L’appetito per i green bond è sempre più insaziabile in Europa. La prova è arrivata la scorsa settimana quando l’Ue ha piazzato un'obbligazione verde (scadenza 4 febbraio 2050) di ammontare pari a 7 miliardi di euro e sono piovute richieste per 86,5 miliardi. L’emissione offre un rendimento annuo del 3,339%. A titolo di paragone il Btp (si ricorda che l'Italia ha un rating più basso) scadenza settembre 2050 rende il 4,1% lordo. Ma non è solo il rendimento ad attrarre gli investitori. «I green bond beneficiano di un quadro normativo favorevole, con un impegno crescente per la standardizzazione e la trasparenza del mercato, non solo in Europa, dove lo standard Ue per questa tipologia di obbligazioni è stato pubblicato a novembre 2023, ma anche altrove. Un trend simile dovrebbe favorirne la crescita e ridurre il rischio di greenwashing», sottolinea Anne Grammatico, Associate Director di Scope Ratings. Anche per questo Eiko Sievert, Director di Scope Ratings, si aspetta che l'Unione Europea e i suoi Stati membri continuino le emissioni nei prossimi anni.
La Commissione Europea intende finanziare fino al 30% del NextGenerationEu, ovvero 190,6 miliardi, attraverso l'emissione di obbligazioni verdi, che dovrebbero rendere l'Ue il più grande emittente di obbligazioni verdi al mondo. Ad oggi ha emesso 56 miliardi di green bond, ancora molto al di sotto del target. Solo in Italia, indica Patrice Cochelin, Global Head of Analytical Governance-Sustainable Finance di S&P Global Ratings, l'Unione Europea ha individuato progetti green idonei al finanziamento per un valore di 70 miliardi, più di un terzo del totale individuato in tutta l’Ue (191 miliardi), tra cui massicci investimenti in infrastrutture di trasporto urbano e ferroviario clean e in infrastrutture di adattamento ai cambiamenti climatici. «Germania, Francia, Hong Kong e Italia dovrebbero essere i maggiori emittenti di GSSSB (green, social, sustainable e sustainability-linked bonds, ndr) nel 2024, con oltre la metà delle emissioni globali. In particolare, è probabile che i green bond continuino a rappresentare la stragrande maggioranza delle emissioni di GSSSB», prevede Cochelin.
Dal momento che il cambiamento climatico continua a influenzare le economie, lo sforzo di decarbonizzazione richiederà soprattutto dei cambiamenti nei settori ad alta emissione quali agricoltura, edilizia, industria pesante e trasporti, con la conseguente necessità di ingenti investimenti, prevede Doug Farquhar, Lead Portfolio Manager-Green, Social & Impact Bonds di Goldman Sachs Asset Management, il quale a livello globale si aspetta di assistere a una continua crescita dell'emissione di green bond nel 2024 «con emissioni previste per un valore di 600 miliardi di euro». Di queste, «circa 400 miliardi saranno emesse in Europa, di cui poco più del 50% nei settori corporate, finanziario e delle utility e poco meno in termini di titoli governativi, nazionali e sovranazionali», precisa Christian Zima, gestore del fondo Raiffeisen-GreenBonds di Raiffeisen Capital Management. Dal punto di vista finanziario, «ci aspettiamo una discreta performance dei green bond quest'anno, in quanto le obbligazioni societarie supereranno i titoli di Stato e i rendimenti dovrebbero essere generalmente più bassi entro la fine dell'anno, dato che i risultati economici poco brillanti e il calo dell'inflazione creeranno spazio per le banche centrali che, prima o poi, inizieranno a tagliare i tassi».
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Non scuote, dunque, il mercato Ue la notizia che nello Stato del New Hampshire i Repubblicani hanno presentato una proposta di legge che punta a identificare gli investimenti sostenibili come reato penale. Il motivo è che soggetti istituzionali come i fondi pensione si basano su un mandato fiduciario e quindi hanno l’obbligo di perseguire il rendimento più alto per i propri aderenti. «La proposta di legge del New Hampshire riflette la preoccupazione di alcuni legislatori che gli investimenti Esg possano avere un impatto negativo sulla performance finanziaria dei fondi pensione e, di conseguenza, sulla sicurezza finanziaria dei pensionati», commenta Zima. «La severità delle sanzioni proposte suggerisce una posizione rigida contro ciò che questi legislatori percepiscono come una politicizzazione delle decisioni di investimento. Inoltre, potrebbero ritenere che gli investimenti Esg impongano un particolare insieme di valori o visioni politiche che potrebbero non essere condivise da tutti gli investitori o beneficiari. Noi, come Raiffeisen Capital Management, crediamo che i fattori Esg possano portare a un migliore risultato finanziario a lungo termine. Riteniamo inoltre, a differenza della maggior parte dei repubblicani negli Stati Uniti, che gli investimenti ESG siano in linea con gli interessi della maggior parte degli stakeholder, compresi i lavoratori, le comunità e l'ambiente, e che contribuiscano a ottenere risultati sociali e ambientali positivi».
L'Europa è più di un passo avanti. «I motivi sono tre», spiega David Zahn, Head of European Fixed Income di Franklin Templeton. «Primo, la volontà politica per la riduzione delle emissioni di carbonio è molto alta. Secondo, vi è un'ampia domanda di green bond per sostenere la costante attenzione degli investitori ad aumentare la percentuale di asset investibili in investimenti sostenibili. Terzo, i requisiti di impact reporting da parte degli emittenti di green bond sono solidi in Europa». Quindi Zahn si aspetta che anche quest’anno l'emissione di green bond sia forte «con un gran numero di emittenti corporate. Ciò continuerà a diversificare le opportunità del settore, in quanto un numero sempre maggiore di società porterà i green bond sui mercati. Prevediamo anche un aumento delle emissioni di green bond sovrani, ma in questo caso il numero di emissioni sarà inferiore», precisa l’esperto.
Sicuramente le utility rimarranno il principale emittente di green bond, a giudicare dai recenti collocamenti, secondo Anne Grammatico. Solo in Italia Iren, Erg, Terna, A2A (si veda la tabella in pagina) hanno piazzato con successo obbligazioni verdi. «Già ora alcune utility emettono quasi esclusivamente green bond e i premi per il rischio rispetto al mercato più ampio sono spesso più elevati a causa dell'aumento dell'offerta di questi emittenti, spesso difensivi e con una buona qualità del credito. Ciò offre agli investitori l'opportunità di beneficiare dei premi di rischio e di sostenere i tanto necessari investimenti verdi», afferma Eugen Biller, analista e Portfolio manager di Oddo Bhf Asset Management, ricordando che nel 2023 l'offerta di green bond in euro è cresciuta di oltre 200 miliardi «e ci aspettiamo che la crescita costante continui. Gli emittenti sovrani e sovranazionali, come l'Ue, manterranno probabilmente una presenza più forte nei prossimi anni, ma anche la quota di emittenti societari dovrebbe aumentare». Inoltre, Farquhar si aspetta di assistere a un maggior numero di emissioni da parte del settore industriale, anche se l’euro probabilmente rimarrà la principale valuta, con circa il 70% delle emissioni denominate in euro. «Attualmente le emissioni di green bond sono suddivise in modo relativamente equo tra emittenti corporate e governativi e non prevediamo un grande cambiamento strutturale di questa dinamica nel prossimo futuro». (riproduzione riservata)