Un balzo a 44,8 euro (+26%) in sei sedute fino a venerdì 19 settembre. E sarebbe andata ancora meglio senza le prese di profitto su Avio, durate due giorni, in cui alcuni investitori sono passati all’incasso dopo il lungo rally del titolo nell’ultimo anno (+281%). Il produttore di razzi spaziali di Colleferro (Roma) ha messo il turbo in borsa grazie all’annuncio ufficiale, il 12 settembre, dell’aumento di capitale fino a 400 milioni con diritto d’opzione ai soci.
Questi fondi saranno investiti soprattutto sul nuovo impianto americano - dove si costruiranno motori a propellente - e serviranno a rafforzare il business della difesa, che nel primo semestre ha garantito ad Avio solo 40 dei 235 milioni di ricavi (+30%).
La svolta militare è arrivata dopo i due contratti firmati a luglio 2024 per sviluppare i propulsori dei missili per la Us Army e per Raytheon, divisione del gigante statunitense della difesa Rtx. È questa l’origine della cavalcata a Piazza Affari della società italiana, che negli ultimi giorni ha trovato nuova linfa grazie all’aumento di capitale.
All’inizio gli investitori non hanno apprezzato la notizia, confusi anche dai precedenti rumor di Bloomberg sulla possibile non adesione di Leonardo, primo socio con il 28,75%. Poi hanno cambiato idea quando hanno ascoltato le rassicurazioni del ceo Giulio Ranzo nella call su conti e ricapitalizzazione. L’ad ha sottolineato i 180 milioni di nuovi ordini del semestre e l’ampliamento dell’accordo con le forze armate Usa.
Dalla conferenza gli analisti hanno dedotto l’arrivo di altre commesse nella difesa e così hanno cambiato idea sulle stime fornite da Avio. Le previsioni indicavano un tasso medio annuo di crescita del fatturato del 10% e dell’ebitda del 15% fino al 2034, considerato troppo prudente. Ma dalle informazioni della call Equita ha dedotto che «le prospettive di crescita della Defence Propulsion sono molto più forti di quanto ipotizzato, con 600 milioni di ricavi nel 2035, per circa tre quarti attribuibili ai clienti Usa».
Per questo motivo la sim ha alzato il target price di Avio a 37 euro dai precedenti 25, mantenendo il rating hold. Banca Akros continua invece a indicare 32 euro e buy, mentre l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo opta per 34,5 euro e sempre buy.
Le prospettive nella difesa di Avio dipendono dall’aumento di capitale, che potrebbe fornire le risorse anche per nuove acquisizioni, ipotesi comunque complessa perché i multipli del settore non sono convenienti al momento. L’adesione di Leonardo resta incerta anche se i suoi rappresentanti hanno approvato l’operazione in cda. Il socio di maggioranza dovrebbe contribuire con circa 115 milioni e se non lo farà si diluirà al 25%. I dubbi del gigante italiano della difesa sono legati al business di Avio, che secondo indiscrezioni non è considerato strategico.
Il settore dei lanciatori è rischioso (le esplosioni vanno tenute in conto) ed è capital intensive. Mentre nella ramo militare Leonardo è azionista del consorzio missilistico Mbda, a sua volta partner di Avio ma al tempo stesso anche competitor per certi tipi di motori. Per l’Italia, invece, la società di Colleferro è strategica perché i suoi razzi Vega C sono gli unici in Europa con gli Ariane francesi. Quindi sarà il governo (il Mef controlla il 30,2% di Leonardo) a decidere e «lo farà in questi giorni», ha spiegato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
La mancata adesione potrebbe spalancare le porte ad altri soci. Oltre alla ricapitalizzazione, l’assemblea di Avio dovrà decidere se rinnovare la delega al cda per aumentare il capitale fino al 10%, questa volta senza diritto di opzione. Anche questo pacchetto potrebbe essere consegnato a nuovi azionisti in un momento in cui, secondo alcuni analisti, gli investitori americani hanno iniziato a scoprire il titolo.
Le valutazioni di Avio, pur essendo care, sono ben più contenute di quelle di alcuni competitor americani. Rocket Lab lancia con cadenze più regolari e vale 23 miliardi di dollari, ma i suoi razzi sono molto più piccoli di quelli della società italiana. Firefly, quotata ad agosto sul Nasdaq, capitalizza 6 miliardi e ha fatto sei tentativi, di cui due falliti e due di moduli lunari, business diverso.
Avio invece ha una market cap di 1,2 miliardi di euro con 25 lanci effettivi di satelliti e in più costruisce parte dei motori di Ariane. Senza contare la spinta della difesa, con gli 800 miliardi del piano di riarmo di Bruxelles. E il peso degli Usa, dove per Banca Akros «il potenziale del mercato, le risorse e le valutazioni sono di tutt’altra dimensione rispetto all’Ue». (riproduzione riservata)