedente: 69,5 punti; consenso: 69,5 punti).
In attesa, l’euro recupera terreno sul dollaro, sale dello 0,17% a 1,066. Invece, tra le materie prime, il prezzo del petrolio Wti sale dello 0,77% a 90,85 dollari al barile e del Brent dello 0,74% a 94,39 dollari al barile. Così si avviano a chiudere la terza settimana in aumento. In rialzo dello 0,40% a 1940 dollari l’oncia anche l’oro.
Sul listino milanese attenzione ancora alle banche dopo che Forza Italia ha presentato al Parlamento alcuni emendamenti per alleggerire la tassa sugli extraprofitti delle banche decisa dal governo. Gli emendamenti, se approvati, consentiranno agli istituti di credito di dedurre parzialmente l'importo da pagare da Ires e Irap e di esentare le banche più piccole dal pagamento dell'imposta. Prevista anche la richiesta di escludere i titoli di Stato dal calcolo dell'extraprofitto. Nessuna proposta di cambiamento è stata presentata, invece, da Fratelli d'Italia, il partito della premier, Giorgia Meloni, che il 14 settembre ha detto di essere aperta ad alcuni aggiustamenti, mantenendo invariato il target di raccolta "a poco sotto" i tre miliardi di euro. Nel settore un occhio particolare su Mediobanca perché si va allo scontro tra il board e il primo socio Delfin. Inoltre, è da monitorare Stellantis perché il sindacato dei dipendenti dei tre principali produttori automobilistici americani ha annunciato l'inizio di uno sciopero in tre stabilimenti di produzione, uno per ciascuno dei gruppi: General Motors, Stellantis e Ford. Secondo quanto annunciato dallo United Auto Workers i siti interessati sono gli stabilimenti di assemblaggio a Wentzville (Missouri) per GM, a Toledo (Ohio) per Stellantis e a Wayne (Michigan) per Ford.
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