Barbaresco, in forma i Sorì di Gaja
Il bilancio complessivo dei tre cru è positivo, con un aumento del 16%. Solo Costa Russi ha registrato un ribasso del 16%
Questa seconda puntata è dedicata ai Barbaresco firmati Gaja che denunciano in etichetta da quale vigneto sono tratti. In realtà le annate che vanno dal 1997 al 2012 Gaja le aveva etichettate come Langhe Doc, non come Barbaresco Docg, e perché lo avesse fatto è facile capirlo, adesso: trattandosi degli stessi vini i consumatori hanno continuato a comprarli anche se costano molto più del Barbaresco. Per valutare la qualità, insomma, il mercato si è fidato più della denominazione (privata) del cru che di quella (pubblica) d’origine. Per semplificare le cose, nella tabella qui accanto le bottiglie compaiono soltanto con il nome del vigneto: per 11 di esse è possibile mettere a confronto la quotazione ottenuta nel 2019 con quella spuntata alle aste dell’anno precedente.
Sorpresa: mentre le cinque annate di Sorì San Lorenzo sono rincarate del 10%, le tre di Sorì Tildin hanno compiuto un balzo addirittura del 53%, mentre le tre di Costa Russi sono ribassate del 16%. È vero che quest’ultimo cru è sempre stato in sottordine rispetto ai due Sorì, ed è anche vero che il Sorì Tildin riscuoteva maggior consenso del Sorì San Lorenzo prima che il libro interamente dedicato a quest’ultimo dal giornalista americano Edward Steinberg capovolgesse la situazione, ma sarebbe azzardato trarne delle conclusioni. Meglio attenersi a un fatto certo: complessivamente le quotazioni dei tre cru di Gaja sono aumentate del 16,88% mentre quelle dei suoi Barbaresco senza indicazione di vigneto sono diminuite del 2,77%. (riproduzione riservata)
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