Al di là di situazioni speculative di breve termine o di operazioni straordinarie, è sempre la cara e vecchia ricetta, fatta di crescita di ricavi e margini, a fare da carburante alle prestazioni delle azioni in borsa. O quanto meno a sostenerne le quotazioni. C’è ovviamente chi ha corso e chi invece ha frenato, come si evince dalla tabella in pagina che mostra i titoli non finanziari che hanno già diffuso le semestrali.
Su 100 titoli solo 25 sono stati capaci di registrare aumenti di fatturato sui 12 mesi di oltre il 10%. Mentre oltre un terzo (35) ha fatto registrare una contrazione dei ricavi. Non che la borsa registri pedissequamente l’andamento dei fondamentali di bilancio, ma certo una società che mostra conti in crescita ha più atout da spendere nell’eventuale apprezzamento del mercato.
Tra chi marcia negli ultimi 12 mesi con espansione delle attività a doppia cifra spiccano nomi significativi. È il caso del settore delle costruzioni e delle infrastrutture con titoli come Maire e il più grande contractor italiano che è Webuild.
Maire ha portato a casa un incremento dei ricavi di quasi il 30% con una redditività industriale che ha corso ancora di più con l’ebitda salito del 36%. I due parametri vanno letti insieme dato che la sola progressione delle vendite da sola non basta se la redditività viene compressa.
Copione ancora più nitido per Webuild che si appresta in futuro a operare sulla gigantesca e controversa opera del Ponte sullo Stretto di Messina. Nel frattempo i conti brillano con il fatturato salito a oltre 6,6 miliardi con un margine operativo lordo in progressione del 39%.
Poi ecco titoli strettamente legati al settore della Difesa, in particolare Leonardo, ma anche Fincantieri che ha una divisione nel business militare. Hanno corso e molto sia in borsa che sui conti dallo scoppio della guerra russo-ucraina. Vere regine del listino milanese se si escludono le banche che hanno fatto corsa a sé. Ma ora si rischia di entrare in una zona d’ombra.
Le prospettive della tregua tra Mosca e Kiev sono un “pessimo” segnale per i loro affari e le commesse future. Tanto che nella giornata di martedì scorso sulle prospettive della tregua nel conflitto sono precipitate in borsa con cali a doppia cifra. Per poi arrestare la caduta e rimbalzare nei giorni successivi. Ma è ovvio che potrebbero avere raggiunto lo Zenit delle quotazioni e in futuro se la pace arriverà, il loro momento di gloria sarà dietro le spalle.
Altro titolo che non smette di sorprendere è Prysmian. L’azienda di cavi e infrastrutture ottiche ha aumentato ricavi e margini. E il suo trend non è episodico: dal 2021 il peso del margine operativo lordo sui ricavi è raddoppiato passando dal 6% al 12% atteso per fine 2025. E negli ultimi 5 anni la performance sul listino è di oltre il 200%.
Con una corsa così esplosiva basta però poco per far flettere le quotazioni. Sulla notizia della discesa sotto il 5% nell’azionariato di BlackRock, il titolo ha perso il 4% in una sola seduta in settimana.
Il settore dei giochi continua a mietere scommettitori in Italia e non poteva che favorire un titolo come Lottomatica che ha visto salire i ricavi del 20% e il margine lordo del 33% in 12 mesi.Il primattore del mercato è ormai una public company dopo l’uscita dal capitale del fondo Apollo che ha capitalizzato il suo investimento. Il rischio operativo per un quasi monopolista del mercato è continuare ad aggiudicarsi le concessioni dello Stato. Cosa che finora è riuscita più che bene a Lottomatica.
Tra i titoli meno noti e meno appariscenti che vivono però una buona stagione ecco comparire Technogym, Txt e-solutions e Wiit. L’azienda di Forlì specializzata in attrezzi per le palestre è cresciuta anche nell’ultimo anno. Un trend che dura da tempo con una crescita strutturale del fatturato in media del 15% da anni.
Txt e-solutions, la piccola azienda tech del listino milanese, ha visto esplodere il fatturato che è più che quadruplicato negli ultimi 5 anni. Sul fronte della redditività industriale c’è stato un balzo di quasi il 60% negli ultimi 12 mesi. Ma a fronte di un forte aumento dei ricavi, la marginalità industriale non è salita altrettanto. Il peso del margine operativo lordo sui ricavi resta relativamente basso al 14%. Era del 13% nel 2021.
Tra i piccoli che hanno sorpreso il mercato di recente ecco Wiit: il margine lordo dell’azienda specializzata nei servizi cloud e nella cybersecurity ha viaggiato a un tasso doppio del fatturato, segno di una gestione più che efficiente.Un titolo troppo spesso dimenticato, e che ha patito più di altri la stagione del Covid, è in grande spolvero con ricavi e margini in crescita a doppia cifra.
Fiera Milano ha più che superato l’ombra della pandemia con fatturato quadruplicato dal 2020.Tra i grandi storici maratoneti tra i titoli industriali non va dimenticata De’ Longhi che anche nell’ultimo anno ha i conti in buona crescita.L’azienda che produce climatizzatori ha chiuso la semestrale con ricavi a sfiorare 1,6 miliardi e un margine lordo di 240 milioni che vale il 15% del fatturato. L’azienda non è solo redditizia ma anche molto solida dato che ha una posizione finanziaria netta positiva per 350 milioni. Cash is king da anni per la multinazionale veneta.
Nella fase difficile che sta attraversando il comparto del lusso continua a sfornare numeri in crescita Brunello Cucinelli. L’azienda del cashmere umbra è cresciuta anche nell’ultimo anno e tra i titoli luxury è quello che ha migliore capacità di tenuta anche nelle crisi. Il problema del lusso sono gli alti multipli di valutazione. Cucinelli capitalizza 6,7 miliardi che vuol dire essere valutata 50 volte gli utili che produrrà nell’intero 2025.
Tra chi sta attraversato uno sboom a Piazza Affari, dopo la grande corsa degli anni passati, ecco Technoprobe. La società di Merate (Lecco) della famiglia Crippa aveva impressionato in borsa salendo dai 5,7 euro di febbraio 2022 a poco meno di 10 euro dell’estate del 2024. Poi la caduta fino a tornare poco sopra i livelli della quotazione. Complice la stagione difficile dei semiconduttori di cui Technoprobe è un fornitore per i test sulla funzionalità dei chip.
Passata la sbornia borsistica ecco che la società lecchese non delude quanto a fondamentali di bilancio: negli ultimi 12 mesi fatturato e margini sono di nuovo in forte crescita. Ma per una nuova corsa sul listino occorrerà aspettare una nuova stagione d’oro dell’industria dei microchip in giro per il mondo. (riproduzione riservata)