Bollicine d’Italia. Le 10 bottiglie per un brindisi Mosso con Brio
Prosecco e Trentodoc, Franciacorta e Oltrepò, le bollicine tricolori vincono all’estero e in casa. Ecco dieci etichette per fare festa
Per la prima volta nel 2023 l’Italia ha battuto la Francia Oltreoceano nel mercato degli sparkling wines. Un sorpasso storico che segna un cambiamento al vertice a livello americano e, ancora più in generale, il trend internazionale che si conferma mosso con brio per il comparto italiano. Certo, molto è dovuto alla parola magica «prosecco» che, grazie alla contagiosa diffusione dell’aperitivo all’italiana in ogni angolo del globo, è diventata quasi più internazionale di pizza e spaghetti. Ma l’effervescenza delle bollicine italiane all’estero è confermata dai dati dell’Osservatorio UIV presentati in occasione del Vinitaly Usa che si è svolto a metà ottobre a Chicago. Numeri che hanno raggiunto record storici: 936 milioni di bottiglie vendute nel 2023, le esportazioni quasi triplicate negli ultimi dieci anni, registrando una crescita del 351% soltanto negli Stati Uniti, per 500 milioni di euro complessivi.
Negli Stati Uniti le bollicine tricolori rappresentano oltre un terzo del mercato (il 35%) e per la prima volta c’è stato il sorpasso con i cugini della Champagne sia per volume sia per valore. C’è da brindare, insomma. E il valore cresce in maniera esponenziale come ha dimostrato la presentazione del progetto Alma Assemblage 1 a doppia firma di Francesca Moretti, enologo di Bellavista, e Richard Geoffroy, già chef des caves di Dom Pérignon che, dice viene «da una famiglia che da otto generazioni lavora in Champagne», ma grazie ai Moretti si è innamorato della Franciacorta.

Tre cuvée, Alma Assemblage 1, Rosé e Non Dosato, che prendono il via dalla vendemmia 2021, segnano l’inizio di una nuova era per l’azienda fondata da Vittorio Moretti, nel 1977. Il progetto lega terra, vigna e cantina nel superare ogni dogma e preconcetto. È un approccio sartoriale alle 129 parcelle scelte e trattate singolarmente per restituire, poi, 91 vini base protagonisti della delicata fase dell’assemblaggio. Perché l’unico principio valido resta la volontà di restituire l’anima di ogni vendemmia e, allo stesso tempo, il vero Sense of Place.

L’universo delle bollicine italiane è variegato come è nella cifra distintiva del Paese dei mille campanili. A differenza della granitica compattezza del Comité Champagne, qui l’individualità di territorio e terroir plasmano le diverse denominazioni che coprono tutto l’arco alpino, dal Piemonte al Friuli-Venezia Giulia, dall’Alta Langa alla Franciacorta, dall’Oltrepò Pavese a Trentodoc, fino ad arrivare ad Asolo e Conegliano Valdobbiadene, ormai universalmente note, appunto, come le terre del Prosecco. Ma ciascuna con le sue differenti caratteristiche ben definite come ben sanno in Villa Sandi. Dietro l’etichetta, guidata da diverse generazioni della famiglia Moretti Polegato, patron del brand di moda Geox, ed esportata in 110 Paesi nel mondo, ci sono sei tenute che si estendono tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, ciascuno con la propria identità come La Rivetta, vigneto nel cuore di quella a micro-zona d’eccellenza tra Conegliano e Valdobbiadene che si chiama Cartizze ed è sinonimo d’eccellenza, come si è imparato a dire persino nei Paesi anglofili restii alle lingue straniere.

Proprio il Superiore di Cartizze è la perla della produzione di Foss Marai, che rappresenta l’eccellenza del territorio e dell’ampia produzione della cantina: extradry, brut, extrabrut e dosage zero. Il Prosecco di Valdobbiadene Superiore Docg Foss Marai fa un lungo viaggio dalle vigne in territorio Patrimonio Unesco delle Dolomiti, fino alle bollicine premiate nei concorsi. In mezzo ci sono due generazioni della famiglia Biasiotto, unite dal comune denominatore: tradizione e colpi di genio, come quella del vetro «mille righe». La lavorazione solca l’intera bottiglia e veste gli spumanti di pregio della casa, suggestione nata dalla frequentazione dei maestri Venini a Venezia e suggello identitario del vino d’autore.
Si ispira ai quattro elementi naturali, terra, aria, acqua e il fuoco del Sole il Quartese Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, una Limitless Edition di Ruggeri, brand nato e coltivato da cinque generazioni dei Bisol che, dal 2017, fa parte del colosso tedesco Rotkäppchen-Mumm grazie alla visione comune di progetti e valori. Altro esempio della capacità di attrazione di vini e vigneti italiani all’estero ed è in buona compagnia.

Nome storico del Prosecco, Valdo celebra il suo centenario nel 2026. Il marchio, acquisito dalla famiglia Bolla nel 1938, è tra i big player internazionali, posizione consolidata l’anno scorso grazie all’accordo di distribuzione negli Stati Uniti con C. Mondavi & Family, tra i più noti brand del vino mondiale, posizionandosi nella sua homepage tra le prime cantine della Napa Valley e i grandi vini di Bordeaux.

Merito per la diffusione all’estero delle bollicine italiane, non solo come numeri ed export ma anche nell’immaginario collettivo, ce l’ha anche il Trentodoc, uno tra tutti lo spumante con cui si brinda in Formula 1: una bottiglia formato Jéroboam di Ferrari è salita sul podio per brindare ai vincitori di ogni gara dalla stagione 2021 fino a quest’anno grazie all’accordo firmato dai Lunelli con il ceo del circuito.

E ogni anno il duello tra Trento e Franciacorta è anche la sfida che più anima la super-classifica dei vini mossi italiani di Gentleman che ottiene incrociando i risultati delle cinque guide che prendono in considerazione e giudicano tutte le etichette. Quest’anno è stato un testa-a-testa appassionante tra i due territori ma senza cedere lo scettro del vincitore a terzi incomodi.

Le due etichette che si sono giocate il primo posto, praticamente alla pari divise solo da mezzo punto, sono state proprio la Riserva del Fondatore di Ferrari e la Riserva Annamaria Clementi di Ca’ del Bosco. Il Franciacorta top di gamma della cantina di Erbusco che, fin dal 1989, il fondatore Maurizio Zanella ha dedicato alla madre, per il sostegno e la fiducia che gli ha dato nel creare il suo Metodo Classico in una zona vocata fino ad allora soltanto al vino rosso.

A chiudere il podio della superclassifica c’era un altro Trento Brut 976 Riserva del Fondatore Letrari, nome che affonda le radici nella storia del vino trentino fin dalla metà del ‘600 e che, negli anni 60-70, con Leonello Letrari scrive il nuovo capitolo imprenditoriale con incipit gli spumanti di pregio, oggi affidata alla figlia, Lucia, enologo come il padre, che porta avanti l’azienda con il fratello Paolo Emilio.

Altra storia di famiglia, ma più recente, è quella della cantina Moser, non si tratta di omonimia, è stata fondata nel 1979 proprio dal campione di ciclismo, gloria nazionale, Francesco Moser con il fratello Diego, che oggi hanno passato la mano alla seconda generazione, Carlo e Matteo, enologo. Tracce Riserva 2011, è la nuova quinta referenza Trentodoc dell'azienda, sempre a base di Chardonnay coltivato a Maso Warth.

Recente, eppure legato a una storia secolare, è il 1865 Metodo Classico di Conti Vistarino fortemente voluto da Ottavia e dedicato alla memoria del suo antenato, il conte Augusto Giorgi di Vistarino, il primo a importare dalla Francia il Pinot Nero nella sua tenuta dell’Oltrepò Pavese. Perché spesso le grandi rivoluzioni in Italia si fanno così, puntano al futuro con i piedi ben radicati in vigne secolari. In un passaggio generazionale di tradizioni e savoir faire da celebrare con un brindisi. (Riproduzione riservata)
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