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Food&Wine

Barbaresco, i Gaja di base si salvano

Perdita media contenuta al 2,7% per i 15 millesimi passati all’asta. Sette annate vinificate con le uve di diversi vigneti sono diminuite

di Cesare Pillon
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Barbaresco, i Gaja di base si salvano

Dopo tre puntate dedicate al Barolo è la volta del Barbaresco, l’altro grande vino delle Langhe ottenuto dallo stesso vitigno, il nebbiolo, che ne occuperà altre tre. Protagonisti, questa settimana, sono quelli firmati Gaja, che di questo vino è il produttore più noto nel mondo. Sono 16 annate della tipologia cosiddetta di base, quella cioè dei Barbaresco che non dichiarano in etichetta il cru in cui sono nati perché sono stati realizzati vinificando le uve di diversi vigneti. Per 15 millesimi è possibile confrontare il prezzo spuntato nel 2019 con quello ottenuto l’anno prima, e poiché la quotazione è aumentata soltanto per sette di essi è logico presumere che il loro valore complessivo sia leggermente diminuito. Ed effettivamente è proprio così: mentre nel 2018 bisognava disporre di 3.077 euro per comprarli tutti e 15, adesso ne bastano 2.994, ma la differenza è davvero minima, 83 euro, il 2,70% in meno.

Poiché nel 2018 i Barbaresco di Gaja avevano registrato un aumento, anch’esso minuscolo, dell’1,33%, si può concludere che le loro quotazioni sono pressoché stabili, e comunque prendere atto che il calo registrato nel 2019 è ben lontano dalle vistose decurtazioni di prezzo subite quell’anno dai grandi rossi di Bordeaux. La fama di Gaja è però legata soprattutto ai suoi Barbaresco di singolo vigneto: i frequentatori delle aste li hanno trattati allo stesso modo? E quale è stato il loro atteggiamento nei confronti dei Barbaresco degli altri produttori? Le prossime due puntate risponderanno a questi interrogativi. (riproduzione riservata)

Milano Finanza - Numero 028 pag. 56 del 08/02/2020
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