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Bond America Latina: 25 occasioni che rendono fino al 14%
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Bond America Latina: 25 occasioni che rendono fino al 14%

09 maggio 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 12 maggio 2025, 11:15

Il Sudamerica beneficia di dazi contenuti, dollaro debole e riforme favorevoli in Argentina e Brasile. Le opportunità di guadagno vanno dal debito sovrano a quello societario, con focus sulle scadenze medio-brevi

L’universo obbligazionario dell’America Latina è abbastanza solido dal punto di vista del rischio rendimento. Tre gli elementi comuni fra i vari Paesi. Il primo, spiega Daniel Moreno, head of global emerging markets debt di Mirabaud Asset Management, riguarda i rendimenti nominali di bond che sono piuttosto elevati rispetto al resto dei mercati emergenti come Europa orientale, Asia e Medio Oriente. Inoltre, nonostante le previsioni di crescita siano state riviste al ribasso, la maggior parte dei Paesi della regione, ad eccezione del Messico, registra un deficit commerciale con gli Stati Uniti.

Effetto dazi Usa limitato

I dazi annunciati da Trump sono moderati (al 10%) rispetto a quelli imposti ai Paesi con surplus commerciali come Cina, Giappone, Corea e Ue e non dovrebbero comportare alcun impatto significativo sull’economia dell’area. Il Messico è l’eccezione, poiché l’80% delle sue esportazioni è destinato agli Stati Uniti, il che lo rende più vulnerabile. Terzo, c’è stato un cambio a livello politico con governi sempre più di centro-destra che promuovono politiche più favorevoli al mercato, come si è visto in Argentina e in Ecuador. Questa tendenza, che potrebbe verificarsi anche in Brasile, Colombia e Cile con le elezioni del 2026, per Moreno può rivelarsi positiva per i mercati finanziari.

Il dollaro debole è un vento a favore

Gioca a favore, a detta di Martin Marinov, gestore azionario Mercati Emergenti di Raiffeisen Capital Management, anche lo spostamento del commercio dalla Cina/Asia all'America Latina, con il Messico che è già stato il maggior beneficiario negli ultimi anni grazie al nearshoring, ossia al progressivo riavvicinamento delle catene di produzione. Al contempo l’indebolimento del dollaro Usa è una buona notizia in quanto riduce la minaccia di inflazione derivante dall’effetto pass-trough delle importazioni più costose e quindi non induce le banche centrali a modificare la politica monetaria in senso più restrittivo.

Molte valute dell'America Latina, indica Edwin Gutierrez, Responsabile Emerging Market Sovereign Debt di Aberdeen Investments, hanno già registrato notevoli guadagni rispetto al dollaro Usa quest'anno: il peso messicano è in rialzo del 6,5% e il real brasiliano dell'8,8%. Alla fine, chiarisce Graham Stock, BlueBay Senior Sovereign Strategist, Emerging Markets di Rbc BlueBay, i principali vincitori saranno i Paesi che riusciranno a conquistare quote di mercato in Cina a scapito dei produttori statunitensi, come i Paesi esportatori di materie prime agricole quali soia, mais, grano e proteine, ovvero Brasile, Uruguay, Paraguay e Argentina. In particolare, precisa Richard Briggs, Portfolio manager Emerging Market Debt di Robeco, il mix di esportazioni di materie prime degli emittenti latinoamericani è diversificato tra agricoltura (impatto limitato dal rallentamento globale), energia (impatto negativo) e rame/metalli (impatto misto).

Rating in miglioramento

L’Argentina ha assistito a un significativo consolidamento fiscale sotto la presidenza di Javier Milei, registrando, per la prima volta da diversi anni, un surplus primario quasi ogni mese di tutto il 2024. Questo ha ridotto i premi di rischio e fatto crescere i prezzi delle emissioni in dollari statunitensi. Le misure adottate dal governo per ridurre l'inflazione e liberalizzare la valuta, insieme al nuovo accordo da 20 miliardi di dollari raggiunto con il Fmi, hanno avuto un impatto molto positivo. Tanto che «l'Argentina potrebbe ottenere un upgrade del rating (attualmente quello di S&P è CCC, ndr), ma il mercato obbligazionario sta già scambiando come se il rating fosse B perché prevede ulteriori upgrade», precisa Moreno. Altri upgrade, prevede Marinov, riguardano Costa Rica, Repubblica Dominicana e Giamaica. La Colombia, invece, avverte Gutierrez, è al centro di notizie negative per un deficit fiscale nel 2024 superiore alle attese. Ed essendo un esportatore di petrolio, la sua bilancia dei pagamenti è vulnerabile a un eventuale calo dei prezzi del greggio. Non si escludono ulteriori downgrade del rating.

Super rendimenti


La capitalizzazione di mercato delle obbligazioni in dollari statunitensi degli emittenti latinoamericani inclusi nell'indice JP Morgan Emerging Market Bond Index è di 440 miliardi di dollari con un rendimento medio dell’8,82%. Stando a questo indice, le emissioni sovrane latinoamericane offrono uno spread interessante non solo rispetto ai titoli del Tesoro Usa, ma anche rispetto ad altri mercati emergenti, spiega Stock. Il sottoindice Latin America, che rappresenta un terzo dell’indice, è scambiato con uno spread di 441 punti base rispetto ai Treasury, mentre il resto dell'indice con uno spread di soli 309 bp. «Il debito pubblico, in particolare in Brasile, è molto liquido, con il mercato obbligazionario brasiliano in valuta locale che è il quarto più grande al mondo», nota Moreno. Il Brasile, insieme al Messico, domina anche il settore del debito societario.

La redditività massima, guardando la tabella sotto, si ottiene puntando su bond denominati in valuta locale mentre, mediamente, le obbligazioni in dollari pagano meno ma sono anche meno rischiose. Interessante anche l’offerta di corporate bond, dove il rischio specifico è ancora più elevato. Attenzione al rating, dove lo spartiacque è sempre rappresentato dal livello BBB. Un occhio ai rendimenti: quelli dei titoli sovrani sono in media dell’8% in Messico e del 6,7% in Brasile, mentre quelli societari variano dal 5% al 10% a seconda della qualità del credito e della duration. I rendimenti dei titoli in valuta locale sono ancora più elevati: il 14% in Brasile, il 10% in Messico e il 12% in Colombia. Poiché l’inflazione è in calo in questi Paesi, essi offrono alcuni dei tassi di interesse reali più elevati al mondo.

Selettività sui bond corporate

La favorita degli esperti per quanto riguarda il debito sovrano in dollari statunitensi è l’Argentina. Invece, per quanto riguarda il debito in valuta locale, il Brasile si distingue con rendimenti del 14% e un’inflazione del 5,5%, offrendo il rendimento reale più elevato della regione. Quanto al debito corporate offre alcuni dei rendimenti medi più elevati degli ultimi 15 anni, con le obbligazioni investment grade che rendono poco meno del 6% e quelle high yield l’8,75%. Società interessanti si trovano nel settore delle compagnie aeree o in quello della carne in Brasile. Marinov trova interessanti le società meno esposte ai dazi statunitensi nei settori immobiliare e della carta e cartone. C’è anche l’aspetto della sostenibilità, che può far propendere l’investitore per le obbligazioni sovranazionali.

Scadenze medio-brevi

Per il debito in valuta locale in Brasile, i rendimenti alti consentono di non assumere rischi di duration elevati; sono sufficienti obbligazioni con scadenza a 2-4 anni. Per il debito denominato in dollari Usa, la situazione è più complessa a causa dell'incertezza sui rendimenti a lungo termine. Con l’irripidimento della curva dei rendimenti Usa, la scadenza ottimale sia per il debito corporate sia per quello sovrano è compresa tra 5 e 7 anni. Offre, infatti, buoni rendimenti senza rischi eccessivi. «Nella nostra strategia Emd in valuta locale, privilegiamo l’esposizione alla duration in Brasile e Messico, ma con copertura valutaria. Il rallentamento della crescita globale dovrebbe favorire entrambi», consiglia Briggs. «In Brasile, la politica monetaria restrittiva dovrebbe lasciare spazio a tagli dei tassi prima di quanto previsto dal mercato. I tassi messicani tendono a seguire da vicino quelli statunitensi e dovrebbero rimanere sostenuti. Apprezziamo anche l’esposizione al Cile e al Perù. Siamo più cauti sulla Colombia».

(riproduzione riservata)



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