Il nuovo piano industriale di Banca Ifis verrà presentato all’inizio del secondo semestre del 2026, quando si avrà stabilità sul perimetro del gruppo dopo l'opas su Illimity. L’integrazione sta procedendo, con i prossimi passi chiave rappresentati dal completamento della due diligence richiesta dalla Bce (entro la fine del 2025) e dalla definizione del modello operativo e della struttura della nuova società combinata, che potrebbe richiedere ulteriori dismissioni di asset.
Alla fine del 2025 il coefficiente patrimoniale Cet1 di Banca Ifis è atteso in area 14% (Equita lo vede al 13,5% dal 13,4% precedente, escludendo la cessione di Hype ed eventuali svalutazioni di Illimity). Il dividendo a valere sul bilancio 2025 dipenderà dai risultati operativi, ma anche da eventuali nuove cessioni, visto che l’istituto che gestisce crediti deteriorati sta valutando la potenziale vendita di altri business non-core. Per altro Banca Ifis ha già detto che intende mantenere una dividend policy interessante. Quanto al target di utile netto nel 2027 è atteso dalla società a 250 milioni (Equita stima 217).
Le aree che richiedono maggior attenzione, secondo Mediobanca Research, includono gli asset non core e le joint venture/tech venture. Gli asset non core (1,8 miliardi di euro), principalmente Npl e B-Ilty (l'offerta bancaria di Illimity pensata per le aziende), sono in fase di run-off, con il management che punta a una riduzione significativa entro quattro anni per liberare capitale a supporto della crescita del business core.
«Le tech venture e le partnership IT rimangono, secondo noi, un’area chiave di incertezza. In particolare, le partnership IT prevedono contratti di outsourcing a lungo termine, che potrebbero complicare la realizzazione delle sinergie di costo e richiedere una rinegoziazione o una cessazione anticipata», precisa la banca d’affari.
Nei prossimi trimestri Banca Ifis dovrebbe concentrarsi sulla riduzione delle attività non core di Illimity e sulla definizione della piattaforma operativa della nuova banca che nascerà dall’integrazione.
«Questo processo potrebbe essere completato più rapidamente mediante svalutazioni di asset per accelerare le dismissioni e/o rinegoziazioni contrattuali, sebbene potenzialmente a scapito del capitale del gruppo», avverte Mediobanca Research. In alternativa, suggerisce, «un approccio più graduale preserverebbe il capitale, ma probabilmente comporterebbe un momentum più debole a livello di utili».
La maggior parte dei costi una tantum dovrebbe essere contabilizzata nel 2025 (110 milioni di costi di integrazione e 70 milioni di rettifiche di valore). «Prevediamo un utile netto rettificato di 128 milioni nel 2025, in aumento fino a 212 milioni nel 2027, il 15% al di sotto dell’obiettivo di 250 milioni», continua Mediobanca Research, stimando la distribuzione di un dividendo di 1,8 euro per azione nel 2025, con un Cet1 ratio intorno al 13% (o 13,6% pro forma, includendo l’impatto della vendita del 50% della partecipazione in Hype).
«Le nostre previsioni indicano un tasso medio annuo di crescita del dividendo del 2% per il periodo 2024-2027 con Cet1 in aumento al 14%», conclude Mediobanca Research che ha alzato il target price su Banca Ifis da 22,5 a 26 euro (stabile a 25,36 euro in chiusura in borsa il 18 dicembre), ma ha confermato il rating neutral perché la visibilità è ancora limitata. Invece, Equita ha un rating buy con un target price a 28,50 euro. (riproduzione riservata)