
Un’azione Hermes vale, alla borsa di Parigi, 1.784 euro da 570 euro di cinque anni fa. Una borsa Kelly in pelle d’alligatore del 2015, usata, quota 46.300 euro, un modello sempre di Kelly color verde smeraldo, scamosciato, realizzato attorno al 1990, prezza 119.966 euro su Farfetch. Kelly è una delle icone di Hermes. Il lusso costituisce un mercato particolare, che sa crescere nonostante recessioni e pandemie. Ferrari, per esempio, scambia attorno a 273 euro a Piazza Affari, nel 2018 il titolo valeva 118 euro, Lvmh si aggira a 730 euro a Parigi, era a 305 euro cinque anni fa. E capitalizza… 370 miliardi contro i 62 miliardi circa di Enel. Per non parlare di Apple, lusso trasposto nel settore tech. Sul Nasdaq il colosso di Cupertino capitalizza 2.720 miliardi di dollari contro i 2.010 miliardi di Pil dell’Italia registrato nel 2022 dalla Banca mondiale. Le azioni Apple valgono 175 dollari, pur essendo state splittate (frazionate) ben quattro volte dal 2000 al 2020.
Nella settimana delle sfilate della Milano Fashion Week, sotto la lente degli investitori di tutto il mondo, Milano Finanza ha costruito un indice mondiale con circa 60 titoli che appartengono alla categoria del lusso che spaziano dalla moda alla bellezza, auto, champagne e liquori di alta gamma, orologi, gioielli, yacht e crociere. Il lusso quotato è arrivato a scambiare 40 volte il rapporto prezzo/utile atteso a un anno a inizio 2021 quando il mondo stava cercando di uscire dal Covid, venendo da un minimo degli ultimi 8 anni di quasi 20 volte toccato nel 2019, allo scoppio della pandemia. E ora scambia a 26 volte in media, in discesa rispetto alle oltre 30 volte dei primi mesi 2023 che hanno beneficiato della riapertura della Cina. Moncler, per capire, passa di mano a 57 euro, a maggio ne valeva 68. Il punto è capire se è arrivato il momento giusto per iniziare a tenere sotto osservazione il settore in vista di un aggiornamento del portafoglio.

Gli analisti di Mediobanca Securities ricordano come nel primo semestre 2023 il settore in Europa sia cresciuto del 15% su base annua (a cambi costanti), meglio all’inizio dell’anno (+16%) rispetto al periodo aprile-giugno (+13%). A trainare gli acquisti, l’area Asia-Pacifico che nel secondo trimestre ha segnato un +31% sul 2022 sempre a cambi costanti, sostenuta dalla ripresa in Cina che un anno prima era chiusa per lockdown. Al contrario, le Americhe hanno registrato una certa debolezza nel secondo trimestre, con un calo medio del 2% sul 2022 a causa di un contesto macro incerto che ha colpito la distribuzione all’ingrosso e gli aspiranti clienti del lusso. Ovvero quella fascia di popolazione che acquista beni di fascia alta quando l’economia corre. L’Europa ha continuato a mostrare una certa forza, con un tasso di crescita medio del 12%. Questa performance è stata rafforzata dal ritorno dei turisti, soprattutto dalle Americhe e dal Medio Oriente, da segnalare qualche cinese, ma non i grandi viaggi organizzati dalla Cina, dove i tempi di erogazione dei visti per l’estero restano ancora lunghi.
Lorenzo Batacchi, portfolio manager di Bper Banca e membro Assiom Forex, ricorda come il lusso abbia «ha corso molto. C'è un taglio delle stime in atto da parte degli analisti, ma il mercato non cede e tiene come ha sempre fatto, dribblando recessioni e pandemie. Il dubbio resta la Cina, è necessario capire quanto crescerà effettivamente nel 2023, dato che il suo peso nei gruppi del lusso varia tra il 20% e il 30% dei ricavi».
In media, il margine ebit (utile prima degli interessi e delle imposte) è aumentato di oltre 50 punti base (+0,5%) nel primo semestre, spiega Mediobanca. Sebbene l’andamento dei ricavi sia stato simile tra le società, quello dei margini si è mosso diversamente, non vi è stata una tendenza uniforme nella redditività. In linea generale, le società del lusso hanno lavorato a livello di investimenti di marketing per alzare la percezione del proprio posizionamento, ma solo la metà ha per ora alzato l’ebit. A essere penalizzati, i marchi in ristrutturazione o in fase di transizione.
Chi ha registrato allora i migliori ebit (in percentuale sui ricavi) nel primo semestre 2023? Secondo l’analisi di Piazzetta Cuccia si va dall’8% di Ferragamo e 9% di Hugo Boss al 44% di Hermes. In mezzo si collocano Tod’s (11%), Zegna (13%), Brunello Cucinelli (16%), Porsche e Moncler (19%), Prada (22%), Lvmh e Kering (27%), Ferrari (28%). Bain/Altagamma stimano che il mercato del lusso sia cresciuto del 9-11% su base annua nel primo trimestre. Per il resto dell’anno, gli analisti si aspettano, in una scenario giudicato realistico, un aumento delle vendite compreso tra 5% e 8% a valuta costante. In questo scenario il settore dovrebbe registrare un rallentamento nei mercati maturi, con la Cina in ripresa.
Secondo Fabio Caldato, partner di Olympia Wealth Management, «il settore del lusso ha mostrato i muscoli in borsa negli ultimi anni, con la francese Lvmh a battere ogni record di capitalizzazione europea». Le ultime settimane hanno però mostrato «segnali di debolezza -aggiunge l’esperto- a causa di prospettive di business meno solide, generate da un consumatore più cauto. Non siamo compratori del settore, in attesa di livelli e multipli più attraenti, pur riconoscendo il trend secolare che lo caratterizza. Ci piace però segnalare una nicchia, poco conosciuta, che rimane su livelli a sconto, per un investitore che guardi al medio termine: i tre produttori di champagne quotati a Parigi Laurent Perrier, Vranken Pommery e Lanson». Con caratteristiche diverse, le tre società «stanno lentamente migliorando volumi e margini. Pare utile sottolineare, inoltre, che i cinesi ancora non bevono in gran numero questo tipo di vino. Qualora il consumo cinese avvicinasse in futuro le cifre pro capite coreane o giapponesi, potremmo assistere a un cosiddetto shortage, un effetto scarsità di bottiglie di bollicine francesi», conclude Caldato.
Ma quanto possono salire ancora i titoli del lusso? Ecco 15 target price (nella valuta di quotazione) assegnati da Mediobanca: Aston Martin 4,52; Burberry, 25; Cucinelli 84,5; Ferragamo, 13,7; Ferrari, 315; Hermes, 1.950; Kering, 680; Lvmh, 935; Moncler, 75; Porsche, 160; Prada, 78; Richemont, 155; Swatch 355; Tod’s, 50, Zegna 14. (riproduzione riservata)