Milano chiude l'ultima seduta di settimana segnando un rosso del 6,24% a 22.465 punti, seguita da Francoforte (-4,41%), Parigi (-4,97%) e Londra (-3,48%). La guerra in Ucraina è costata finora circa 84 miliardi euro di capitalizzazione a Piazza Affari dalla chiusura di mercoledì 23 febbraio ad oggi. Il Ftse Mib, nello specifico, sta lasciando sul campo più del 10%. A Wall Street invece il Dow Jones è in calo dell'1,34% e l'S&P dell'1,52% mentre il Nasdaq perde il 2,06%.
Il tutto mentre la situazione bellica in Ucraina, anche se Putin ha appena dichiarato di "non avere cattive intenzioni con gli Stati vicini", non sembra annunciare alcuna svolta positiva. Le forze militari russe hanno preso il controllo della centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhia, la più grande d'Europa, dopo una notte di angoscia per i possibili rischi derivanti dal bombardamento dell'impianto. L'Agenzia Internazionale per l'Energia Nucleare (Aiea) afferma che "nessun reattore è stato colpito e non c'è stato nessun rilascio di radiazioni nell'ambiente". Intanto un nuovo round di colloqui tra le due delegazioni dei Paesi in conflitto potrebbero verificarsi già nel fine settimana.
La notizia alla centrale nucleare ha fatto schizzare i prezzi del petrolio che continuano così il loro rally. Il Wti è al momento a 111 dollari al barile in rialzo del 3,79%, mentre il Brent guadagna il 3,10% a 113 dollari al barile. Ancora in crescita il prezzo del lingotto, che adesso tocca i 1.965 dollari l'oncia in rialzo dell'1,51%. Dopo i ribassi delle ore precedenti, i prezzi del gas tornano a puntare verso l'alto e si riportano verso la soglia dei 200 euro al megawattora, toccata brevemente nei giorni scorsi. Nel dettaglio, i contratti Ice Ttf (il riferimento per il mercato europeo) scadenza aprile scambiati ad Amsterdam passano di mano a 188,35 euro al megawattora, in aumento del 17%. Nel valutario oltre al rublo ai minimi storici, a indebolirsi è anche la moneta unica che scende dell'1,35% a 1,09 dollari.
Per quanto riguarda i dati marco, l'economia degli Stati Uniti ha creato 678 mila posti di lavoro nei settori non agricoli a febbraio, battendo nettamente il consenso degli economisti che si aspettavano un aumento di 381 mila unità. Il tasso di disoccupazione si è attestato al 3,8%, meglio di quanto previsto dal consenso degli economisti (3,9%). "I dettagli del report sono rialzisti in quanto la creazione di posti di lavoro rimane solida e il tasso di partecipazione si sta muovendo piu' in alto mentre i salari sono diminuiti, potenzialmente togliendo una certa pressione alla Fed", ha affermato Adam Crisafulli di Vital Knowledge. (riproduzione riservata)