Prosegue la spending review in Banca d’Italia sulla rete periferica delle filiali. Secondo quanto risulta a Milano Finanza, il neo governatore Fabio Panetta sta intervenendo sui costi operativi della struttura in continuità con quanto fatto dai predecessori Mario Draghi e Ignazio Visco. Una rigorosa austerity che ha coinvolto fin da subito i singoli budget di spesa, le uscite per le manutenzioni e che si estenderà a una nuova razionalizzazione degli spazi dei numerosi immobili ad uso istituzionale che attualmente ospitano le filiali della banca sul territorio. Sedi che oggi - dopo la prima sforbiciata messa a segno fra il 2006 e il 2009 (a novembre 2009 l’ultima chiusura) dall’ex presidente della Bce e il secondo taglio nel 2015 operato da Visco - sono in tutto 38.
Di queste, venti - insediate nei centri città dei capoluoghi regionali e ospitate da palazzi con vincolo storico artistico - sono pienamente operative. Altre 12 invece svolgono in modo differenziato una parte rilevante dell’intera gamma delle attività della banca centrale. Le ultime sei, infine, sono specializzate nel trattamento del contante per la distribuzione e la raccolta di banconote da banche e Poste, ma non offrono servizi al pubblico. Sono ad Arezzo, Bergamo, Padova, Foggia e a Frascati.
Nate per affiancare le tesorerie provinciali del Tesoro, le filiali della Banca d’Italia (che servivano in pratica da sportelli aperti al pubblico per le attività dello Stato) avevano già smesso da tempo di aumentare di numero prima della nascita dell’Eurosistema sulla scia della creazione - nel corso degli anni ‘90 - di nuove province. Ed erano rimaste a quota 97 a fronte dei 110 enti amministrativi.
L’esigenza di rivedere la struttura era arrivata con l’esaurimento dei compiti tradizionali delle filiali, tra cui la consegna in contanti dello stipendio a tutti i dipendenti pubblici ogni fine mese. Un’esigenza fatta propria nel 2006 dall’allora governatore Draghi che ha dato un primo deciso taglio alla rete (e anche agli immobili che ospitavano gli appartamenti per i dipendenti). Il piano prevedeva inizialmente la chiusura di 59 filiali, numero poi ridotto a 39 dopo una faticosa trattativa sindacale.
Nel 2015 Visco ha raccolto l’assist confezionato dal predecessore, finalizzandolo in un’ulteriore chiusura di altre 20 filiali. E così si è arrivati alle attuali 38. Nell’era dello smart working e della digitalizzazione dei processi, Panetta - complici anche gli enormi locali che ospitano le sedi - proseguirà con la razionalizzazione degli spazi, alcuni dei quali sono già stati messi a reddito.
A quanto risulta, degli immobili ancora adibiti ad uso istituzionale e che sono operativi, almeno otto (fra cui Trieste, Potenza, Reggio Calabria, Venezia e alcuni palazzi a Roma) ospitano già altri inquilini con contratti di affitto. Secondo alcune stime il patrimonio immobiliare di Bankitalia è stimato in oltre 3,5 miliardi di euro.
Ma delle 59 filiali chiuse (ubicate in 59 province e spalmate su 61 edifici in tutto) quante ne sono state vendute? Secondo quanto risulta, dei 61 palazzi ex Bankitalia ad oggi ne sono stati ceduti 29 e per altri tre sono in corso di perfezionamento gli atti di vendita. Dopo alcuni anni di nulla di fatto - complici la crisi del mercato immobiliare, offerte troppo basse e alcune specificità tecniche come i vincoli storico-artistici che insistono su buona parte degli edifici - il piano di dismissione è decollato solamente intorno al 2014.
Scartata l’opzione cessione in blocco che pure in un primo momento era stata valutata, Via Nazionale ha stracciato l’infruttuoso contratto con l’advisor Collier International e si è messa a gestire la vendita in-house, modalità che grazie alla trattativa diretta ha snellito e velocizzato le procedure. Sempre però con un occhio all’identità degli acquirenti e alla destinazione futura dei palazzi: Via Nazionale infatti ha privilegiato soluzioni che valorizzino il patrimonio immobiliare e che possano magari dare nuova vita agli immobili storici.
A quanto risulta, una decina di palazzi sono stati venduti tra il 2014 e il 2021. Fra queste l'ex filiale di Vicenza, acquistata allora dalla Popolare di Vicenza prima del crack del 2017 e le ex sedi di Cuneo, Matera, Parma e Como. Il resto invece (circa una ventina) hanno trovato acquirente fra il 2022 e quest’anno. Dal piano Visco, dopo 9 anni perciò, rimangono da vendere ancora 29 ex filiali, due delle quali attualmente affittate, fra cui il palazzo storico in centro a Rieti in Largo Pittoni.
Quali sono? Gli immobili sul mercato si trovano ad Alessandria, Asti, Brindisi, Caltanissetta, Enna, Gorizia, Grosseto, Imperia, Isernia, La Spezia, Lucca, due a Massa Carrara, Novara, Nuoro, Oristano, Pavia, Pesaro, Pisa, Ravenna, Rovigo, Savona, Siena, Teramo, Terni, Varese, Vercelli e Viterbo. In tutto, sono quasi 100 mila metri quadrati che al momento però continuano a pesare sul bilancio di Bankitalia per le spese di manutenzione.
Dei 29 palazzi (18 hanno il vincolo storico-artistico), 21 sono oggetto di manifestazioni d’interesse o sono al centro di trattative. Quali? Quelli di Alessandria, Asti, Brindisi, Caltanissetta, Gorizia, Grosseto, Isernia, La Spezia, i due di Massa, Nuoro, Pesaro, Ravenna, Rovigo, Savona, Siena, Teramo, Terni, Varese e Viterbo.
Sempre fra le sedi attualmente in vendita, lo scorso 14 giugno Bankitalia ha pubblicato quattro avvisi di vendita per le ex filiali di Gorizia e La Spezia, Grosseto e Caltanissetta. Dismissioni dunque in fase inoltrata. Gli avvisi sono scaduti il 31 luglio e, come si legge sul sito di Via Nazionale, entro agosto Banca d’Italia si è impegnata a «comunicare l’esito della valutazione a tutti coloro che hanno presentato una manifestazione di interesse».
I soggetti ammessi alla fase successiva – la cui pubblicità non è obbligatoria, non essendo Palazzo Koch soggetto alle norme che regolano la dismissione di beni patrimoniali dello Stato – «saranno invitati a presentare un’offerta irrevocabile di acquisto entro il termine che verrà ivi comunicato».
Se quantità e identità ufficiale dei potenziali interessati non sono note, tuttavia qualche informazione è trapelata nelle scorse settimane sugli organi di stampa locali. A cominciare dalla sede della Spezia, un palazzo storico di cinque piani realizzato fra il 1938 e il 1942 nella centralissima zona della Cittadella: 3.100 metri quadrati messi in vendita al prezzo di partenza di 2,1 milioni di euro. A presentare offerta per rilevare l’immobile figura certamente la Camera di Commercio Riviere di Liguria.
Un hotel di lusso dovrebbe nascere invece tra le quattro mura (non vincolate) della succursale di Como, oggi di proprietà della società Morgran. Ma da quattro anni è tutto fermo anche per i permessi pre-ristrutturazione. Qualche informazione si ha anche sulla sede di Gorizia, strutturata in due edifici vincolati (entrambi a uso abitativo) per un totale di 1.866 metri quadrati messi in vendita per 1,3 milioni. A farsi avanti, da quanto emerge, sarebbe stata la Regione Fvg. Nessun indizio invece per quanto riguarda la sede grossetana e per la filiale di Caltanissetta. (riproduzione riservata)