I profitti di Astrazeneca fanno un balzo del 27% nel secondo trimestre 2025. E il merito è soprattutto della crescita record negli Stati Uniti, dove la società farmaceutica anglo-svedese ha da poco annunciato un maxi piano di investimenti da 50 miliardi di dollari. Dopo la pubblicazione dei risultati, il titolo di Astrazeneca guadagna il 3,29% alla borsa di Londra (dato alle ore 10 del 29 luglio).
Il dividendo per i soci sale a 1,03 dollari per azione, mentre le stime 2025 restano invariate, con l’attesa di ricavi in aumento di una percentuale high single-digit e l’utile per azione una percentuale low double-digit.
Tra aprile e giugno 2025 il fatturato del gruppo è stato di 14,5 miliardi di dollari (+12%), grazie alla forte domanda di farmaci antitumorali che ha trainato le vendite. L’utile netto è salito a 2,45 miliardi di dollari (+27%). In entrambi i casi Astrazeneca ha battuto le stime degli analisti.
La società chiude così il primo semestre 2025 con fatturato complessivo di circa 28 miliardi di dollari, in crescita del 9% su base annua e un utile per azione rettificato di 3,46 dollari (+31%). «Il forte slancio nella crescita dei ricavi è continuato durante la prima metà dell’anno e i risultati ottenuti dalla nostra pipeline sono stati eccellenti, con 12 risultati positivi nelle sperimentazioni cliniche di fase III, tra cui quelli relativi a baxdrostat, gefurulimab e Tagrisso solo nelle ultime settimane», commenta il ceo, Pascal Soriot.
Astrazeneca registra un trend positivo in tutte le aree geografiche, ma la vera locomotiva è il mercato americano. Negli Stati Uniti il gruppo farmaceutico ha ottenuto ricavi per quasi 12 miliardi di dollari nel primo semestre 2025, con un incremento del 12%. Gli Usa rappresentano il primo mercato sia in termini assoluti (le vendite in Europa, ad esempio, valgono 5,8 miliardi e quelle nei mercati emergenti circa 7,2 miliardi) sia in termini di crescita (+12% contro il +8% dell’Europa) e pesano per oltre il 40% del fatturato totale.
Per questo la società ha annunciato investimenti per 50 miliardi di dollari entro il 2030, con l’obiettivo di potenziare la produzione negli Usa. In questo modo, Soriot conta di limitare l’impatto di eventuali dazi (sul settore farmaceutico c’è ancora incertezza, ma i medicinali in arrivo dall’Europa – con alcune esenzioni – dovrebbero essere sottoposti a una tariffa del 15% dal 1° agosto 2025) e di centrare il target di 80 miliardi di fatturato che ha promesso di raggiungere proprio nel 2030.
«I dazi sul settore farmaceutico rimangono un obiettivo non definito, vista l’indagine in corso [negli Usa] ai sensi della Sezione 232, che esamina le implicazioni per la sicurezza nazionale di una serie di settori sensibili», sottolinea Servaas Michielssens, head of Healthcare, Thematic Global Equity di Candriam. «Ad oggi, l’impatto dei dazi può essere assorbito, ma attendiamo ulteriori dettagli».(riproduzione riservata)