Barbaresco, in calo anche Roagna
Le quotazioni sei sette vini hanno perso in media il 13% del proprio valore alle aste. La scarsa disponibilità è legata anche al mercato debole
I vini presi in esame questa settimana sono prodotti dai fratelli Luca e Alfredo Roagna con le uve di tre vigneti di Barbaresco di loro proprietà: Asili, Montefico e Pajé. In quest’ultimo possedimento raccolgono e vinificano a parte i grappoli della parte alta della collina, che in dialetto si chiama Crich?t. «Ogni vite è un individuo da interpretare e accompagnare negli anni, per consentirle di esprimere attraverso i frutti l’unicità del territorio in cui cresce», spiegano. «Il nostro è un lavoro da artigiani: non abbiamo enologi né agronomi esterni. Cerchiamo di interpretare ogni vigneto con la sola esperienza famigliare». In base a questa esperienza sono convinti che per esprimere la complessità dei terreni della Langhe, che sono stratificati, le viti più adatte siano quelle molto vecchie, che hanno più di 50 anni, perché sono dotate di radici lunghissime, estese nel profondo.
Ecco perché i fratelli Roagna valorizzano le vecchie viti, non fertilizzano né irrigano quelle giovani e hanno completamente inerbito il suolo dei loro vigneti per stimolare gli apparati radicali ad andare in profondità. La tabella testimonia che una parte dei consumatori apprezza queste scelte, che è disposta a pagare con prezzi piuttosto elevati. Quanti sono? I Barbaresco Roagna quotati per due anni consecutivi alle aste sono soltanto sette, ma può dipendere dal fatto che chi li ha in cantina preferisce tenerseli da bere piuttosto che metterli in vendita in un momento in cui le quotazioni sono in ribasso. Quest’anno, infatti, complessivamente le quotazione dei sette vini sono scese del 13%. (riproduzione riservata)
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