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Banche, la mossa di Andrea Orcel cambia le carte in borsa: ecco i titoli su cui puntare dopo l’ops di Unicredit su Banco Bpm
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Banche, la mossa di Andrea Orcel cambia le carte in borsa: ecco i titoli su cui puntare dopo l’ops di Unicredit su Banco Bpm

29 novembre 2024, 21:00 Ultimo aggiornamento: 30 novembre 2024, 08:14

L’offerta di Orcel può dare nuova benzina ai titoli bancari dopo il lungo rally. Banco Bpm scatta in vista dei possibili rilanci, Unicredit flette ma per il mercato ha il maggior potenziale di crescita  

Il blitz di Andrea Orcel ha rimescolato le carte del risiko bancario. Con l’ops su Banco Bpm il ceo di Unicredit ha messo in bilico il progetto di terzo polo tanto caro al governo di Giorgia Meloni. Fino a lunedì 25 novembre l’ad Giuseppe Castagna aveva giocato d’attacco con una doppia mossa: l’ingresso in Mps con il 5% e l’opa su Anima, poi salita al 4% di Siena nell’ambito della privatizzazione.

Ora, invece, Banco Bpm dovrà cambiare strategia e muoversi sulla difensiva. La prospettiva è mutata non solo per i manager ma anche per gli azionisti delle tre banche che hanno fatto ripartire il risiko in Italia. Con ripercussioni su tutti i big del credito. Bper e Unipol potrebbero riaprire il dossier Montepaschi e tornare in pista per la costruzione di un terzo polo ancorato su Siena, mentre una potenziale minaccia del nuovo polo Banco Bpm-Mps su Mediobanca è del tutto svanita.

Intesa Sanpaolo si tira fuori

E Intesa Sanpaolo? Come reagirà la più grande banca italiana alle mosse della rivale Unicredit? Nei giorni scorsi il ceo Carlo Messina ha promosso l’ops di Orcel, «industrialmente molto simile a quello che abbiamo fatto noi con Ubi». Ma ha anche ricordato che Ca’ de Sass non può indossare le vesti di «cavaliere bianco» perché ha una quota di mercato troppa alta in Italia. Intesa allora resterà concentrata sulla remunerazione degli azionisti.

«Abbiamo un significativo capitale in eccesso che ci dà flessibilità per distribuzioni addizionali quest’anno e in quelli successivi», aveva spiegato l’ad già dopo i conti dei nove mesi. Il risiko, insomma, non distoglierà l’attenzione dai soci, che potranno continuare a contare su una pioggia di dividendi. Le mosse delle banche avranno un forte impatto anche in borsa. Quindi conviene ascoltare gli esperti per posizionarsi al meglio.

Unicredit ha il maggior upside

Gli analisti non hanno cambiato idea su Unicredit con l’ops su Banco Bpm. Dopo Intesa Sanpaolo, che ha 21 raccomandazioni d’acquisto, Gae Aulenti è l’istituto con più buy: ne ha 16 e zero sell. Le mire di Orcel non hanno danneggiato nemmeno Banco Bpm: di nuovo nessun sell tra gli analisti, mentre i buy e gli hold sono entrambi 8.

La mossa di Unicredit ha fatto aumentare anche il potenziale di crescita nei prossimi 12 mesi. In due settimane quello di Gae Aulenti è più che raddoppiato al 30%, mentre quelli di Intesa Sanpaolo e Bper sono saliti al 26% e 24% (prima erano entrambi al 16%). Piccolo scatto per Mediobanca (dall’11% al 15%) e per Mps (dal 7,6% al 9,7%). Solo Banco Bpm ha pagato pegno perché il suo potenziale upside si è ridotto dal 7,6% al 5,4%.

Lo scatto di Banco Bpm

Gli impatti sono evidenti anche guardando al passato. Solo che in questo caso è Unicredit a farne le spese perché fino al 15 novembre il valore del titolo era cresciuto del 70% da inizio anno, ora invece «solo» del 47,5%. Nelle ultime settimane si è rafforzato Banco Bpm, mentre hanno frenato le azioni Bper e Intesa Sanpaolo.

Mps resta tonica e con il suo +100% da gennaio ha distaccato tutti gli altri big. Il motivo? Le voci insistenti da mesi sul risiko e la cura del ceo Luigi Lovaglio che ha risanato l’istituto in crisi da un decennio e ha anticipato il ritorno del dividendo. Ma in generale tutto il settore del credito sprizza salute grazie alla lunga stretta monetaria della Bce.

Ora i tassi stanno scendendo e le banche si stanno attrezzando per compensare il calo del margine d’interesse con le commissioni. Anche per questo motivo Castagna punta dritto su Anima (per Kbw la sgr potrebbe far aumentare l’utile per azione di Banco Bpm fino al 10%). Preda che in caso di successo di Orcel potrebbe andare a sostenere il margine di intermediazione di Unicredit.

Analisti post ops

Secondo Barclays l’entità che nascerebbe dalla fusione avrebbe un cet1 ratio di circa il 14,7% e un return on investment (roi) tra il 18 e il 20%. L’utile per azione dovrebbe crescere a una cifra, compreso il contributo di Anima agli utili di Banco Bpm.

Prima però dovranno realizzarsi tutte le sinergie indicate da Unicredit, circa 900 milioni quelle di costo e 300 milioni quelle sui ricavi in due anni. Insomma, dovrebbe crearsi ancora più valore per gli azionisti di Piazza Gae Aulenti, che ha confermato l’attuale politica di distribuzione anche in caso di fusione. A prima vista, però, «l’offerta sembra attraente solo per gli azionisti di Unicredit», scrivono gli analisti di Kbw, «dato che il premio è limitato».

Le azioni offerte da Orcel valgono lo 0,5% in più rispetto al prezzo raggiunto da quelle Bpm venerdì 22 novembre mentre, sottolineano gli esperti di Deutsche Bank, «di solito queste operazioni si chiudono con un premio di oltre il 20%. Riteniamo quindi che ci siano scarse possibilità di successo, che interpretiamo con l’adesione dei due terzi dei soci necessaria per controllare l’assemblea straordinaria di Bpm e forzare una fusione».

Rilancio in vista

Ma perché l’offerta è così bassa? Unicredit ha affermato che Piazza Meda è sensibile ai tassi e ha una copertura npl inferiore alla propria, quindi il suo utile per azione potrebbe soffrire di più in futuro. In ogni caso S&P Global Ratings si aspetta un rialzo e ricorda come l’operazione abbia un senso industriale: «Unicredit rafforzerebbe la sua quota di mercato in Italia, in particolare nella parte più ricca del Nord, dove è sotto-rappresentata. Il gruppo risultante dalla fusione deterrà il 15% del mercato dei crediti e il 14% dei depositi in Italia, riducendo così il divario con la capolista Intesa».

Non va dimenticato, poi, che grazie al Danish Compromise l’impatto sul cet1 di Unicredit è solo di 70 punti base. Occhio però alle azioni di Gae Aulenti, che per Barclays «potrebbero essere volatili nel breve termine in attesa di ulteriori chiarimenti» sul successo delle operazioni di m&a. Collegate tra loro, perché un rilancio in Italia potrebbe sottrarre risorse alla scalata su Commerzbank, partita che per gli analisti è stata messa in pausa dall’ops italiana.

L’arrocco di Bpm 

Il buon esisto dell’offerta su Piazza Meda dipenderà proprio dalla strategia difensiva di Castagna, che cercherà di spingere Orcel verso una proposta più ricca. «Il management deve convincere gli investitori che il valore del gruppo può superare significativamente quello incorporato nell’offerta di Unicredit», scrive Deutsche Bank.

Gli scenari sono diversi. Banco Bpm è limitato dalla disciplina della passivity rule, ma potrebbe alzare il prezzo dell’offerta su Anima, ora fissata a 6,2 euro per azione, con un premio di appena l’8,5%. Tra le altre ipotesi ci sono modifiche del perimetro di Piazza Meda, come cessioni di immobili o di partecipazioni, o la distribuzione di un dividendo straordinario. C’è chi non esclude una fusione amichevole con Mps, giudicata però molto difficile.

Il possibile ritorno di Bper

L’offerta di Orcel può cambiare anche il destino di Siena. Bper potrebbe approfittare dello stallo per rientrare in partita, anche se il governo «sovranista» non sembra disposto a lasciare spazio alle cooperative rosse che controllano gli emiliani. Ecco perché Deutsche Bank è convinta «che l’opzione migliore per Bper rimanga un’aggregazione con la Popolare di Sondrio, facendo leva sull’azionista comune Unipol, che ha una partecipazione del 20% in ognuna». Si aprirebbe così un nuovo fronte del risiko bancario, che dopo anni di attesa oramai è ripartito. (riproduzione riservata)



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