Ci sono voluti otto anni e le sentenze del Tribunale e della Corte Ue. Alla fine la Commissione Europea ha riconosciuto di aver sbagliato nel considerare come un aiuto di Stato illegale l’intervento preventivo del Fitd (Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi) nel salvataggio di Banca Tercas. La decisione ha complicato non solo quella vicenda ma anche le crisi bancarie successive. In Italia lo Stato non aveva sostenuto il settore a differenza di quanto accaduto negli anni precedenti nel resto d’Europa, in primis in Germania. Poi la Commissione a partire dal 2013 ha stretto le maglie sui fondi interbancari. Il Fitd però era ed è alimentato con contributi delle banche, quindi non pubblici. Per anni le crisi erano state affrontate con il fondo interbancario a costi minimi (tutti a carico del settore) e con un impatto insignificante per i correntisti. Tutto è cambiato da dicembre 2015 con la decisione Ue su Tercas.
La mossa della direzione Concorrenza della Commissione, guidata da Margrethe Vestager, era apparsa da subito inspiegabile a Fitd, Abi, Mef, Banca d’Italia, legali ed esperti. Ma i tempi della giustizia anche in Europa sono lenti. Perciò, invece del sistema di salvataggio fino ad allora efficace, nelle crisi l’Italia ha dovuto applicare (per prima in Europa) le procedure Ue, ovvero le risoluzioni. Così è stato per le quattro banche regionali Banca Marche, Cassa di Ferrara, CariChieti e Popolare dell’Etruria.
Le risoluzioni però hanno imposto svalutazioni ingenti sui crediti deteriorati degli istituti e si sono rivelate molto più costose, con danni per miliardi di euro (ora però è difficile chiedere rimborsi alla Commissione perché è di fatto impossibile dimostrare il dolo). Inoltre le perdite sui titoli subordinati hanno causato instabilità sul settore che ha coinvolto anche le banche sane. Tutto il contrario di quanto avveniva negli anni precedenti e di quanto sarebbe accaduto impiegando sin da subito le risorse del Fitd in modo preventivo.
Per anni l’Italia e tutti gli altri Paesi europei (Germania inclusa) hanno fatto il possibile per non applicare il bail-in, temendo i rischi per la stabilità finanziaria. Solo le sentenze del Tribunale Ue e della Corte di Giustizia hanno riabilitato l’uso dei fondi interbancari. Nel marzo 2019, in seguito al ricorso presentato dall’Italia e dal Fitd, il Tribunale ha annullato la decisione della Commissione del 2015. I giudici hanno ritenuto che la Commissione non avesse sufficientemente dimostrato che la decisione del Fitd di sostenere Banca Tercas fosse imputabile all’Italia. Nel marzo 2021 la Corte di Giustizia ha confermato la sentenza del Tribunale.
Negli anni l’esperienza italiana ha messo sotto gli occhi di tutta Europa gli errori commessi nella gestione Ue delle crisi bancarie. L’impiego dei fondi interbancari è diventato nel frattempo il pilastro delle nuove procedure di risoluzione proposte dalla Commissione Ue. Già questa era stata una prima evidente ammissione di colpa, seppure implicita. Ieri Bruxelles ha scritto a chiare lettere che «la Commissione ha riesaminato il caso in base alle sentenze degli organi giurisdizionali europei e ha concluso che il sostegno concesso dal Fitd a Banca Tercas non era imputabile all’Italia e quindi non costituiva un aiuto di Stato illegale». Parole che non cancellano l’errore commesso e le conseguenze per banche, investitori e risparmiatori. Nei giorni scorsi il presidente dell’Abi Antonio Patuelli al Corriere si era detto «stupefatto» per la candidatura alla presidenza della Bei di Vestager che nei giorni scorsi si è autosospesa dall’incarico (c’è chi ha notato la coincidenza temporale con il comunicato di ieri). Il cammino per la Bei è comunque in salita per Vestager, così come per l’ex ministro dell’Economia Daniele Franco. La favorita è la spagnola Nadia Calviño, ancora di più dopo la probabile nomina della tedesca Claudia Buch (e quindi non della spagnola Margarita Delgado) come presidente della Vigilanza Bce. In ogni caso la vicenda Tercas resterà una pagina nera per Vestager e per la Commissione Ue. (riproduzione riservata)