Barolo e Barbaresco, male i magnum
Le tredici bottiglie hanno perso mediamente poco meno del 40% nel 2019. Monfortino del 1985 e 1990 ha perso più del 61%
Questa settimana l’attenzione è puntata sulle quotazioni spuntate alle aste del 2019 dalle bottiglie formato magnum di Barolo e Barbaresco, poste a confronto con quelle registrate nel 2018. Il confronto risulta possibile per tre magnum di Barbaresco di due produttori diversi e per otto di Barolo con sei etichette differenti. Completano il confronto altre due magnum: una di Barbera d’Alba prodotta da un’azienda barolista, la Giacomo Conterno, e una di Carmenère che proviene invece dal Trentino, dalla Tenuta San Leonardo. Un simile frazionamento impedisce ovviamente di trarre indicazioni valide per ogni singolo produttore, mentre è significativo che queste eterogenee 13 bottiglie da un litro e mezzo abbiano perso complessivamente nel 2019 poco meno del 40% del valore che avevano nel 2018 pur esibendo un bilancio apparentemente in perfetta parità fra sei aumenti, sei diminuzioni e un prezzo rimasto inalterato.
Non è la perdita che stupisce (le aste nel 2019 si sono svolte all’insegna del ribasso), ma la sua entità, provocata dal tracollo del Barolo più pregiato e costoso: il Monfortino di due grandissime annate, il 1985 e il 1990, ha perso addirittura più del 61%, condizionando pesantemente il conteggio complessivo. Una spiegazione di questo risultato così negativo la si può intuire nell’entità dei lotti messi all’incanto nel 2019: sono in stragrande prevalenza di una sola magnum, e investitori e collezionisti non amano le bottiglie isolate, neanche quelle di formato speciale, perché forniscono minori garanzie di buona conservazione.(riproduzione riservata)
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