Tassi di interesse invariati negli Stati Uniti, in rialzo in Europa. Sono stati questi gli esiti delle riunioni della Bce il 14 settembre e della Fed il 20. Il presidente della Fed Jerome Powell ha però lasciato intendere che un altro rialzo prima della fine dell’anno è possibile: «Siamo pronti ad alzare ancora i tassi se fosse appropriato e intendiamo mantenere un livello restrittivo fino a quando ci sentiremo fiduciosi», ha detto in conferenza stampa.
Oggi, 21 settembre, altre quattro banche centrali decidono sui tassi: la National Bank della Svizzera, la Riksbanken della Svezia, la Bank of England (BoE) del Regno Unito e la Norges Bank della Norvegia. Svezia e Norvegia hanno alzato i tassi mentre la Svizzera e il Regno Unito li haanno lasciati fermi. Domani, venerdì 22, è il turno della Bank of Japan.
La Banca d’Inghilterra ha deciso di lasciare i tassi di interesse fermi al 5,25%. Durante la riunione, secondo quando si apprende da un comunicato della BoE, il direttorio si è spaccato con 5 voti a favore dello stop ai rialzi e 4 voti per un aumento di 25 punti base.
La pausa della BoE arriva all’indomani dei dati sull’inflazione nel Regno Unito che hanno fatto segnare un inatteso rallentamento al 6,7% (dal 6,8%) su agosto. Secondo le previsioni della banca centrale inglese l’inflazione dovrebbe tornare al 2% nel secondo trimestre del 2025.
La Svizzera ha interrotto inaspettatamente i rialzi dei tassi di interesse. La Banca Nazionale ha infatti mantenuto il tasso di riferimento all’1,75%, affermando che il significativo inasprimento della politica monetaria negli ultimi trimestri sta già contrastando l’inflazione, prevista al 2,2% in Svizzera sia nel 2023 che nel 2024. Il pil svizzero dovrebbe crescere di circa l’1% quest’anno secondo le stime, ma nel secondo trimestre l’economia si è fermata. Il tasso d’inflazione annuale è rimasto fermo all’1,6% in agosto, ai minimi da gennaio 2022.
La pausa della banca centrale ha colto di sorpresa il mercato che prevedeva un aumento di 25 punti base a settembre. Tuttavia, non è escluso un ulteriore inasprimento nelle prossime riunioni al fine di garantire la stabilità dei prezzi nel medio termine.
Nella riunione di oggi, 21 settembre, la Banca centrale svedese ha deciso di aumentare di 25 punti base il tasso di riferimento, ora al 4%, ai massimi dal 2008. L’aumento, l’ottavo consecutivo, ha rispecchiato le previsioni degli analisti.
La banca centrale ha inoltre aggiunto che il tasso potrebbe salire ancora perché l’inflazione, nonostante il calo dovuto a una politica monetaria restrittiva e alla diminuzione dei prezzi dell’energia, resta troppo alta. Le previsioni la danno all’8,6% nel 2023, in calo rispetto all’8,9% della stima precedente, ma in crescita al 4,6% nel 2024 (prima era attesa al 4,3%).
La banca centrale vede ora un tasso medio del 4,03% nel quarto trimestre del 2023 contro il 3,99% previsto in precedenza. L’economia svedese dovrebbe chiudere il 2023 con una contrazione dello 0,8%, superando le aspettative di un -0,5%, e si prevede una decrescita dello 0,1% anche nel 2024.
La Norges Bank ha alzato il tasso di riferimento dello 0,25%, portandolo al 4,25%, e ha annunciato che questo inasprimento non sarà l’ultimo. «Verosimilmente ci sarà un ulteriore rialzo dei tassi, molto probabilmente a dicembre», ha detto il governatore Ida Wolden Bache. Questa dichiarazione ha contraddetto le previsioni degli economisti intervistati da Reuters che si aspettavano che il ritocco all’insù di oggi avrebbe segnato il culmine del ciclo di rialzi.
L’inflazione core si è attestata al 6,3% in agosto in Norvegia, in calo rispetto al picco di giugno del 7,0% ma lontana dall’obiettivo del 2% della Norges Bank. Nel 2024 dovrebbe scendere al 4,7% secondo le previsioni della banca centrale (a giugno la stima per il prossimo anno era del 4,6%).
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