Berenberg non cambia idea e continua ad aspettarsi un anno di trading-range per i mercati azionari. Le azioni globali hanno avuto un inizio positivo nel 2023 con un rendimento annuo del +7%, guidato dall'Europa con un +10%, mentre le azioni del Regno Unito e degli Stati Uniti hanno registrato un rendimento del +6%. Guadagni trainati dall’ulteriore supporto della liquidità, da previsioni di crescita del Pil più elevate e dalla tenuta delle aspettative sugli utili. Da qui, però, Berenberg ritiene che i rischi siano orientati al ribasso nei prossimi mesi, con i venti contrari derivanti da una politica monetaria più restrittiva e da una recessione negli Stati Uniti. «Preferiamo, quindi, mantenere un approccio buy the dips (comprare sui ribassi) e ci concentriamo sulle opportunità di valore: Europa/Regno Unito rispetto agli Stati Uniti, banche rispetto al settore tecnologico e mid-cap britanniche rispetto alle large cap britanniche», suggerisce Berenberg.
In particolare, sono 22 le large cap europee scelte da Berenberg nella sua "value+ list" (prevalgono quelle dei settori bancario e costruzioni) con bassi multipli prezzo/utile rispetto sia al mercato sia al loro livello storico, bassi Peg ratio (è il rapporto tra il p/e e il tasso di crescita previsto dell'azienda; un Peg ratio sotto 1 indica che il titolo è sottovalutato dal mercato), forte crescita dell’utile per azione nel medio termine e un forte momentum recente degli eps. Unicredit è l’unica società italiana presente nella lista con un Peg ratio di 0,22 e una crescita stimata dell’eps del 30,2%. Invece, sono 18 le small cap scelte da Berenberg nella sua "value+ list" con bassi multipli prezzo/utile rispetto sia al mercato sia al loro livello storico, bassi Peg ratio, forte crescita dell’utile per azione nel medio termine. Piaggio è l’unica società italiana presente nella lista con un Peg ratio di 0,36 e una crescita stimata dell’eps del 36,4%.
Berenberg ha anche cercato i titoli europei ciclici e difensivi più economici sulla base del Peg ratio, del dividend yield (anche fino al 9,8%) e dell’ev/ebitda. La logica alla base di questo screening è quella di neutralizzare parte del rischio macro nei portafogli e di attribuire un peso significativo ai fondamentali e alla valutazione delle azioni. «Per gli investitori poco convinti sulla direzione dei dati macro futuri, è un modo interessante per iniziare a costruire una parte centrale del portafoglio», spiega Berenberg. In nessuna delle due liste è presente un titolo italiano.