I mercati hanno iniziato il 2024 in maniera piuttosto volatile in attesa di capire come avverrà il taglio dei tassi nei prossimi mesi. Quello che emerge, in linea generale, è il miglior andamento relativo delle società medio-piccole rispetto alle blue chip, in una strutturale rotazione di portafoglio.
Il Ftse All Share ha registrato una performance negativa dello 0,8% nell'ultimo mese ed è in calo dello 0,9% su base annua (+14,4% a un anno), mentre il Ftse Italy Mid-Cap è positivo (+0,5%) a un mese (-1% da inizio anno, +3,9% a un anno) e il Ftse Italy Small Cap è salito dello 0,8% a un mese, lasciando sul terreno il 3,5% da inizio 2024 (-7,3% a un anno). I dati sono stati registrati il 17 gennaio e sono contenuti nel report Italian Mid/Small Cap Monthly di Intermonte. Guardando alle performance delle piccole e medie società quotate in Europa, l'indice Msci Europe Small Cap è sceso del 2,7% nell'ultimo mese, registrando un dato peggiore di quello italiano.
Il calo delle pmi a Piazza Affari è legato anche alle attese di crescita dell’utile nel 2024 da parte degli analisti. Che in generale, per la piazza di Milano, è attorno allo zero per l’effetto di compressione dei tassi alti sui margini delle aziende. Intermonte, dal canto suo, ha appena attuato «una revisione al ribasso del -0,2/-0,3% delle stime sugli utili per azione (eps) attesi nel 2023/2024 in relazione al segmento delle mid/small cap», spiega Andrea Randone, Head of Mid Small Cap Research di Intermonte. Su base prezzo/utile, il panel di società seguito dalla Sim è scambiato tuttavia con un premio del 33% rispetto alle large cap, «ben al di sopra del premio medio storico (17%)», prosegue Randone.
Osservando l'andamento degli indici ufficiali italiani, emerge dallo studio che la liquidità delle large cap nell'ultimo mese (misurata moltiplicando i volumi medi per i prezzi medi in un determinato periodo) è superiore del 15% rispetto allo stesso periodo di un anno fa ed è in crescita del 6,9% a livello annuale. Il quadro, invece, «è più preoccupante per le mid/small cap: nello specifico, la liquidità per le mid cap è scesa del 6,6% anno su anno, mentre per le small cap del 6,3%», sottolinea Randone.
All’interno dello strategy report, Intermonte si aspetta un calo graduale dei tassi nel corso del primo semestre che potrebbe essere meno aggressivo di quanto attualmente previsto dagli investitori.
Nonostante le tensioni geopolitiche, la visione «sul mercato italiano resta costruttiva: ci aspettiamo che le mid/small cap riacquistino slancio dopo la sottoperformance del 2023, generata dalla rotazione di portafoglio (dai titoli Growth a quelli Value) e dai riscatti dei fondi Pir», nota Intermonte. Randone ritiene che all’interno di questo segmento «vi siano ancora titoli con ottime prospettive di crescita e valutazioni interessanti».
In particolare, le preferenze vanno ai titoli con «un'elevata visibilità sulle stime e modelli di business resilienti, come le società legate alla trasformazione digitale, le utility, alcuni industriali legati a piani di investimento a lungo termine e i consumer che godono di un forte posizionamento e di un buon pricing power (potere di alzare il prezzo al consumatore finale, ndr)». Le operazioni di M&A, nota Randone, «potrebbero tornare a interessare quei titoli che generano abbondante liquidità e sono alla ricerca di opportunità di crescita, così come le società che sono un possibile target per acquisizioni o delisting».
Nella sua revisione trimestrale del 22 novembre 2023, Assogestioni ha pubblicato i dati aggiornati sulla raccolta Pir del terzo trimestre ‘23. In termini di asset in gestione, i Pir ordinari hanno gestito 16,3 miliardi, mentre 1,5 miliardi sono stati investiti in fondi Pir alternativi. I dati sui deflussi in ottobre e novembre sono rimasti «poco incoraggianti, rispettivamente pari a -172,1 milioni di euro e -153,8 milioni, portando i deflussi dei primi undici mesi dell’anno a 2,48 miliardi di euro», conclude Intermonte. (riproduzione riservata)