Dopo anni di intensa attività il mercato globale delle fusioni e acquisizioni nell’automotive ha rallentato bruscamente. Gli ultimi dati Bain & Company mostrano come dal 2024 il settore abbia registrato una forte contrazione sia nel numero sia nel valore delle operazioni, una dinamica che riflette un contesto industriale sempre più complesso e instabile.
«Pesa la combinazione di pressione sui costi, incertezza sulla crescita dell’elettrico, particolarmente volatile, e raffreddamento della domanda in mercati prima trainanti come la Cina, e tutto ciò mentre le aziende sono chiamate a finanziare contemporaneamente elettrificazione e business Ice», sottolinea a milanofinanza.it l’avvocato Marcello Moreo, junior partner dello studio legale Lead.
Di conseguenza, molte aziende hanno preferito optare, in alternativa a operazioni tradizionali come partnership e joint venture strategiche, «formule di aggregazione che consentono di sommare competenze e scala industriale ripartendo investimenti e rischi tra i partner e riducono l’impegno e l’esposizione tipici delle operazioni di M&A», osserva Moreo.
Una lettura coerente anche con le evidenze del PwC Global & Italian M&A trends Mid year 2025 Outlook secondo cui la fase attuale è caratterizzata da una maggior selettività, da strutture di deal più flessibili e da un ricorso in aumento ad alleanze industriali come strumento di posizionamento strategico in contesti ad alta incertezza tecnologica e regolatoria.
Se il quadro globale appare improntato alla prudenza, l’Italia rappresenta una parziale eccezione. I dati PwC indicano che nel 2024-2025 il mercato italiano ha visto un numero più elevato di operazioni di M&A nell’automotive, trainate da logiche di consolidamento e rafforzamento competitivo, in particolare tra i componentisti meccanici e nella distribuzione.
Il mercato italiano ha registrato un maggior numero di operazioni di fusione e acquisizione soprattutto tra componentisti meccanici e sulla distribuzione. Con riferimento ai dealer, aggiunge l’avvocato, l’aggregazione spesso è spinta anche dalla necessità di raggiungere i target posti dalle case produttrici. Ciò detto, «con volumi produttivi e margini in calo è plausibile che alcune aziende tornino a valutare fusioni o acquisizioni, soprattutto quando serve continuità industriale.
Tuttavia, allo stesso tempo, i trend indicano che nel breve la spinta sarà meno verso grandi operazioni e più verso consolidamenti realizzati attraverso partnership e joint venture, in quanto consentono di avanzare condividendo investimenti e rischio in una fase del mercato in cui domanda e tecnologia restano instabili.
Il rallentamento delle fusioni e/o acquisizioni si inserisce in una fase di profonda transizione dell’industria automotive europea, che va ben oltre il tema della motorizzazione. In particolare, il mercato tedesco dell’auto appare non solo in forte difficoltà (con ristrutturazioni pesanti in termini di posti di lavoro), «ma per la prima volta nella sua storia soggetto a una concorrenza sul piano tecnologico, quella cinese, che soltanto alcuni anni fa sarebbe stata ritenuta ‘impensabile», osserva l’avvocato Valentino Durante, partner dello studio legale Casa & Associati.
Eppure, quella macchina che fa girare il mondo oggi gira in modo diverso, non soltanto nel lasciarsi alle spalle l’eredità dei combustibili e del motore termico, ma perché è tutta l’industria intorno a essa che sta assumendo una diversa configurazione. E tra i mutamenti che si stanno registrando in questi mesi, assistiamo a un processo di consolidamento, spiega Durante, «volto a ridisegnare non solo il volto della supply chain, ma allo stesso tempo anche quello dei servizi legati al mondo auto».
In questo contesto, le operazioni straordinarie non riguardano più soltanto costruttori e reti vendita, ma tutta la filiera, inclusa la ricambistica e i servizi. Ne è un esempio la recente acquisizione da parte del gruppo francese Ital Express dell’azienda svizzera Ticino Ricambi, attiva nella distribuzione di ricambi per veicoli a livello nazionale.
«Questa recente acquisizione che abbiamo seguito affiancando Ticino Ricambi, ci dice, ad esempio, che la mobilitazione all’interno della filiera dell’auto è globale e non interessa solo il processo costruttivo o la rete vendita: è un processo più ampio ed esteso. Ed è un processo di cui, credo, siamo solo all’incipit. E come sempre ci saranno vincitori e vinti. A coloro che sapranno interpretare meglio le dinamiche in corso, l’opportunità, non piccola, di posizionarsi in modo più vantaggioso all’interno di un mondo certamente in transizione, ma pur sempre di grande peso economico», conclude Durante.
La crisi di volumi e domanda rende l’M&A uno strumento potenzialmente decisivo, ma non privo di rischi. «È innegabile che il mercato dell’industria automotive, e di tutta la filiera, stia vivendo un momento di grande incertezza produttiva: sia in termini di volumi che di domanda», afferma l’avvocato Pietro Meda, partner dello studio legale De Berti Jacchia. «Le attuali regolamentazioni, soprattutto europee, e la situazione dei dazi, stanno infatti causando una grande incertezza che ha comportato un’importante crisi del mercato. Penso quindi che eventuali operazioni di fusione possano costituire un ottimo strumento di rilancio industriale e non vadano considerate solo come delle mere difese del business».
Le concentrazioni permettono, infatti, di razionalizzare costi industriali e investimenti in ricerca e sviluppo nonché di efficientare le filiere, sempre tenendo presente il lato occupazionale. Ovviamente, avverte Meda, non tutte le operazioni straordinarie risolvono crisi strutturali, alcune addirittura ne amplificano i rischi. (riproduzione riservata)