L’inflazione nella zona euro potrebbe scendere più rapidamente di quanto la Banca Centrale Europea avesse previsto il mese scorso grazie al calo dei costi dell’energia che continuano a influenzare una gamma più ampia di prezzi. Con queste parole torna a parlare di carovita il governatore uscente di Banca d’Italia, nonché membro del Consiglio di Francoforte, Ignazio Visco.
«Mentre le misure di inflazione core restano ostinate, si prevede che i prezzi più bassi per le materie prime, compreso il gas naturale, avranno un impatto crescente», ha sottolineato Visco parlando in India in occasione della riunione del G20. «Stiamo osservando anche una sostanziale riduzione dei prezzi dell’energia», ha ribadito il membro del board, «e dobbiamo aspettarci che questo si veda anche nell’inflazione di fondo nei prossimi mesi, sicuramente entro la fine dell’anno».
Quanto all’obiettivo di Francoforte di riportare sotto controllo l’aumento dei prezzi, «la Bce prevede che entro la fine del 2025 l’inflazione tornerà al 2%», ha ricordato Visco, «la mia impressione è che potrebbe essere più veloce».
Stando a quanto già comunicato dalla stessa presidente della Bce, Christine Lagarde, il board di Francoforte è pronto ad aumentare i tassi di interesse di altri 25 punti base nella prossima riunione del 26 luglio. Ciò che non è chiaro, però, è se questo segnerà la fine del loro viaggio o se la più dura campagna di inasprimento nella storia della banca centrale continuerà anche al successivo incontro programmato a settembre.
La maggior parte degli economisti ritiene probabile un ulteriore rialzo dei tassi di 25 punti base anche a settembre. Una mossa che porterebbe il tasso sui depositi al 4% dal 3,5% attuale. Mentre i membri più falchi del Consiglio hanno suggerito che gli aumenti dovrebbero estendersi fino all’autunno, altri temono i danni che una stretta «eccessiva» possa avere sull’economia della zona euro. «C'è il rischio di fare troppo e penso che dobbiamo stare attenti», ha detto Visco, ribadendo la sua posizione. «C’è anche il rischio che possiamo fare troppo poco, quindi dobbiamo essere equilibrati e dobbiamo decidere sulla base delle informazioni in arrivo».
Proprio nella giornata di lunedì 17 luglio il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, ha riferito, ai microfoni di Bloomberg, che si aspetta un altro aumento questo mese e che qualsiasi mossa a settembre dipenderà dai dati. I banchieri restano, infatti, particolarmente preoccupati per l’inflazione di fondo, che è stata più vischiosa del previsto. Il dato sulla componente core è salito al 5,4% il mese scorso e la Bce continua a prevedere che rallenterà al 2,2% solo nel quarto trimestre del 2025.
In conclusione Visco, che andrà in pensione entro la fine dell’anno, si è detto fiducioso che Francoforte possa svolgere il suo compito senza innescare una recessione economica. «Non credo che abbiamo di una recessione», ha detto Visco. «Possiamo proseguire nel percorso disinflazionistico riuscendo comunque ad evitare che l’economia entri in recessione. Su questo dobbiamo stare attenti». (riproduzione riservata)