«A fronte degli shock di intensità inusitata degli ultimi anni, l’economia italiana ha mostrato una notevole capacità di resistenza e reazione», ha esordito così il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel corso delle sue considerazioni finali nel corso della relazione annuale 2022.
Nel suo saluto finale, il governatore Visco ricorda che: «non siamo però solo animali sociali. Come scrive Yuval Noah Harari, ci contraddistingue la capacità non solo di immaginare le cose, ma di farlo collettivamente. «Questa capacità di immaginare il futuro sarà cruciale», ha detto Visco, «è per questo che serve mantenere vivo il dialogo, rafforzare per quanto possibile la cooperazione in un mondo dove occorre garantire benefici economici, sanitari, di benessere, a tutti, e ridurre, non aumentare, le disparità. Spetta proprio ai più giovani, meno condizionati dal passato, immaginare quel mondo, individuarne le opportunità. Andranno ascoltati, aiutati dalle altre generazioni a formarsi, senza vincoli, per tradurre in interventi realistici gli schemi che sapranno elaborare per un mondo futuro, non più povero, ma più sicuro e più giusto.
I punti:
«L’Italia», ha detto Visco, «ha superato questa terza gravissima crisi, così come lo shock energetico seguito all’aggressione russa all’Ucraina, meglio di quanto ci attendevamo». Già alla fine del 2021 il prodotto aveva recuperato il crollo registrato nei trimestri successivi allo scoppio della pandemia, ha continuato poi a espandersi lo scorso anno, nonostante le difficoltà poste dalla guerra in Ucraina, con un incremento del 3,7%, ben superiore alle attese. Nel primo trimestre di quest’anno la crescita dell’economia ha di nuovo superato le attese. Per il 2023 le previsioni oggi disponibili convergono su un aumento del prodotto intorno all’1%. Proprio prima del discorso del governatore, l’Istat ha aggiornato le stime di crescita del pil italiano del primo trimestre dell’anno all’1,9% su base annua e allo 0,6% su base mensile.
Guardando al panorama italiano attuale «anche nell’ipotesi molto favorevole di un progressivo innalzamento dei tassi di attività dei giovani e delle donne fino ai valori medi dell’Unione europea, nei prossimi venti anni la crescita economica non potrà contare su un aumento endogeno delle forze di lavoro». Infatti, gli effetti del calo della popolazione nelle età centrali potranno essere mitigati nel medio periodo, oltre che da un allungamento dell’età lavorativa, solo da un aumento del saldo migratorio (che pure nello scenario di base l’Istat prefigura pari a 135.000 persone all’anno, più del doppio degli ultimi dieci anni, dopo una media di oltre 300.000 nel precedente decennio).
Per gestire i flussi migratori occorreranno politiche ben concepite di formazione e integrazione, indispensabili per l’inserimento dei migranti nel tessuto sociale e produttivo. Un recupero della natalità dai livelli particolarmente bassi del 2021, per quanto auspicabile, rafforzerebbe l’offerta di lavoro solo nel lunghissimo periodo.
«Il miglioramento delle condizioni di vita e di salute conseguito negli ultimi decenni, potrà consentire a non poche persone di lavorare oltre il limite convenzionale dei 64 anni, in linea con le tendenze già in atto, sostenute anche dalle riforme pensionistiche. Sicuramente occorrerà accrescere la capacità di impiegare i giovani e le donne, i cui tassi di partecipazione in tutte le aree del Paese sono davvero modesti, e nel mezzogiorno i più bassi d’Europa».
Analizzando lo specchietto economico globale, il governatore ha poi fatto un focus su tassi e politica monetaria. «L’incremento dell’inflazione nell’area dell’euro, straordinario e in gran parte imprevisto, è dipeso soprattutto dal balzo altrettanto eccezionale dei prezzi dell’energia. Gli ampi errori di previsione degli esperti della Bce e dell’Eurosistema, così come di pressoché tutti gli analisti, sono stati dovuti in massima parte alla sottovalutazione generale degli effetti dell’evoluzione geopolitica», ha ammesso Visco.
«Sull’orizzonte dei dodici mesi, dopo aver quasi toccato il 9% a fine agosto 2022, le attese dei mercati si collocano oggi poco al di sotto del 3%», ha comunque detto il governatore, sottolineando che i segnali di un calo delle aspettative emergono anche dalle indagini condotte presso le imprese e le famiglie. Le attese a più lungo termine, una misura della credibilità dell’azione della banca centrale, si mantengono in linea con la definizione di stabilità dei prezzi, mentre il rischio che l’inflazione resti troppo a lungo superiore all’obiettivo si è decisamente ridimensionato rispetto al picco della metà del 2022». In questo quadro, secondo il governatore le strategie di prezzo delle imprese giocheranno un ruolo fondamentale: simmetricamente a quanto avvenuto nella fase di rialzo dei corsi dell’energia del 2022, le recenti riduzioni di costo dovrebbero ora essere trasmesse ai prezzi dei beni e dei servizi.
Secondo il governatore l’impatto delle decisioni della Bce sull’economia e sui prezzi dovrebbe manifestarsi pienamente nei prossimi mesi. In ogni caso «dopo aver portato i tassi di riferimento in territorio restrittivo, occorre ora procedere con la necessaria gradualità».
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«Ridurre la dimensione del debito pubblico è una priorità della politica economica, indipendentemente dalle regole europee», ha ribadito Visco. «Un alto debito impone che una quota elevata delle entrate pubbliche sia destinata al pagamento di interessi invece che a impieghi produttivi, pone seri problemi di equità tra le generazioni; rende più difficile l’adozione di misure anticicliche, genera incertezza per gli operatori economici».
Nel suo discorso finale il governatore ha ricordato anche che la necessità di rifinanziarlo ogni anno per importi ingenti rende il Paese vulnerabile alle dinamiche avverse dei mercati, anche quando queste ultime non appaiano giustificate dalle condizioni economiche e finanziarie di fondo. Dopo essere sceso in misura significativa nei primi anni dell’unione monetaria, e poi solo marginalmente fino a poco più del 100% nel 2007, con la duplice crisi, finanziaria e dei debiti sovrani, il rapporto tra debito e pil è salito bruscamente, anche a causa della bassa crescita nominale e nonostante perduranti avanzi primari, mantenendosi intorno al 135% fino allo scoppio della pandemia.
Nel 2020, da un lato il crollo dell’attività produttiva, dall’altro le politiche di sostegno a imprese e famiglie hanno innalzato il rapporto di altri 20 punti percentuali. L’incremento è stato riassorbito per metà nell’ultimo biennio e. alla fine del 2022 il rapporto era pari al 144%. «Il mantenimento di una gestione prudente delle finanze pubbliche costituisce un segnale importante di credibilità», secondo Visco e «contribuisce a comprimere i rendimenti dei titoli di Stato, avvicinandoli a quelli di altri grandi paesi dell’area dell’euro». Per la riduzione dell’incidenza del debito resta centrale il conseguimento di tassi di crescita stabilmente e sufficientemente elevati.
«Sulle capacità di crescita della nostra economia grava, infine, un
sistema tributario complesso, su cui si è spesso intervenuti senza un
disegno organico», ha aggiunto Visco. Il Governo ha manifestato l’intenzione di realizzare un ampio intervento di riforma, con il disegno di legge delega attualmente in discussione in Parlamento. Una ricomposizione del prelievo che riduca il peso della tassazione sui fattori produttivi può stimolare l’occupazione e gli investimenti».
Secondo il governatore le modifiche alla tassazione personale attente agli effetti redistributivi andrebbero modulate tenendo conto dell’entità complessiva e delle specifiche caratteristiche dei programmi di sicurezza sociale. «Nessun intervento può realisticamente prescindere dai vincoli posti dal nostro elevato debito pubblico», ha detto Visco, «né dai principi di progressività e capacità contributiva sanciti dalla Costituzione». (riproduzione riservata)