Barbaresco si aggrappa al pareggio
Bilancio vicino alla parità per Gaja, ma Bruno Giacosa crolla (-40%)
Dopo tre puntate dedicate ai Barolo, è la volta dei Barbaresco, che ne occuperanno due. Protagonisti di questa settimana sono i Barbaresco della tipologia di base, quelli cioè che non nascendo soltanto da una vigna, non la segnalano in etichetta. Le bottiglie prese in esame sono 16, ma solo per 13 di esse è possibile il confronto tra la quotazione che ognuna ha spuntato alle aste del 2018 con quella dell’anno precedente. I produttori di questi 13 Barbaresco sono due ma uno di essi, Bruno Giacosa, è in tabella con una sola bottiglia per la quale il confronto dei prezzi delle due annate è possibile: troppo poco per ritenere che la rilevante perdita di valore che ha subito il suo millesimo 1974 (-40%) sia indicativa di una tendenza generale.
Difatti gli altri 12 Barbaresco, tutti firmati Gaja, non confermano affatto un bilancio così negativo: con sei prezzi rincarati cinque diminuiti e uno rimasto pressoché invariato, sembrano anzi il simbolo della stabilità, contrassegnata perfino da un minuscolo profitto: +1,33%. Tuttavia la diminuzione di valore, così vistosa, registrata dal Barbaresco di Bruno Giacosa, ha compromesso il risultato complessivo: le 14 bottiglie di questa puntata, che nel 2017 valevano 2.676 euro, adesso si possono avere per 2.609, cioè con il 2,53% in meno. Ma questa tendenza leggermente negativa coinvolge tutti i Barbaresco, anche quelli tratti da un cru, cioè da un vigneto di altissima vocazione? Sarà questo l’interrogativo a cui risponderà la seconda puntata. (riproduzione riservata)
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