Borse asiatiche sotto pressione, scosse sia dall’aumento dei casi Covid in Cina sia dai pesanti bombardamenti sulla centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhia. Il Nikkei della Borsa giapponese è l’unico ad aver tenuto testa alle vendite, è salito dello 0,16% a quota 27.944,79 punti, seguendo i guadagni di venerdì scorso dei mercati azionari statunitensi. A sostenere l’indice Sumitomo Metal Mining, cresciuta del 3,4%, Yakult Honsha del l'1,4% e Mitsubishi Corp. del 2%.
Invece, il Kospi, l'indice di riferimento della Corea del Sud, è sceso dell’1%, trascinato al ribasso dai titoli della cantieristica navale (Samsung Heavy Industries e Hyundai Heavy Industries) e della chimica. Anche l'indice Hang Seng di Hong Kong è sceso dell’1,70% a causa dell'aumento dei casi di Covid-19 in Cina, il che riduce le aspettative che Pechino si allontani dalla sua politica zero-Covid.
La PBoC ha mantenuto invariati i tassi invariati, come ampiamente previsto dagli economisti. I titoli legati ai consumi sono stati i più venduti. Così lo Shanghai Composite Index è calato dello 0,53% e lo Shenzhen Composite Index dello 0,23%.
La maggior parte delle valute asiatiche è scesa, con lo yuan particolarmente colpito dal fatto che la Cina ha registrato un aumento record dei casi giornalieri di Covid-19, mentre il dollaro ha beneficiato della domanda di beni rifugio anche per i timori di una potenziale escalation del conflitto tra Russia e Ucraina in seguito ai pesanti bombardamenti sulla centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhia. Sono state almeno dieci le esplosioni nella zona, registrate dagli stessi consulenti dell'Aiea, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, presenti nella centrale per monitorare la situazione. Nonostante i danni ingenti, al momento la sicurezza della centrale rimane garantita. Avanti di questo passo, però, prima o dopo potrebbe succedere il disastro. È necessario uno "stop immediato", ha tuonato ieri, 20 novembre, il direttore dell'Aiea, Rafael Grossi, aggiungendo che “le notizie inviate dal nostro team sono estremamente inquietanti. Ci sono state esplosioni nel sito di questa grande centrale nucleare, il che è del tutto inaccettabile. Chi c'è dietro deve fermarsi immediatamente. Come ho detto molte volte, si sta giocando con il fuoco".
Lo yuan è sceso dello 0,5% ai minimi degli ultimi 10 giorni. Tuttavia, le perdite della valuta sono state in qualche modo attenuate dal mantenimento dei tassi di riferimento da parte della People's Bank of China. L'aumento delle infezioni di coronavirus ha visto l'introduzione di nuovi lockdown in diversi centri finanziari, tra cui la capitale Pechino e il centro economico Shanghai. Le nuove misure hanno alimentato il timore che la crescita economica del Paese torni a rallentare dopo una breve ripresa nel terzo trimestre.
I dati pubblicati la scorsa settimana hanno mostrato che la seconda economia mondiale era già in difficoltà a ottobre, preannunciando una maggior debolezza nei prossimi mesi con l'intensificarsi delle misure anti-Covid. Ciò ha controbilanciato l'ottimismo su un possibile ridimensionamento della rigida politica zero-Covid, che è al centro dei problemi economici del Paese quest'anno.
Le preoccupazioni per la Cina hanno fatto tremare le valute di altri Paesi fortemente esposti al commercio con Pechino. Il won sudcoreano ha perso l'1%, mentre il dollaro australiano ha ceduto lo 0,3%. Il dollaro statunitense sale anche nei confronti dello yen (+0,26%) e dell’euro che vale 1,028 (-0,37%). Le prospettive per il dollaro sono state rafforzate anche dai segnali da falco dei funzionari della Federal Reserve la scorsa settimana. I futures di Wall Street preannunciano un avvio in calo (-0,20% quello sul Dow Jones e -0,23% quello sull’S&P500). Il rendimento del Treasury Usa 10 anni scende al 3,795%. Mentre tra le materie prime, il prezzo del petrolio Wti cala dello 0,51% a 79,70 dollari al barile e quello del Brent dello 0,64% a 87,06 dollari al barile a causa delle preoccupazioni per la domanda cinese. Le prospettive nel breve termine per il petrolio sembrano essere peggiorate, ha commentato Tapas Strickland, economista di NAB, notando l'incertezza sulla domanda cinese a causa dell'aumento dei casi di Covid-19. Gli analisti continuano a citare i bassi tassi di vaccinazione tra gli anziani come un grosso ostacolo alla riapertura della Cina, ha aggiunto Strickland. Flette anche l’oro (-0,38% a 1.747 dollari l’oncia). (riproduzione riservata)