L’economia della zona euro naviga in acque agitate. Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, la crescente instabilità geopolitica in Medio Oriente e l’ondata di protezionismo che si sta diffondendo a livello globale stanno rimodellando profondamente le prospettive economiche anche dell’Eurozona. A questi elementi si aggiungono dinamiche interne al blocco complesse, dove i segnali di ripresa si scontrano con nuove fragilità. A fotografare la situazione è l’ultimo bollettino economico della Banca Centrale Europea di giugno che mette in evidenza rischi, tendenze e punti di tenuta di un sistema economico sotto pressione.
Nel primo trimestre del 2025, l’economia dell’area dell’euro ha sorpreso positivamente con una crescita dello 0,6% su base trimestrale, trainata dall’anticipo delle esportazioni verso gli Stati Uniti. Al netto del contributo eccezionale dell’Irlanda, la crescita si attesta allo 0,3%. Il commercio netto, i consumi privati e gli investimenti hanno sostenuto l’espansione, mentre le scorte hanno avuto un impatto marginale. Tuttavia, i segnali più recenti indicano un rallentamento per il secondo trimestre, legato all’esaurimento dell’effetto anticipazione, al rallentamento dei servizi e all’apprezzamento dell’euro.
Sull’economia del blocco, come sulle altre a livello mondiale, incombono i dazi imposti dall’amministrazione Donald Trump. Dopo alcuni, seppur temporanei, effetti positivi di un aumento della produzione derivante dall’anticipazione delle esportazioni nel primo trimestre, nei prossimi mesi le tariffe più elevate potrebbero esercitare forti effetti negativi sul comparto manifatturiero rispetto ad altri settori dell’economia, secondo la Bce. Inoltre, a penalizzare il settore sono anche i recenti sviluppi in Medio Oriente, che hanno accresciuto l’incertezza geopolitica, e l’apprezzamento dell’euro.
A giugno 2025, l’inflazione dell’area dell’euro ha registrato un lieve aumento, salendo al 2% rispetto all’1,9% di maggio. Un incremento legato principalmente ai prezzi dell’energia, mentre l’inflazione alimentare è calata.
Guardando ai prossimi mesi, Francoforte vede prospettive d’inflazione più incerte del consueto, per effetto della volatilità dello scenario delle politiche commerciali a livello mondiale. Il carovita potrebbe risultare inferiore se dazi più elevati inducessero una minore domanda di esportazioni dell’area dell’euro e un reindirizzamento verso l’area delle esportazioni provenienti da paesi con eccesso di capacità produttiva. Le tensioni commerciali potrebbero determinare maggiore volatilità e avversione al rischio nei mercati finanziari, gravando sulla domanda interna e riducendo quindi l’inflazione.
Al contrario, l’inflazione potrebbe risultare superiore se la frammentazione delle catene di approvvigionamento mondiali spingesse al rialzo i prezzi all’importazione e aumentasse i vincoli di capacità nell’economia interna. Anche un incremento della spesa per difesa e infrastrutture potrebbe far aumentare l’inflazione nel medio termine.
L’impatto sul bilancio delle nuove misure di spesa per la difesa annunciate a partire da metà febbraio, incorporate nello scenario di base delle proiezioni formulate dagli esperti dell’Eurosistema a giugno 2025, ammonta allo 0,6% del pil (in termini cumulati) per il periodo 2025-2027. Su base annua, la spesa aggiuntiva dovrebbe aumentare nel tempo fino a raggiungere lo 0,3% del pil nel 2027.
Gli esperti evidenziano, inoltre, che la nuova spesa è ascrivibile a otto paesi dell’area, con la maggior parte proveniente dalla Germania. Ciò fa aumentare in misura significativa gli importi già incorporati nello scenario di base a partire dal 2022. Oltre alla spesa per la difesa nazionale, le nuove misure includono il sostegno alla difesa per l’Ucraina: lievemente al di sopra dello 0,2% del pil in termini cumulati nel periodo 2025-2027. Un dato che secondo le stime non ha un impatto macroeconomico diretto sulle economie del blocco. (riproduzione riservata)