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Banche, chi vince il super risiko di Piazza Affari? Le 10 azioni al centro della sfida dopo l’ops di Mediobanca su Banca Generali
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Banche, chi vince il super risiko di Piazza Affari? Le 10 azioni al centro della sfida dopo l’ops di Mediobanca su Banca Generali

02 maggio 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2025, 20:29

L’ops a sorpresa di Piazzetta Cuccia sulla società di risparmio gestito del Leone porta a cinque le offerte previste nei prossimi mesi. Tra quote incrociate, premi, sconti e più di 6,5 miliardi di utili trimestrali attesi, ecco i cavalli vincenti su cui puntare oggi nelle partite del risiko

Quando si parla di banche italiane, da qualche mese a questa parte le sorprese non finiscono mai. E nonostante il contesto di forte volatilità dei mercati, in qualsiasi momento può arrivare un fulmine a ciel sereno a scompaginare tutte le carte in tavola. La reazione della borsa non si fa attendere: da inizio anno i titoli coinvolti nel risiko hanno registrato un total return medio (dividendi inclusi) del 22,1%, che decolla al 171% medio su un orizzonte di tre anni (con punte sopra il 540%, come nel caso di Unicredit).

L’ultima novità è arrivata all’alba di lunedì 28 aprile, quando Mediobanca ha comunicato al mercato il lancio di un’offerta pubblica di scambio su Banca Generali, che verrà pagata in azioni Generali, di cui Piazzetta Cuccia detiene circa il 13%. L’operazione, chiara contromossa all’ops ostile di Mps sulla merchant bank milanese, porta a cinque i deal annunciati e previsti nei prossimi mesi. Se andranno in porto, coinvolgeranno oltre 31 milioni di clienti in Italia e all’estero. Chi uscirà davvero vincitore da questa tornata di risiko, anche in vista dell’avvio della stagione delle trimestrali con oltre 6,5 miliardi di utili attesi? E su quale titolo conviene puntare oggi? Ecco le aspettative banca per banca.

MEDIOBANCA

Quanto può crescere
con il risparmio gestito

Piazzetta Cuccia è ormai divenuta soggetto attivo del risiko dopo il lancio dell’ops su Banca Generali. Un’operazione che, se andrà in porto, trasformerà il core business del gruppo: sempre più private bank (area ad alto valore aggiunto secondo gli analisti), sempre meno banca di partecipazioni. Il consenso Bloomberg ancora non sconta questo potenziale.

Sul titolo ci sono tre raccomandazioni di acquisto (buy), 10 di mantenimento (hold), una sola di vendita (sell). Tra gli ottimisti c’è Jefferies, che ha appena aggiornato il prezzo obiettivo (+10% a 16,5 euro), pur confermando un giudizio cauto. «La base ricavi della società è ben diversificata e riteniamo che il recente piano industriale sia focalizzato sulle leve giuste», scrivono gli analisti, che hanno al contempo alzato le stime sugli utili per azione del 2026 e del 2027 del 5% all’anno.

Più ottimista è il giudizio di Equita, che suggerisce di comprare Mediobanca e le attribuisce un prezzo obiettivo di 19,5 euro. In vista dei conti trimestrali del prossimo 9 maggio (atteso un utile netto di tra i 297 e i 333 milioni), la sim sottolinea come «Mediobanca sia, tra i titoli finanziari, uno di quelli con la minor sensibilità al margine di interesse netto, un vantaggio competitivo in un contesto di tassi in calo». Titolo da comprare (con prezzo obiettivo a 21 euro) anche per Morgan Stanley, che si aspetta un indice di solidità bancaria Cet1 «al 15,5%, 200 punti base sopra il target del management: un dato che offre l’opportunità di fare m&a e buyback».

BANCA GENERALI

La scommessa
su un rilancio nell’ops

La società di risparmio gestito di cui Generali è primo azionista ha ufficialmente inaugurato la stagione del risiko con l’opa (concordata e quindi vincente) su Intermonte, e ora è diventata oggetto del desiderio di Mediobanca, a sua volta azionista rilevante della sua capogruppo.

Banca Generali è arrivata a scambiare ai suoi massimi storici: nonostante ciò, gli analisti apprezzano ancora il titolo, con zero raccomandazioni di vendita, 5 hold e 2 di acquisto. Tra questi c’è Barclays, che crede che l’azione possa arrivare fino a 60 euro (dai circa 53 attuali) per almeno due motivi. Primo, nell’ambito dell’offerta di Mediobanca «il premio accordato (11,4% alla data dell’annuncio, ndr) sembra contenuto sulla base delle sinergie annunciate». Potrebbe quindi esserci spazio per aumentarlo. Secondo, gli analisti sono fiduciosi sui fondamentali (utile trimestrale atteso a 105 milioni, -14% annuo) «in vista dell’aggiornamento sul contributo di Intermonte per i prossimi trimestri».

MONTEPASCHI

Conto molto solidi
ma forse un po’ cara in prospettiva

L’attivismo dei soci entrati nel corso dell’ultima tranche di privatizzazione del Monte (su tutti Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin) ha portato la banca senese, di cui il Tesoro detiene ancora l’11,7%, ad avventurarsi nella scalata ostile a Mediobanca, con l’avvio dell’ops atteso tra giugno e luglio. Gli analisti sono perlopiù positivi sul titolo di Rocca Salimbeni, con 6 buy, 3 hold e un solo sell. Il tutto con un prezzo obiettivo medio leggermente più alto (+0,5%) di quello attuale.

Equita, che ha espresso «dubbi sulla compatibilità dei modelli di business» per quanto riguarda l’ops su Mediobanca (di cui la stessa Equita è advisor nell’operazione Banca Generali) crede che il titolo sia un po’ caro, dato che sulla base delle sue stime riferite al 2026 tratta «a 8,8 volte gli utili, superiore alla media di settore in area 8,3». Al contempo la sim, che sul Monte ha espresso un giudizio hold, si aspetta un primo trimestre «con dinamiche analoghe a quelle settoriali, caratterizzato da margine di interesse in calo ma ancora sostenuto, commissioni in crescita e costi operativi in modesto incremento». Barclays stima un utile netto trimestrale di 359 milioni, in aumento dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2024.

GENERALI ASSICURAZ.

Una partita
che è solo all’inizio

Che impatto avrà l’eventuale uscita di Banca Generali dal controllo del Leone se la compagnia triestina decidesse di aderire all’ops di Mediobanca il suo 50,2% delle azioni? Oggi la banca guidata da Gian Maria Mossa contribuisce per circa il 4,5% agli utili della capogruppo, mentre da Banca Generali arriva circa il 12% della raccolta Vita realizzata in Italia. Proprio lo scorso 17 aprile, Banca Generali e Generali Italia avevano deciso di rafforzare la partnership strategica per la distribuzione di prodotti e servizi destinati alla rispettiva clientela.

Se l’ops andasse in porto, Banca Generali cambierebbe nome, assumendo il marchio Mediobanca, e quegli accordi sarebbero tutti da riscrivere anche se l’intenzione di Piazzetta Cuccia, ha chiarito il ceo, Alberto Nagel, è restare il partner di riferimento di Generali. Il mercato si domanda, però, cosa potrebbe fare il gruppo assicurativo del suo 6,5% di azioni (vincolate ad un lock-up di un anno) che riceverebbe in cambio di Banca Generali. Se buona parte di quel pacchetto venisse annullata, l’aumento dell’utile per azione renderebbe più raggiungibili gli obiettivi di crescita del nuovo piano industriale, secondo gli analisti. Nei giorni successivi all’annuncio dell’ops (dopo una iniziale flessione) il titolo è tornato oltre quota 32 euro, anche perché la compagnia sarebbe ancora più contendibile.

INTESA SANPAOLO

Un passo
verso Trieste?

Intesa Sanpaolo ha avviato la stagione dell’m&a in epoca Covid, con l'ops su Ubi Banca nel 2021. E poi il gruppo guidato dall'ad Carlo Messina ha preferito crescere per vie interne. Intesa resterà fuori dalla nuova partita del risiko? La domanda che si pone il mercato, è: a chi verrà offerta la quota di Mediobanca in Generali? A Unicredit, che detiene già il 6,6% del Leone oppure a Intesa Sanpaolo, che ha già valutato in passato una potenziale acquisizione della compagnia e ha deciso di non procedere.

Ca’ de Sass, intanto, aprirà la stagione delle trimestrali bancarie il 6 maggio. Gli analisti di Bloomberg si aspettano un margine di interesse nel primo trimestre 2025 sopra i 3,7 miliardi. I ricavi da commissioni, visti come contrappeso alla flessione del margine da interesse, dovrebbero invece crescere del 4%, secondo il consenso, mentre il Cet1 dovrebbe superare le attese del 13%. Gli analisti di Kbw hanno un giudizio outperform sul titolo, con un target price di 5,36 euro (pari ad un potenziale rialzo del 30%) e si spettano un dividend yield dell'8,9% nel 2025, con una redditività (adjusted Rote) del 19%. Il prezzo obiettivo medio del consenso Bloomberg sul titolo è di 5,12 euro con 22 giudizi buy, 3 hold e 2 sell.

UNICREDIT

Il gioco
delle tre carte

Unicredit siede su tre tavoli: ha lanciato un’ops su Banco Bpm con un premio praticamente nullo (0,5%), trovando il muro della stessa banca milanese e del governo. Il gruppo guidato dal ceo Andrea Orcel ha poi rilevato circa il 28% del capitale di Commerzbank, suddiviso tra una partecipazione diretta del 9,5% e una quota aggiuntiva acquisita tramite derivati.

La Bce ha autorizzato Unicredit ad aumentare la partecipazione fino al 29,9%, soglia appena al di sotto del limite del 30% che obbligherebbe a lanciare un’offerta pubblica. La banca non ha però ancora convertito integralmente le posizioni derivate in azioni, rinviando la decisione a fine anno. Nel frattempo, il gruppo si è mosso su Generali, acquisendo un pacchetto del 6,6%. Strategica ora la scelta di Trieste: a chi girerà la quota oggi in mano a Mediobanca? Se andasse a Unicredit, la banca milanese avrebbe il 19,8% superando la somma delle partecipazioni del gruppo Del Vecchio (10,05%) e di Caltagirone (6,9%).

Unicredit pubblicherà i conti il 12 maggio. Il consenso degli analisti elaborato dallo stesso istituto si aspetta un primo trimestre con profitti per 2,34 miliardi (valore medio) e ricavi per oltre 6 miliardi. Sotto il profilo della solidità patrimoniale, il Cet1 è indicato al 15,28%. Gli analisti di Kbw hanno un rating outperform, con prezzo obiettivo di 56,91 euro che corrisponde ad un potenziale rialzo del 21%. Il target price medio del consenso Bloomberg è di 54,78 euro composto da 16 giudizi buy (comprare), 5 hold (tenere) e 2 sell (vendere).

CRÉDIT AGRICOLE

La campagna d’Italia

L’Italia rappresenta il secondo Paese per Crédit Agricole, che detiene una partecipazione strategica del 19,8% in Banco Bpm. Alla presentazione dei conti relativi al primo trimestre 2025, il ceo, Philippe Brassac, ha spiegato che non ha fretta di decidere se conferirà all'ops di Unicredit il suo pacchetto in Piazza Meda. Anche perché fra due anni scade l'accordo di distribuzione sul risparmio gestito fra la controllata Amundi e la stessa Unicredit. E la questione è rilevante. «Vogliamo uscire da questa situazione più forti», ha detto Brassac. «Stiamo chiaramente lavorando al rinnovo dell’accordo tra Unicredit e Amundi, ci auguriamo che venga confermato». Dopo i conti il consenso Bloomberg vede 8 rating buy, 10 hold e 3 sell con un prezzo obiettivo medio a 17,87 euro, sopra il prezzo attuale (16,5).

BANCO BPM

Potenziale di upside
al lumicino

Da lunedì 28 aprile gli azionisti di Banco Bpm possono scambiare un’azione con 0,175 azioni di Unicredit di nuova emissione. Per aderire all’ops hanno tempo fino al 23 giugno, anche se è possibile una proroga al 30. L'offerta ai valori attuali non offre un premio, bensì uno sconto del 9,9%. Ciò significa che, oggi come oggi, non conviene aderire e che è difficile anche un rilancio da parte dell’istituto di Andrea Orcel, che deve fare i conti non solo con l'acquisizione di Anima da parte del Banco (senza il beneficio del Danish Compromise), ma anche con le condizioni dure che il governo ha posto al termine della procedura Golden Power, tra cui abbandonare la presenza in Russia entro gennaio 2026.

Dunque, c’è il rischio di una caduta del titolo del Banco qualora Unicredit dovesse ritirare la sua offerta, anche di fronte a una trimestrale (7 maggio) resiliente, secondo Equita: margine di interesse a 808 milioni di euro (-7% anno su anno), ricavi a 1,44 miliardi (piatti), utile netto a 460 milioni (+24%) e Cet1 in calo dal 15,1% del quarto trimestre del 2024 al 14,5% a causa dell’impatto di Basilea 4 (-80 punti base). Per altro per gli stessi analisti l’azione ai prezzi attuali è correttamente valutata: scambia a un p/e di 9,11, quindi a premio rispetto alla media del settore di 8,3 e il target price medio a 10,08 euro è a ridosso della quotazione attuale.

BPER

Un’azione a sconto
e ricco dividendo

Bper ha la strada più spianata per fondersi con la Banca Popolare di Sondrio. L’assemblea degli azionisti della banca emiliana ha approvato quasi all’unanimità (99,9%) l’aumento di capitale a servizio dell’ops sulla Sondrio, basata su un concambio di 1,45. Al contempo il governo ha deciso di non esercitare i poteri speciali. Per quanto riguarda le tempistiche, il completamento del processo autorizzativo è atteso entro giugno, con l’avvio dell’offerta per la fine del mese.

L’operazione è condizionata a un livello minimo di adesione pari al 50% più un’azione della banca valtellinese, soglia rinunciabile purché venga raggiunto almeno il 35% del capitale. Gli analisti continuano a consigliare l’acquisto dell’azione perché tratta decisamente a sconto (p/e di 7,54) rispetto al settore, offre un rendimento del dividendo di oltre il 10,5% e, in caso di esito favorevole dell’offerta sulla Sondrio, vedono un ulteriore upside per ora non scontato nei loro target price. Come le altre banche, anche Bper risentirà nel primo trimestre (7 maggio) del calo dei tassi e dell’impatto di Basilea 4 sul capitale: il margine di interesse è visto contrarsi del 5% a 805 milioni, i ricavi del -1% a 1,34 milioni, mentre l’utile dovrebbe crescere del 19% a 367 milioni con un Cet1 i in area 15,3% (da 15,8% del 2024).

POPOLARE SONDRIO

Un boccone ambito,
anche in Olanda

Sostenuto dall’appeal speculativo legato all’offerta di Bper, il titolo della Banca Popolare di Sondrio scambia sopra la media del settore (9,3 contro 8,3), motivo per cui non è coperto con nessun rating buy da parte degli analisti, ma il rapporto di scambio dell'offerta continua a esprimere uno sconto implicito che, rispetto ai prezzi attuali, è pari al 6,2%.

Il premio potrebbe arrivare dall’olandese Ing che avrebbe messo gli occhi sull’istituto valtellinese. L’ad Steven van Rijswijk, durante la presentazione della trimestrale il 2 maggio, ha lasciato la porta aperta a un’eventuale acquisizione. Dichiarazioni che seguono quelle di Carlo Cimbri, presidente di Unipol (che detiene il 19,7% della Sondrio e anche il 24,6% di Bper), il quale aveva anticipato che «un gruppo dai colori arancioni (distintivi di Ing, ndr) ha dato mandato a legali locali di studiare un’operazione sulla Popolare». Una resistenza tenace arriva però dai piccoli azionisti della banca valtellinese, riuniti in un’associazione molto attiva. Quel che è certo è che rispetto a Bper la Popolare di Sondrio nel primo trimestre (6 maggio) sfoggerà un’ottima tenuta del margine di interesse a 270 milioni (+1%) e dei ricavi a 414 milioni (+1%) con un utile netto stimato a 159 milioni (+10%).

BANCA IFIS

Un capitale
da dieci e lode

Chi è un passo più avanti delle altre è Banca Ifis. La Bce le ha concesso il via libera condizionato all’acquisizione di Illimity nell’ambito dell’offerta pubblica di acquisto e scambio annunciata lo scorso 8 gennaio a 3,55 euro per azione (livello raggiunto e superato nell’intraday di venerdì 2 maggio). L’autorizzazione è subordinata alla realizzazione, post closing, di una due diligence finalizzata alla determinazione del badwill, sulla base del patrimonio netto effettivo della banca fondata da Corrado Passera.

L’operazione, non concordata, ha già ottenuto il parere favorevole dell’Antitrust e del Golden Power. Il periodo di adesione all’offerta dovrebbe svolgersi tra giugno e luglio. La soglia minima per l’efficacia dell’opas parte dal 66,67% del capitale di Illimity, ma potrà scendere fino al 45% più un’azione. Banca Ifis può permettersi questo e altro. A livello di capitale, nel primo trimestre (8 maggio) dovrebbe registrare un Cet1 ratio pari al 16,3% (+20 punti base), un livello molto solido in vista dell’opas e dei relativi costi di integrazione. Il margine di interesse dovrebbe scendere del 9% a 128 milioni, i ricavi del 10% a 166 milioni e l’utile netto del 18% a 39 milioni. Ma il titolo anche stand-alone tratta a valutazioni interessanti (p/e di 7,27) e offre un’eccellente remunerazione: Equita ha stimato uno yield medio 2025/26/27 di oltre il 10%, che pensa sia sostenibile alla luce del solido track record e del business model diversificato.

ILLIMITY

Prove di rilancio
dopo una fase difficile

Diversa la fotografia per Illimity che ha corretto il bilancio 2024 dopo una rettifica inaspettata di 53,5 milioni e ha archiviato l’esercizio con una perdita netta di 38,4 milioni. Il ritorno all’utile, su base stand-alone, è previsto nel 2025 (23 milioni secondo Equita che, però, ha azzerato il dividendo), pur in calo, per poi raggiungere 80 milioni nel 2028. Obiettivi considerati ambiziosi dagli analisti che restano cauti sull’azione anche perché scambia a un p/e elevato di 14,26 e i numeri dei primi tre mesi (9 maggio) di quest’anno dovrebbero mostrare cali a due cifre: margine di interesse -12% a 35 milioni, ricavi a 65 milioni (-12%) e utile netto a 4 milioni (10,8 milioni nel primo trimestre del 2024). (riproduzione riservata)



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