La Banca centrale europea potrebbe non avere ancora concluso il ciclo di rialzi dei tassi di interesse. A dirlo sono due membri del consiglio direttivo della Bce, l’austriaco Robert Holzmann e l’olandese Frank Eldersonm, due falchi all’interno del board, più propensi ad una stretta monetaria.
Elencando i fattori che rischiano di frenare la discesa dell’inflazione, tra cui il prezzo del petrolio e i negoziati sui salari, Holzmann non ha escluso un ulteriore inasprimento della politica monetaria nei prossimi mesi: «Ci sono shock che potrebbero costringerci a salire», ha detto martedì 26 settembre a un evento di Bloomberg, aggiungendo che «l’inflazione deve essere tenuta sotto controllo».
Allo stesso modo Elderson, rispondendo a una domanda di Market News International, ha detto che i tassi «non necessariamente» hanno raggiunto il livello massimo. «C’è ancora molta incertezza», ha commentato, «ecco perché prendiamo queste decisioni riunione per riunione».
A settembre la Bce ha aumentato i tassi di 25 punti base, portandoli al 4,5-4,75% (4% il deposit facility). Una decisione che ha differenziato la Banca centrale europea dalla Federal Reserve americana che ha lasciato i tassi invariati al 5,25-5,5% la scorsa settimana ma ha avvertito che entro la fine dell’anno è atteso un nuovo rialzo per frenare l’inflazione.
Gli scenari dei due continenti sono però diversi: negli Stati Uniti l’inflazione ad agosto si è attestata al 3,7%, in crescita dal 3,2% di luglio; nell’Unione europea la crescita dei prezzi nello stesso mese è stata del 5,2%, in lieve calo dal 5,2% di luglio ma ancora lontana dall’obiettivo del 2%.
Il prossimo meeting sulla politica monetaria della Bce è in programma il 26 ottobre. Nelle settimane a venire gli occhi saranno quindi puntati sullo stato di salute dell’economia europea: se dovesse dare segnali di cedimento, la Bce potrebbe considerare una pausa nei rialzi dei tassi. Anche se la presidente Christine Lagarde ha già messo in chiaro che i costi di finanziamento rimarranno elevati per tutto il tempo necessario a contenere i prezzi.
I primi dati nazionali sono attesi domani, giovedì 28 settembre e gli analisti prevedono un rallentamento significativo della Germania. Venerdì 29 l’Eurostat pubblicherà invece i dati relativi all’area euro. (riproduzione riservata)
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