Un’inflazione resistente, un’economia ancora robusta, il mercato del lavoro che perde qualche colpo qui e là ma non in maniera sistemica. Sono tutti elementi che stanno facendo rivedere le attese degli economisti sul reale taglio dei tassi negli Usa nel 2024. Il costo del denaro resta per ora nella fascia 5,25%-5,5%.
E nel frattempo, la curva dei rendimenti sul debito statunitense è pienamente invertita, con le emissioni a breve che rendono più di quelle a lunga scadenza. Venerdì 12 aprile il T bond Usa a 1 anno rende infatti il 5,2%, tornato ai livelli di inizio dicembre 2023, prima che la Fed annunciasse tre tagli nel 2024 se l’inflazione calerà secondo le attese. Intanto il T bond Usa a due anni rende il 4,93%, quello a 5 anni il 4,6%, quello a 10 anni il 4,56%.
Per chi fosse interessato a diversificare gli investimenti in portafoglio, avere un T bond a 12 mesi con un rendimento oltre il 5% può essere un’idea da considerare. Per evitare problemi di oscillazione dei prezzi, basta tenerlo fino a scadenza. Il dollaro dovrebbe restare a buoni livelli rispetto all’euro, se si pensa che la Bce giovedì ha annunciato per giugno una prima riduzione del costo del denaro, anche in questo caso inflazione permettendo. Ma i dati nell’Eurozona non sono così brillanti come quelli Usa, quindi è più probabile che una riduzione dei tassi parta da Francoforte fra due mesi.
Intanto, i trader obbligazionari si stanno preparando a vedere sul mercato rendimenti dei titoli del Tesoro Usa a 10 anni che supereranno il 5%, tornando ai livelli dello scorso anno, dal momento che iniziano a calcolare la possibilità che la Fed non avvi alcun taglio dei tassi di interesse nel 2024 dopo gli ultimi dati macro. Se le attese sono quindi di nessun taglio, i mercati tendono a vendere i bond in portafoglio, con l’effetto che il prezzo scende e i rendimenti salgono.
Schroders sta infatti vendendo obbligazioni statunitensi dal momento che l’inflazione più resistente delle attese aumenta il rischio concreto di tassi più alti per un periodo più lungo. Pacific Investment Management si aspetta che la Fed allenti la politica monetaria a un ritmo più graduale rispetto agli altri mercati occidentali, con una possibilità «non trascurabile» che non tagli affatto quest’anno.
Queste mosse sottolineano un rapido cambiamento nel panorama obbligazionario globale, dove solo pochi mesi fa l’opinione più diffusa era quella di di sei tagli da 25 punti base l’uno (0,25%) a partire da marzo. Una bella differenza. Il coro dei ribassisti nel settore obbligazionario si sta facendo più forte dopo che i titoli del Tesoro hanno subito questa settimana la più grande perdita di valore a livello giornaliero da agosto 2022 dopo che l’indice sui prezzi negli Stati Uniti ha battuto al rialzo le previsioni per il terzo mese consecutivo.
«Non credo che un rendimento 5% o più alto sia improbabile per i rendimenti a 10 anni», il commento di Kellie Wood, esperta di reddito fisso per conto di Schroders, a Bloomberg. Il gestore si sta inoltre posizionando sulla «la possibilità che la Fed non tagli affatto quest’anno». La società inglese detiene posizioni ribassiste sulle obbligazioni statunitensi a due, cinque e dieci anni.
Sebbene la maggior parte degli investitori preveda ancora uno o due tagli dei tassi nel 2024, emerge sempre più l’esigenza di proteggersi da uno scenario di zero tagli dal momento che gli ultimi dati statunitensi ritardano il calendario previsto sul taglio dei tassi. Gli operatori di swap scontano ora la prima riduzione del costo del denaro a novembre (dalla precedente previsione si settembre), mentre gestori e banche d’affari di Wall Street, tra cui Goldman Sachs, hanno rivisto le previsioni. «È un'opzione sul tavolo», il commento di Ben Emons, gestore di Newedge Wealth, secondo cui quest'anno non ci saranno tagli dei tassi negli Stati Uniti. «Il rendimento a 10 anni si sta preparando per un completo ritracciamento verso il massimo del 5,30%», aggiunge.
Aberdeen sta cercando di ridurre la durata dei titoli del Tesoro a 10 anni dato che i mercati scontano ora un «contesto di crescita più resiliente», ragiona Ray Sharma-Ong, responsabile multi-asset del Sudest asiatico. In effetti le duration più corte ora rendono di più. (riproduzione riservata)