Finora hanno fatto felici gli azionisti con buyback e dividendi. Adesso però buona parte di quel capitale in eccesso potrebbe trovare una destinazione diversa. La molla è scattata grazie al Danish Compromise, che ha innescato il tanto atteso risiko bancario. Unicredit ha aperto le danze in Europa con Commerzbank. In Italia, invece, la doppia mossa in una settimana di Banco Bpm - l’opa su Anima da 1,1 miliardi e la presa del 5% di Mps - potrebbe aver posto le basi per la nascita del terzo polo.
Quelli di Piazza Gae Aulenti e Piazza Meda potrebbero non rimanere casi isolati, ma l’eventuale accelerazione del risiko di certo non porterà le banche italiane a dimenticarsi degli azionisti. Anche dopo le ultime trimestrali non sono mancati gli annunci di buyback e dividendi. E i conti dei nove mesi hanno evidenziato un settore ancora in salute, tanto che i profitti dei sette maggiori istituti tricolore hanno raggiunto un nuovo record a 20,2 miliardi (+22%).
Gli esperti hanno preso nota. «Dopo il successo delle trimestrali aggiorniamo le stime su tutte le banche italiane e aumentiamo le previsioni sull’utile netto stimato per il 2024-26 in media di circa il 3%», scrivono gli analisti di Jp Morgan. Queste modifiche «implicano un aumento di quasi il 2% dei nostri target price». Gli esperti insomma sono fiduciosi e invitano a puntare di nuovo sul settore, perché in borsa le prime otto banche italiane hanno le carte in regola per stupire ancora.
Su 120 analisti consultati, 76 hanno indicato rating buy, 39 hold e solo cinque sell. In media il valore delle azioni degli otto campioni dovrebbe crescere nei prossimi 12 mesi del 10,6% e questo nonostante il taglio dei tassi che sgonfierà il margine d’interesse. Il testa a testa tra Unicredit e Intesa Sanpaolo proseguirà anche in borsa, dove le ultime mosse nel sistema bancario hanno messo le ali a Mps (+102% da inizio anno) e a Bper (+100,6%), banca con il potenziale di crescita più elevato (+16,3%).
In realtà il 2024 è stato un anno d’oro per tutti i principali istituti italiani, che hanno performato meglio dei rivali europei: da gennaio l’indice Ftse Italia Banks ha guadagnato il 55,18%, mentre l’Euro Stoxx Banks «solo» il 22,39%.
La cavalcata degli ultimi mesi ha permesso a Intesa Sanpaolo di diventare la banca più capitalizzata d’Ue (vale 70 miliardi). Il ceo Carlo Messina si è mosso in anticipo rispetto ai competitor italiani, come dimostra l’opas lanciata nel 2020 su Ubi, ma ora non si può più espandere in Italia per sopraggiunti limiti antitrust.
Ca’ de Sass è stata un precursore anche sulle fabbriche prodotto, perché a differenza di molti rivali ha in pancia - tra le altre cose - una sgr (Eurizon), oltre a un’assicurazione (Intesa Sanpaolo Vita). Per gli analisti la corsa dell’istituto sarà più vertiginosa dei competitor (a parte Bper): i primi nove mesi si sono chiusi con un utile di 7,2 miliardi (+17%) e il 2025 andrà ancora meglio perché le previsioni sui profitti annui sono salite a 9 miliardi. Ecco spiegati i 21 buy e i 5 hold, senza sell.
Dopo gli ultimi conti anche Unicredit ha alzato le stime sugli utili - quelli del 2024 - a oltre 9 miliardi. Al ceo Andrea Orcel va il merito di aver aperto le danze del risiko bancario in Europa, ma la partita su Commerzbank resta incerta, complice la contrarietà dei vertici dell’istituto tedesco che cerca di crescere a sua volta con qualche acquisizione per rendere più indigesto il boccone. Per gli analisti Unicredit può stupire ancora (i buy sono 17), anche se le mosse future non devono oscurare il percorso passato.
Dal gennaio 2021, quando Orcel è stato indicato come nuovo ad, la capitalizzazione della banca è passata da 17 a 67 miliardi. Merito del ricco trattamento riservato agli azionisti, che nei prossimi anni dovrebbe migliorare ancora perché dal 2025 la quota di utili accantonati per il dividendo salirà dal 40 al 50%. Secondo gli esperti conviene comprare, anche perché «il titolo Unicredit è a buon mercato», ha sottolineato Mediobanca dopo i conti, «scambiato a 1,1 volte il patrimonio tangibile e sette volte il price-earnings 2025, con un rote 2025-26 previsto circa al 15%».
Il giorno dopo il blitz di Giuseppe Castagna a Siena il titolo Banco Bpm è salito del 3% e quello Mps dell’11,6%, segno dell’apprezzamento da parte degli investitori. La strada verso la nascita del terzo polo sembra tracciata. Con quali effetti per i soci? «Stimiamo che il dividendo staccato da Mps contribuirà tra il 2,5% e il 3% dei profitti di Bpm mentre, in caso di successo dell’opa su Anima, il contributo salirebbe al 5% dell’utile della combined entity», commenta Equita.
«Apprezziamo le scelte di Bpm che, a fronte di un consumo di capitale contenuto, rafforzano in modo significativo il business model e supportano lo sviluppo delle fabbriche prodotto, mantenendo opzionalità per la crescita futura e la remunerazione degli azionisti».
Se il nascituro terzo polo è arrivato a una capitalizzazione di oltre 20 miliardi è merito anche della cura Lovaglio. Il ceo di Mps ha realizzato l’impensabile: risanare una banca finita più volte sull’orlo del fallimento. La stretta della Bce ha dato una mano, ma per gli analisti il contributo di Lovaglio e le sentenze favorevoli sulla nota partita dei derivati - che hanno consentito al banchiere di liberare via via capitale e ridurre gli accantonamenti - sono state decisive in un percorso di crescita impreziosito dal ritorno anticipato alla cedola.
Rocca Salimbeni ha battuto le attese sui profitti anche nei primi nove mesi (1,57 miliardi, +68%) e così ha alzato le stime sull’utile pre-tasse del 2024 tra 1,3 e 1,4 miliardi, dai precedenti 1,3 miliardi. Numeri che hanno prolungato la luna di miele con gli investitori: quello di Siena è il titolo bancario salito di più da inizio anno (+243,9%). Anche per Mps, allora, nessun sell.
Per mesi è stato l’indiziato principale, ma alla fine il dominus di Unipol, Carlo Cimbri, non ha assestato la zampata finale sul Monte, frenato dall’accordo di distribuzione con Axa. Svanita Mps, Bper potrà indirizzare il capitale in eccesso verso i soci e, come già promesso dal ceo Gianni Franco Papa, portare il payout al 75% come dato medio fino al 2027 dal 30% del 2023.
Cimbri, allora, ha fatto bene a rafforzare la presa su Bper con uno swap che ha portato la quota potenziale al 24,62%. Ora potrebbe accelerare anche sul fronte della Popolare di Sondrio, di cui Unipol è primo azionista con il 19,7%. L’istituto valtellinese è la banca territoriale per eccellenza in Italia, ma in borsa potrebbe aver già espresso quasi tutto il suo potenziale (l’upside è solo del 3,4%).
Anche Mediobanca è stata più volte tirata in mezzo al risiko, più come preda che come compratore. Dopo la doppia mossa di Orcel e Castagna, Piazzetta Cuccia può concentrarsi sul rinnovo del board di Generali (di cui è primo azionista con una quota di circa il 13%) previsto a maggio 2025. La banca guidata dal ceo Alberto Nagel si è appena lasciata alle spalle un primo trimestre chiuso con utili in calo a 330 milioni (-6,1%), anche se sopra le attese.
La brusca correzione del titolo dopo i conti (-8,15%) è da ascrivere però al margine d’interesse, ora previsto stabile e non più in aumento dell’1-1,5%. Quello della merchant milanese comunque resta il titolo bancario con più prospettive di crescita (11,1%) dopo Bper e i colossi Intesa e Unicredit, merito anche del piano di buyback da 385 milioni.
L’elemento che distingue Credem è la solidità patrimoniale, caratteristica che di certo ha inciso sul potenziale upside dei prossimi 12 mesi: +9,4%, più di Bpm e Mps. Anche nei nove mesi la banca della famiglia Maramotti ha confermato indicatori patrimoniali tra i migliori in Ue con un cet1 ratio al 17,2%. L’utile netto è salito invece a 485,9 (+10,7%), ma l’istituto emiliano ha avvisato che il «margine finanziario ha raggiunto un picco» e ora si «aspetta un sostegno della redditività dalle commissioni».
Il taglio dei tassi sarà il prossimo banco di prova delle banche italiane. Si spiega anche così il tentativo di Castagna di interiorizzare una fabbrica prodotto come Anima per sostenere i ricavi da commissioni. Dbrs Morningstar ha evidenziato che «le banche si stanno concentrando su come incrementare le fee in un contesto di tassi più bassi. Le iniziative comprendono partnership e una crescita inorganica» con m&a.
Il risiko bancario permetterebbe anche di ridurre il gap di capitalizzazione con i giganti Usa (Jp Morgan vale 690 miliardi). Il divario è ampio e per accorciare le distanze serviranno nuovi passi avanti verso l’Unione bancaria. Istituti più grandi significano più prestiti per famiglie e imprese e quindi un’economia Ue più forte. Ma c’è da scommettere che ci saranno soddisfazioni anche per gli azionisti. (riproduzione riservata)