La Bce mette ancora in secondo piano i rischi sulla crescita e vara un aumento dei tassi dello 0,25% con l’obiettivo di «rinforzare i progressi» sull’inflazione. In questo modo Francoforte vuole mettersi al sicuro sul carovita ma sceglie di prendere subito una medicina di cui potrebbe non aver bisogno, e che potrebbe rivelarsi dannosa per il pil. Il consiglio direttivo si è diviso: la decisione è stata presa con una «solida maggioranza», ha detto la presidente Christine Lagarde, precisando che alcuni membri avrebbero preferito una pausa. Il rialzo desiderato dai falchi è stato comunque accompagnato da un messaggio da colomba che ieri ha rassicurato i mercati: se l’economia si muoverà nei prossimi mesi secondo le attese, allora non ci saranno ulteriori aumenti. Così il decimo rialzo consecutivo, quello che ha portato i tassi al punto più alto della storia dell’euro (al 4% quelli sui depositi), dovrebbe essere l’ultimo. Piazza Affari ha guadagnato l’1,37% e i rendimenti dei titoli di Stato sono calati, anche perché ieri non sono state discusse dal consiglio modifiche su bilancio e reinvestimenti di titoli.
La Bce ha precisato che l’attuale livello dei tassi sarà mantenuto per un tempo «sufficientemente lungo» tale da garantire «un contributo sostanziale al ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo» del 2%. Salvo stravolgimenti nello scenario macro, la discussione passerà così dal livello dei tassi alla loro durata al 4%. Ma la Bce, per quanto abbia rivisto in modo significativo le stime sulla crescita di giugno (apparse sin da subito troppo ottimistiche), resta ancora adesso più fiduciosa sul pil della maggior parte degli economisti. Questo potrebbe anticipare un taglio dei tassi (ieri escluso nel breve termine da Lagarde), soprattutto se si materializzeranno i rischi che la stessa banca centrale ha evidenziato.
Nonostante la stretta, l’euro è calato ieri in modo netto (a 1,06 dollari), un indice dei maggiori timori sul pil. «A dicembre la Bce potrebbe dover rivedere le proiezioni sulla crescita al ribasso ancora in modo significativo», ha osservato Citi, che ora prevede un taglio dei tassi anticipato (a partire da giugno 2024, non più da settembre 2024) e più veloce (fino al 3% a fine 2024 invece che al 3,5%). Già tra nove mesi, come stimato anche da Unicredit e Bnp Paribas, potrebbe iniziare un ciclo di tagli.
Ci sono alcune ragioni per cui il pil potrebbe aumentare meno delle attese della banca centrale. Le proiezioni Bce di ieri non hanno incluso l’ultima correzione di Eurostat che ha abbassato la crescita dell’Eurozona del secondo trimestre dallo 0,3 allo 0,1%. Inoltre secondo Francoforte i rischi sulla crescita sono «orientati al ribasso». Peserà in particolare la trasmissione della politica monetaria al credito a famiglie e imprese che Lagarde ha riconosciuto essere «più veloce e più forte che in passato». Già ora i prestiti alle aziende stanno scendendo in modo rilevante (-4% in Italia). L’ulteriore stretta creditizia, dovuta anche al pieno effetto dei rialzi passati, potrebbe aggravare la debolezza economica nei prossimi mesi, compromettendo anche la fiducia di Francoforte nella ripresa nel 2024.
Come è stato motivato allora l’aumento dei tassi? Lagarde ha ricordato i progressi sull’inflazione, dimezzata al 5,3% rispetto al 10,6% di ottobre, ma li ha ritenuti «non soddisfacenti». L’ultima stretta è dovuta in gran parte al rialzo dell’inflazione attesa nel 2024 (dal 3 al 3,2%), proprio il dato fatto trapelare da qualcuno alla vigilia del consiglio. Ma l’incremento nelle proiezioni è dovuto ai prezzi dell’energia ed è arrivato assieme a un calo delle attese nell’inflazione core, oltre che di quella complessiva nel 2025 (sarà all’1,9% alla fine di quell’anno). Perciò Bnp Paribas ha detto di non vedere i dati sull’inflazione come ragione «convincente» per il rialzo dei tassi. Unicredit ha ricordato che ieri era l’ultima occasione per i falchi prima del calo atteso del carovita. Berenberg ha evidenziato la maggiore chiarezza per i mercati ma anche che «per l’economia l’aumento extra può avere importanza». (riproduzione riservata)