Le banche e la Bce sono concordi sull’importanza di una buona governance per la solidità degli istituti ma hanno differenti opinioni su come realizzare nella pratica questo principio. Nei mesi scorsi Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Société Générale ed ex membro del comitato esecutivo Bce, aveva scritto una lettera all’Eurotower per evidenziare l’eccessiva intrusività dei supervisori nei cda. Ieri il banchiere è tornato sul tema e ha suggerito aspetti da migliorare da parte della Bce, in un incontro di Freshfields a Francoforte nel quale è intervenuto (rispondendo ai rilievi) il vicepresidente della Vigilanza Frank Elderson.
Per Bini Smaghi «spesso manca la capacità di considerare gli azionisti» in una fase in cui la redditività delle banche è migliorata ma resta sotto il costo del capitale o quella in altri settori. In tal senso è stato ricordato il divieto ai dividendi durante la pandemia (oltre che la tassa sugli extraprofitti di alcuni governi). Inoltre secondo il banchiere «occorre assicurarsi di non perdere la sostanza per guardare alla forma» come avviene per esempio nelle classifiche Bce sulla governance dove gran parte degli istituti ha un voto insufficiente (3 su 4).
Quanto alla presenza dei supervisori nei cda, «c’è il rischio che si vada verso una recita in cui le persone leggono un copione», ha sottolineato Bini Smaghi che si è detto «preoccupato» per misure come quella introdotta dalla Banca d’Olanda sull’impiego di psicologi per valutare le dinamiche nel consiglio. «È diventato difficile trovare consiglieri», ha rilevato. Il banchiere ha inoltre osservato che è difficile fare comparazioni tra 130 istituti con diversi modelli di business e che occorre mettere limiti alle responsabilità del board, mantenendo una divisione rispetto al management.
Elderson ha detto che la supervisione sulla governance non va oltre il mandato della Bce, ma al contrario è richiesta dalle regole di Basilea, Ue ed Eba. Inoltre, ha rilevato, la partecipazione nei cda è «limitata e mirata» a valutare l’efficacia del board: «Non partecipiamo regolarmente e non influenziamo le decisioni». Infine per Elderson «la cultura di una banca non è osservabile direttamente, ma i comportamenti lo sono». Perciò l’analisi dei cda è «solo una componente» della supervisione che si estende anche a interviste e altri controlli. Per Elderson la materia va trattata «con delicatezza ma con coraggio, rimanendo intrusivi». È un lavoro in corso anche per la Bce che rivedrà la guida sulla governance: la nuova versione arriverà a fine 2024, ha detto Elderson aggiungendo che «se le banche impiegano troppo tempo ad adeguarsi, allora possiamo utilizzare strumenti poco usati finora» come le sanzioni.
Andrea Enria, presidente della Vigilanza Bce, ha osservato in un’intervista a MF-Milano Finanza che l’efficacia del board «non si può vedere solo leggendo le minute, richiede comprensione del dialogo e dell’interazione tra il management e tra gli amministratori indipendenti. Quindi la partecipazione è uno strumento utile, diffuso anche tra altre autorità globali, e intendiamo continuare a usarlo».
Oggi intanto la commissione economica del Parlamento Ue con ogni probabilità darà l’ok a Claudia Buch, attuale vicepresidente della Bundesbank, come prossimo presidente della Vigilanza Bce da gennaio al posto di Enria. Il Parlamento aveva dato una preferenza all’altra candidata, la spagnola Margarita Delgado, ma senza opporsi a Buch che perciò oggi salvo sorprese otterrà il via libera. Dopo questa nomina, per la presidenza Bei aumentano le chance della spagnola Nadia Calviño rispetto alla danese Margrethe Vestager e all’italiano Daniele Franco. (riproduzione riservata)