Bilancio positivo per i vini italiani
Guadagno medio del 20,35% per le 21 bottiglie toscane e piemontesi
La tabella di questa settimana raccoglie le quotazioni più interessanti ottenute nel 2018 dai vini italiani che non erano stati presi in esame nelle settimane precedenti, confrontandole ove possibile con quelle del 2017. E possibile, questo confronto, lo è per 21 bottiglie (17 in tabella) prodotte da sette aziende diverse in due regioni: 15 in Toscana e 6 in Piemonte. Come è facile verificare in tabella, un panorama così ricco di risultati differenziati è stato reso possibile dalle aste che da qualche anno si svolgono ormai regolarmente anche in Italia: è soprattutto grazie a esse che possono salire alla ribalta vini che all’estero compaiono solo sporadicamente. Il panorama che compongono ha un solo difetto: è la somma di risultati molto frazionati, per cui sarebbe un errore attribuire un significato certo prendendoli in esame uno per uno. Lo testimoniano clamorosamente i vini firmati Gaja: la perdita registrata complessivamente dai Darmagi, che ha il culmine nel -45% dell’annata 1985, per esempio, farebbe temere un crollo di prezzi per suoi vini, che è invece clamorosamente smentita dalle quotazioni del Gaia e Rey, cresciute addirittura del 71%. Tutti insieme, invece, i risultati che compaiono in tabella sono sicuramente indicativi dell’atteggiamento che i collezionisti hanno manifestato nel 2018 nei confronti dei vini italiani. I conti sono presto fatti: complessivamente, le 21 bottiglie, che nel 2017 si potevano avere per 2.342 euro, ne valgono adesso 2.819, cioè il 20,35% in più. (riproduzione riservata)
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