La luna di miele tra mercato e banche non è mai stata forte come nell’ultimo anno e mezzo. L’impennata dei tassi di interesse iniziata con l’inizio delle strette da parte della Bce ha infatti messo il turbo ai bilanci bancari, che hanno mostrato numeri da record. Il tutto si è riflesso nelle performance in borsa: considerando solo i primi mesi del 2024 il titolo Bper si è apprezzato del 59%, quello di Mps (complice la privatizzazione) del 47%, Unicredit del 43%, Intesa Sanpaolo del 34%. Fuori dall’italia, Sabadell è cresciuta del 56%, Commerzbank del 28%, Santander del 26%, Jp Morgan del 14%, BofA del 12%. Secondo un report di Morningstar, «il trend rialzista dei bancari europei si spiega con il fatto che gli investitori sono consapevoli che questo segmento di mercato sia molto meno rischioso che in passato». Gli investitori, osserva l’analista Johann Scholtz, «sembrano aver compreso che la redditività delle banche europee è strutturalmente migliorata dopo aver sofferto un lungo periodo di tassi di interesse estremamente bassi».
La domanda sorge quindi spontanea, tanto più ora che sta iniziando una nuova tornata di trimestrali bancarie: se la Bce inizierà a tagliare i tassi quali sono le prospettive per gli istituti di credito, a livello di bilanci ma anche di performance in borsa dei titoli? «Le valutazioni supportano ancora le banche italiane», commentano ad esempio gli analisti di Jefferies, «con un rapporto prezzo-utili atteso per il 2025 di 6,8, che si confronta con la media storica di 9,3». Inoltre, «una profittabilità più resiliente e facile da prevedere dovrebbe supportare un ulteriore rimbalzo dei multipli» nel corso delle prossime settimane e dei prossimi mesi.
Chi avesse deciso di scommettere sull’andamento di banche, assicurazioni, società di gestione e fintech quotate (i cosiddetti titoli finanziari) avrebbe avuto finora delle belle soddisfazioni. La selezione di otto fondi retail proposta in pagina ed elaborata da Fida mostra una performance media dell’8,1% da inizio anno, che passa al 23,3% su un orizzonte annuo e al 24,2% su una prospettiva triennale. Un fattore interessante da considerare, quando si guarda ai titoli bancari, è quello dei buyback, come spiega Niall Gallagher, investment director di Gam. «Con livelli di capitalizzazione molto più elevati il settore ha adottato fortemente il riacquisto di azioni proprie, tanto che, anche con la forte performance da inizio anno, la maggior parte dei titoli ha un rendimento totale da distribuzione superiore al 10%, probabilmente sostenibile per i prossimi anni».
Con il comparto Fonditalia Euro Financials T Fideuram Asset Management Ireland, società che fa parte del gruppo Intesa Sanpaolo, mette a segno da gennaio una performance dell’11,1%, che arriva a sfiorare il 50% a tre anni. «Il comparto», spiega il senior portfolio manager team Global Equities & Quant Solutions, Frédérick Michelon, «investe in un portafoglio concentrato di meno di 50 società del settore finanziario, focalizzandosi sui nomi con maggior capacità di distribuire capitale, quindi dividendi, agli azionisti, grazie a una solida situazione patrimoniale e a una traiettoria crescente degli utili». A livello geografico, osserva il gestore, «il comparto mantiene una preferenza per le banche italiane e spagnole». Per quanto riguarda le prospettive del settore bancario infine «la crescita del margine di interesse, oltre a contribuire positivamente alla redditività nel breve periodo, permetterà di sostenere le iniziative volte alla crescita di lungo periodo, consentendo un re-rating dei multipli borsistici», conclude il money manager.
Tra i fondi in graduatoria c’è anche chi scommette su nicchie del settore finanziario, come il Mediobanca Sicav Private Equity Strategies C (+5,9% nel 2024). Emilio Franco, ad di Mediobanca Sgr, spiega così la natura del fondo: «Il comparto investe in azioni quotate di società attive nel settore degli investimenti in mercati privati (i fondi di private equity, ndr)». Ogni singola società acquistata «consente ai sottoscrittori di ottenere esposizione al paniere di investimenti diversificati per settore e area geografica effettuata dalla stessa, tanto che, a fronte dell’investimento diretto del fondo in circa 90 società, corrispondono oggi oltre 5 mila investimenti indiretti in quasi tutto il mondo». Un modo per diversificare gli investimenti, basato su «un approccio di gestione è di tipo buy and hold con un basso turnover di portafoglio», prosegue Franco, e «fondato su una conoscenza approfondita dei manager selezionati e degli investimenti presenti nei loro portafogli». Attenzione alle valutazioni: «Avendo l’opportunità di operare sui mercati su base giornaliera si creano spesso, per effetto dei flussi in acquisto e vendita, scostamenti tra i prezzi di mercato e il valore degli asset sottostanti (i nav dei fondi, ndr), che permettono di incrementare le attese di ritorno sui capitali investiti attraverso acquisti a sconto», spiega il money manager.
Robeco si approccia all’asset class con il fondo New World Financial Equity D (+4,8% nel 2024), focalizzato sul fintech. Michiel van Voorst, equity portfolio manager della società, spiega che questo sotto-settore «ha trattato in territorio-bolla durante la crisi del Covid, ma le valutazioni sono a livelli molto più ragionevoli, anche dopo il forte rimbalzo del 2023». Considerando peraltro che «si prevede che la crescita del mercato globale dell’e-commerce continuerà, molte fintech saranno esposte a dinamiche di crescita forti e strutturali», sottolinea il money manager. A livello geografico, van Voorst invita a guardare ai «mercati emergenti, dove «abbiamo assistito all’ingresso di un’ondata di consumatori che sono entrati in rete per la prima volta esclusivamente da mobile, saltando le infrastrutture fisiche». (riproduzione riservata)