Il taglio dei tassi di interesse di giugno della Banca Centrale Europea è «un fatto compiuto ammesso che non ci siano sorprese da qui ad allora». A confermare ancora una volta questa prospettiva è il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos, secondo cui: «ciò dipenderà, ad esempio, dall’evoluzione dei dati, dalla situazione geopolitica e dal potenziale impatto sui prezzi del petrolio». «Dovremo inoltre monitorare l’andamento dei salari e della produttività. E dovremo tenere conto di ciò che sta accadendo negli Stati Uniti, dove l’inflazione è più elevata. Il livello di incertezza rende molto difficile dirlo».
Parlando a Le Monde rispetto al futuro della politica monetaria però il vice-presidente invita alla cautela. «Per quanto riguarda ciò che accadrà in seguito, sono propenso a essere molto cauto», ha detto il banchiere centrale.
Quando alle differenze possibili nelle politiche monetarie tra Bce e Fed, De Guindos ha spiegato che «l’economia statunitense è la più grande economia del mondo. Ciò che decide la Federal Reserve è cruciale non solo per gli Stati Uniti, ma anche per l’economia globale, che interessa anche l’area euro. Il tasso di cambio euro-dollaro potrebbe essere uno dei canali attraverso i quali si avrà un impatto». «Non abbiamo un obiettivo sul tasso di cambio, ma dobbiamo tenere conto dell’impatto dei movimenti del tasso di cambio», ha aggiunto il vicepresidente, «i flussi di capitale sono un altro canale significativo. Se i rendimenti a lungo termine negli Stati Uniti diventeranno molto più alti che nel resto del mondo, attireranno capitali».
«Inoltre, le preoccupazioni per gli Stati Uniti potrebbero essere trasmesse attraverso le aspettative dei mercati finanziari, che attualmente scontano un perfetto processo di disinflazione, con un atterraggio morbido per l’economia, un calo dell'inflazione, tassi di interesse più bassi» ha detto de Guindos. Che ha continuato «Se dovesse succedere qualcosa di spiacevole, potremmo assistere a un aumento della volatilità e a una correzione dei prezzi che potrebbe estendersi alle banche europee». (riproduzione riservata)