«Diamo avvio al percorso che porterà alla nascita della Banca Agricola Popolare di Sicilia (Baps) con un’iniziativa ad alto valore aggiunto: regaleremo ai soci della nuova compagine un’azione ogni 25 possedute. Questa scelta testimonia la fiducia che riponiamo nella nostra banca e rafforzerà l’allineamento di interessi fra i nostri principali stakeholder. Speriamo inoltre di favorire un’assunzione condivisa delle decisioni, in un’ottica di lungo periodo». Il ceo Saverio Continella premia i soci della Banca Agricola Popolare di Ragusa (Bapr) in vista dell’integrazione della Banca Popolare Sant’Angelo (Bpsa). L’istituto di Licata aveva bisogno di un rafforzamento patrimoniale dopo aver chiuso il 2023 con un rosso dopo le imposte di 23 milioni, dovuto a una svalutazione di crediti fiscali differiti.
Anche gli azionisti di Bpsa riceveranno i nuovi titoli, che in totale dovrebbero essere circa un milione. Il valore orientativo delle azioni si può ricavare dalla piattaforma Vorvel, dove è indicato un prezzo di 12,1 euro. «L’assegnazione dovrebbe avvenire a cavallo di fine anno e ci tengo a precisare che non si tratta di azioni di nuova emissione, ma di titoli riacquistati in questi anni».
Domanda. I soci dei due istituti voteranno sulla fusione a settembre. Quando sarà operativa?
Risposta. Pensiamo di poter concludere le operazioni necessarie entro fine novembre, ma prima le due assemblee devono esprimere parere favorevole.
D. Non temete i troppi recessi? Il prezzo è di 2,58 euro e il limite massimo è 7 milioni: oltre l’operazione salta.
R. Il cda di Bpsa ci dice di sentirsi ottimista. Il progetto è allettante, l’operazione importante e avvantaggia tutti i soci. Quindi attendiamo fiduciosi.
D. La nuova banca si chiamerà Baps. Vi dispiace lasciare il vecchio nome?
R. La logica è quella di esportare con grande orgoglio il modello Ragusa, rinnovato e in una nuova proiezione regionale. Quindi noto solo elementi positivi nel rebranding, anche se non mancheranno le iniziative per tenere vivo il nome Bapr.
D. Come si arriva a questa fusione?
R. In questi anni abbiamo svolto un grande lavoro per mettere in sicurezza la banca. Abbiamo diminuito i rischi, fatto evolvere il modello di business e confermato i nostri storici livelli di patrimonializzazione. A questo punto era diventato naturale avviare un percorso di crescita, favorito da alcuni fattori esogeni legati alla Sant’Angelo. In ogni caso si tratta di un’operazione tra le più naturali possibili tra due popolari, frutto dei fondamentali.
D. Cosa intende?
R. Baps avrà un attivo di 6,6 miliardi (+21%), oltre 900 dipendenti (+25%) e 106 filiali (+28%) presenti in tutte le province, tranne a Trapani. Saremo il terzo istituto dell’isola dopo Intesa Sanpaolo e Unicredit, con una quota di mercato del 10%. Senza contare le sinergie sui costi, legate all’economia di scala, oltre a quelle sui ricavi, soprattutto sulla redditività commissionale, sulla produttività degli impieghi e sul costo della raccolta.
D. Un altro vantaggio è la possibilità di riassorbire parte del rosso di Bpsa. Di che cifre parliamo?
R. Fare una stima è complicato: dipenderà dalla redditività prospettica di Baps, su cui siamo ragionevolmente ottimisti.
D. La base di partenza è solida. Bapr ha chiuso il primo semestre con un risultato netto di 20,1 milioni (+5%).
R. Abbiamo registrato una crescita costante, confermato la solidità patrimoniale e rafforzato il derisking con un npl ratio netto all’1,9%. Ma quello che ci rende più orgogliosi è il supporto all’economia siciliana: in sei mesi abbiamo erogato circa 250 milioni di nuovo credito a famiglie e imprese, numeri importanti per una banca del territorio.
D. Questa strategia commerciale cambierà dopo la fusione?
R. Resteremo un istituto tradizionale anche se il nostro modello di business è in continua evoluzione. Negli ultimi quattro anni Bapr è cresciuta del 50% nel gestito e siamo convinti di poter continuare su questa strada, anche per compensare il calo dei tassi. In futuro, inoltre, vogliamo incrementare la nostra capacità consulenziale a favore di famiglie e imprese.
D. Dopo esservi rafforzati in Sicilia vi espanderete anche nel resto d’Italia? Si fa il vostro nome per le banche di Torre del Greco e di Orvieto.
R. Prima ci concentreremo sull’integrazione efficace e rapida di Bpsa. Poi ci rafforzeremo sull’isola per coprire l’unica provincia che ci manca, Trapani. Fuori dalla Sicilia siamo già presenti a Milano e Roma, per il resto continueremo a osservare il mercato per capire se ci sono opportunità. (riproduzione riservata)