Barolo, Bartolo Mascarello tiene
Modesto aumento dell’1,25% per le quotazioni degli otto millesimi. Due bottiglie d’epoca di Borgogno balzano del 91%
Questa seconda puntata dedicata al Barolo ha in tabella le quotazioni ottenute alle aste del 2019 e del 2018 da sei produttori. È evidente che il confronto tra i prezzi spuntati nelle due annate, quando è effettuato su una o due bottiglie per azienda, contribuisce a valutare gli umori degli investitori nei confronti del Barolo in generale, ma ha un valore molto limitato se lo si riferisce a ciascuna di esse. Sarebbe infatti difficile capire come mai due vecchie annate di Borgogno sono cresciute complessivamente di prezzo addirittura del 91%, mentre quella di Pio Cesare ha perduto il 13%. E sarebbe azzardata qualunque illazione sugli opposti risultati ottenuti alle aste da un innovatore dichiarato come Luciano Sandrone (-63%) e dai Barolo del compianto Aldo Conterno (+18%), che degli innovatori era considerato il precursore.
Essendo invece possibile analizzare le quotazioni di otto millesimi, sono i Barolo firmati Bartolo Mascarello a chiarire meglio di tutti gli altri come sono andate le cose (le annate in realtà sono nove, ma una, rimasta a prezzo invariato nel 2019, non compare in tabella per motivi di spazio). Complessivamente hanno ottenuto un piccolo aumento dell’1,25% e quindi confermano che il re dei vini piemontesi ha attraversato senza danni il 2019, anno terribile per i grandi rossi di pregio, soprattutto per quelli di Bordeaux, continuando anzi la sua ascesa con un modesto aumento delle quotazioni. A precisare l’entità di questo aumento sarà la prossima puntata. (riproduzione riservata)
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