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Banche italiane, le azioni a sconto e quelle con dividendi sopra il 10%. I nuovi target price di Hsbc

13 novembre 2024, 11:00 Ultimo aggiornamento: 11:44

Hsbc non vede alcun rischio Italia e nota che le banche italiane hanno dimostrato un grande controllo sui costi, un trend che continuerà. Il consolidamento, a cui Mps (iniziata la copertura con buy) parteciperà, darà un’ulteriore spinta al settore. Ecco su quali azioni puntare | Commerzbank, un m&a per blindarsi: contro la scalata di Unicredit prova a giocarsi un’acquisizione

Hsbc mantiene una visione positiva sulle banche italiane. Il pil in Italia ha subito una leggera decelerazione nel terzo trimestre del 2024, ma rimane in territorio positivo, il che dovrebbe supportare la qualità del credito. In generale, le finanze pubbliche sono sotto controllo e Hsbc non ritiene che il debito sovrano rappresenti un problema imminente per l’Italia. E nota le stesse pressioni sul margine di interesse netto per le banche italiane come per quelle spagnole, ma la copertura dei depositi a vista (una grossa fetta del funding delle banche italiane) e l’esposizione alle commissioni della gestione patrimoniale, tra le più alte in Europa, «compensano in parte il calo dei tassi, a nostro avviso, sostenendo i ricavi di queste banche», afferma Hsbc.

Gran controllo dei costi

Inoltre, come evidenziato da tempo, le banche italiane hanno dimostrato un grande controllo sui costi negli ultimi anni «e ci aspettiamo che ciò continui anche nei prossimi anni, date le recenti riduzioni di personale annunciate. Mentre la recente mossa inattesa di Unicredit su Commerzbank ha riacceso la discussione tra gli investitori sulla possibilità di un  consolidamento transfrontaliero in Europa, fortemente incoraggiato dalle autorità di regolamentazione e ha anche aumentato le prospettive di consolidamento interno in Italia», precisa Hsbc. «Pertanto, l’offerta di Banco Bpm per Anima, annunciata il 6 novembre, potrebbe essere interpretata come una mossa difensiva per rafforzare il suo potere negoziale in eventuali operazioni di M&A».

Il consolidamento delle banche di secondo livello in Italia è atteso da tempo e ben visto in un segmento di mercato frammentato, poiché dovrebbe migliorare la ristrutturazione del settore bancario italiano in generale. «Tipicamente trattando a valori inferiori a 1 volta il prezzo/book value tangibile, le azioni delle banche di secondo livello dovrebbero rispondere positivamente a operazioni di m&a, dato che il valore attuale netto delle sinergie sui costi rappresenta una parte significativa della loro capitalizzazione di mercato combinata», spiega il broker, aggiugendo: «L’inclusione di questi titoli nei principali indici azionari porta anche pressione all’acquisto».

Hsbc scopre Mps

In questo contesto, Hsbc ha iniziato la copertura del titolo Mps con un rating buy e un target price a 7,20 euro, che implica un potenziale rialzo del 34% rispetto al prezzo attuale in borsa. Con un nuovo team di gestione e un aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro nel 2022, Mps ha affrontato problemi strutturali ben noti (bassa redditività, elevato rapporto costi/ricavi, portafoglio legacy, ratio di solvibilità). Alcune di queste azioni seguono anche gli impegni assunti dal Mef che ha acquisito una partecipazione del 68% nella banca, recentemente ridotta al 27% dopo due operazioni di accelerated bookbuilding, rese possibili dal cambiamento nella percezione degli investitori sulla banca senese.

Persistono alcuni rischi legati alla gestione passata, avverte Hsbc, insieme al rischio overhang sul capitale legato alla joint venture con Axa nel settore assicurativo. Tuttavia, «riteniamo che questi rischi siano in gran parte riflessi nell’attuale valutazione del titolo, che tratta a 0,6 volte il multiplo prezzo/book value tangibile per un Rote 2025-2026 dell’11,7%-11,2% e che non considera l'evoluzione dello scenario m&a in Italia. Infatti, Mps potrebbe avere un ruolo nel consolidamento bancario italiano dopo lo stop alle trattative di fusione con Unicredit», prevede Hsbc che si aspetta un pay out ratio del 75% e un dividendo a valere sul bilancio 2024 di 0,81 euro per azione (rendimento del 15,1%).

Le azioni più a sconto

Guardando, invece, alle grandi banche italiane, Hsbc mantiene il rating buy su Unicredit e Intesa Sanpaolo, principalmente per i rendimenti del capitale. «Intesa Sanpaolo è ancora un titolo interessante grazie a vari fattori che riteniamo non siano pienamente riconosciuti nell’attuale valutazione, come la resilienza del margine di interesse netto, la sua esposizione alla gestione patrimoniale, che dovrebbe riflettersi nella valutazione della banca ora che la narrativa sui tassi è cambiata, e le prospettive di remunerazione degli azionisti. Stimiamo, infatti, che Intesa Sanpaolo distribuirà circa 19 miliardi di euro agli azionisti nel periodo 2024-2026 (dividendo atteso a valere sul bilancio 2024 di 0,34 euro per azione, rendimento dell’8,9%), pari a un 28% della sua capitalizzazione di mercato, e con un Cet1 del 13,9% nel terzo trimestre 2024, prevediamo ulteriori riacquisti di azioni dopo gli 1,7 miliardi conclusi a ottobre. Aumentiamo, quindi, il nostro target price sull’azione da 4,40 a 4,6 e con un upside del 20% ribadiamo il nostro rating buy. Intesa Sanpaolo ci sembra attraente, con un multiplo prezzo/book value tangibile 2025 di 1,3 volte rispetto a un Rote 2025/2026 del 18,1%/17,4%», prosegue Hsbc.

Unicredit distribuirà 24 miliardi agli azionisti

Quanto a Unicredit, questo caso di investimento si è spostato dalla remunerazione degli azionisti alle operazioni di M&A, in attesa degli sviluppi della storia con Commerzbank (Unicredit è in attesa dell'autorizzazione della Bce per aumentare la sua quota nella banca tedesca al 29,9%). Tuttavia, rimane una storia di generosa remunerazione degli azionisti (dividendo atteso a 2,43 euro per azione a valere sul bilancio 2024, rendimento del 6,1%) grazie alla sua solida posizione di capitale e agli sforzi di riduzione degli asset ponderati per il rischio (Rwa). Anche includendo una perdita aggiuntiva di circa 50 pb in Russia, Hsbc ha stimato che Unicredit manterrà un Cet di circa il 15,2% (circa 400 punti base sopra il suo requisito di capitale regolamentare minimo). «Prevediamo che l’istituto di credito distribuirà circa 24 miliardi di euro agli azionisti nel periodo 2024-2026, dopo aver già distribuito/annunciato circa 21 miliardi dal 2021, il 37% della sua capitalizzazione di mercato. Alla quotazione attuale, con un multiplo prezzo/book value tangibile 2025 di circa 1 volta e un p/e 2025 di circa 6 volte, consideriamo Unicredit interessante e aumentiamo il nostro target price da 48 a 50 euro, con un potenziale di rialzo del 25% confermiamo il nostro rating buy, «è la nostra grande banca italiana preferita».

Anche Bper Banca è coperta con un rating buy perché rappresenta ancora una storia di ristrutturazione interessante sottovalutata dal mercato, data la riduzione dei costi, l’esposizione alla gestione patrimoniale, la remunerazione degli azionisti (con un rendimento da dividendo pari all’11,4%, 0,65 euro per azione a valere sul bilancio 2024) e le opzioni a livello di capitale (Cet1 al 15,8% nel terzo trimestre del 2024). Tutti questi aspetti sono stati ben affrontati nel piano industriale 2024-2027 del nuovo management. Con un multiplo prezzo/book value tangibile di 0,8 volte e un p/e di meno di 6 volte per il 2025 rispetto a un Rore 2025/2026 del 14,6%/14,2%, «riteniamo che la valutazione sia ancora interessante. Il fatto che Bper controlli internamente tutte le sue società di prodotto potrebbe rappresentare un vantaggio in caso di consolidamento domestico, offrendo significative sinergie. Aumentiamo il nostro target price da 6,90 a 7,20 euro. Con un rialzo del 26% rispetto al target price, manteniamo il nostro rating buy», sottolinea Hsbc.

Scende solo il target price su Mediobanca

Invece, il target price di Banco Bpm (buy) sale da 7,50 a 7,90 euro. «Con un rialzo del 18%, rimaniamo positivi alla luce delle prospettive di ritorno del capitale (dividendo atteso a 0,79 euro per azione a valere sul bilancio 2024 con un rendimento dell’11,8%) e degli impatti positivi dell’opa su Anima. Infatti, «ci aspettiamo che l’operazione sia accrescitiva a livello di utile per azione per Banco Bpm di circa il 10% per il 2025/2026, con un impatto minimo sul capitale, -30 punti base, e che aumenti la leva sugli asset della banca (commissioni sui ricavi totali dal 35% al 40%). Pro forma per il deal, vediamo le azioni trattare a un interessante multiplo prezzo/book value tangibile di 0,9, rispetto a un Rote 2025-2026 del 15-14% e a un p/e 2025 di circa 6 volte. Infine, nel caso di Mediobanca, riduciamo il nostro target price da 14,30 a 14,60 euro. Con un potenziale di ribasso del 5%, manteniamo il nostro rating hold», conclude Hsbc che a valere sull’esercizio fiscale 2025 si attende un dividendo di 1,16 euro per azione (rendimento del 7,6%).

(riproduzione riservata)



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