Le banche europee superano gli stress test della Bce. L’esercizio, condotto su 96 istituti sotto la supervisione diretta della Vigilanza di Francoforte, conferma la solidità del settore, che si mostra in grado di assorbire anche uno scenario ipotetico di grave recessione. A distinguersi, ancora una volta, sono le banche italiane: tutte promosse, da Intesa Sanpaolo a Mps.
Lo stress test europeo è un esercizio condotto ogni due anni dall’Eba, in collaborazione con la Bce, per valutare la tenuta delle banche di fronte a scenari economici difficili. Non si tratta di un esame con promossi e bocciati, ma di uno strumento di vigilanza: serve a misurare la resilienza degli istituti e a fornire indicazioni per calibrare i requisiti patrimoniali futuri.
Il test si basa su due scenari: uno base, che riflette l’andamento economico previsto dalla Commissione Ue, e uno avverso, che simula una crisi ipotetica e particolarmente severa. Nella tornata 2025, lo scenario avverso prevede un calo cumulato del Pil europeo del 6,3% in tre anni (2025-27), con effetti su ricavi, qualità del credito e capitale. I risultati dell’esercizio di simulazione insomma non costituiscono previsioni né sulla performance finanziaria futura né sui ratio patrimoniali attesi.
Il risultato del test non distingue tra promossi e bocciati, ma entra nel processo di revisione e valutazione prudenziale (Srep), con possibili conseguenze sui requisiti di capitale (Pillar 2) e sulle raccomandazioni qualitative. Se emergono fragilità, la Bce può intervenire con misure mirate.
L’indicatore chiave è il Cet1 ratio, cioè il rapporto tra il capitale di migliore qualità e le attività ponderate per il rischio. Questo coefficiente scenderebbe al 12% dopo tre anni di stress nello scenario peggiore, contro il 10,4% dell’esercizio 2023. La flessione rispetto ai livelli iniziali è di 4 punti percentuali, che salgono a 5,1 al termine del triennio, nel 2027. I risultati confermano insomma che il settore bancario dell’area euro dispone di buffer di capitale adeguati per fronteggiare shock avversi.
Il campione analizzato dalla Bce comprende 96 banche: 51 grandi gruppi dell’Eurozona e 45 banche di medie dimensioni esterne al campione Eba, per un totale pari all’83% delle attività del settore bancario europeo.
Tra le banche italiane, tutte superano agevolmente lo stress test. Intesa Sanpaolo ha visto scendere il Cet 1 all'11,78% a fine 2027 nello scenario avverso dello stress test Eba dal 13,26% di fine 2024. Nello scenario base invece il coefficiente si attesterebbe al 13,95%. «I risultati dello stress test - sottolinea la banca - evidenziano la capacità di Intesa Sanpaolo di confermare la propria solidità anche in scenari complessi, grazie al modello di business ben diversificato e resiliente», spiega una nota del gruppo giudato da Carlo Messina.
Bper ha registrato un Cet1 al 2027 pari al 16,3% nello scenario baseline e al 14,1% nello scenario avverso. I risultati, rivendica l'istituto, «se confrontati con quelli dell'omologo esercizio svolto nel 2023, mostrano una significativa riduzione degli impatti dello scenario avverso sul profilo di adeguatezza patrimoniale del gruppo».
Per Banco Bpm invece il Cet1 nello scenario base è del 17,18% al 2027 e scende al 11,41% in quello avverso. «Entrambi i risultati - spiega il gruppo –rispettano ampiamente i requisiti minimi regolamentari sia nello scenario base che in quello avverso, in particolare si evidenzia il pieno rispetto dei requisiti patrimoniali più stringenti anche in uno scenario avverso particolarmente severo, senza intaccare il requisito combinato di riserva di capitale, mantenendo un elevato livello di dividend payout».
Mps parte da un Cet1 rivisto a fine 2024 al 19,9% e arriva a fine 2027, nello scenario avverso, al 16,83%. Il coefficiente per lo scenario base al 2027 è al 22,93%. La banca senese – che era stata bocciata nel primo stress test di sempre nel 2014 – annuncia di aver raggiunto «i risultati migliori di sempre negli esercizi stress test» in quello di quest'anno.
Fra le banche francesi, sempre nello scenario avverso, Bnp Paribas scende dal 12,9% al 9,5%, Crédit Agricole dal 17,2% all'11%, Société Générale dal 13,3% all'8,8%; fra le tedesche Commerzbank scende dal 15,1% al 10,5%, Deutsche Bank dal 13,8% al 10,2%. Le spagnole Bbva e Banco Santander da quasi il 13% scenderebbero a un coefficiente di circa l'11%. (riproduzione riservata)