Borse asiatiche negative in scia alle perdite di Wall Street con il rally post-elezioni presidenziali Usa che sembra raffreddarsi (i future sul Dow Jones e sull’S&P500 scendono entrambi dello 0,26%), mentre l’attesa per i dati chiave sull'inflazione negli Stati Uniti ha stimolato l'avversione al rischio. Inoltre, le nuove misure fiscali della Cina hanno deluso le aspettative. A pesare anche l'incertezza su ciò che un’amministrazione Trump comporterà per le relazioni sino-americane e il commercio globale, oltre che alcuni commenti da falco da parte di membri della Federal Reserve: il presidente della Fed di Minneapolis, Neel Kashkari, ha avvertito che qualsiasi aumento dell'inflazione potrebbe spingere la banca centrale americana a mantenere stabili i tassi a dicembre. Li ha tagliati per un totale di 75 punti base negli ultimi due mesi ed è previsto un taglio di 25 punti base a dicembre. L'attenzione è ora rivolta ai dati sull'indice dei prezzi al consumo attesi più tardi che dovrebbero mostrare un'inflazione negli Stati Uniti ancora persistente a ottobre.
Gli indici cinesi Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite sono saliti, rispettivamente, dello 0,52% e dello 0,36% mentre l'indice Hang Seng di Hong Kong ha perso lo 0,59%. Comunque, tutti e tre gli indici hanno registrato perdite nelle ultime sedute dopo che i piani di Pechino per un debito ulteriore di 10.000 miliardi di yuan (1.400 miliardi di dollari) sono stati decisamente deludenti. Gli investitori ora attendono ulteriori misure fiscali mirate a migliorare la spesa dei consumatori e a sostenere il mercato immobiliare. Bloomberg ha riportato che il Paese sta valutando di ridurre le tasse per l'acquisto di case per sostenere il settore immobiliare. Secondo gli analisti Pechino probabilmente sta cercando maggiori indicazioni sulle politiche di Trump nei confronti del Paese, considerando che ha promesso di aumentare le tariffe commerciali sulle importazioni cinesi. In molto si aspettano che la Cina delinei ulteriori stimoli fiscali durante due incontri di alto livello previsti a dicembre.
Anche l'indice Nikkei del Giappone è sceso dell'1,61% a 38.742 punti, mentre il più ampio Topix ha perso l'1,1%. Il gigante degli investimenti tecnologici SoftBank Group Corp. ha ceduto lo 0,6% anche se ha registrato profitti molto più alti del previsto nel trimestre che chiude a settembre. Il Kospi della Corea del Sud (-2,64%) ha subito le perdite dei titoli dei produttori di chip, con Samsung Electronics in calo del 3,6%, ai minimi degli ultimi quattro anni a causa delle preoccupazioni per gli eventuali dazi statunitensi sotto Trump.
Lato macro, i prezzi dei beni all'ingrosso a ottobre in Giappone sono saliti del 3,4% su anno, più del previsto e sui massimi da oltre un anno. Il dato complica le decisioni della banca centrale sulla tempistica dei rialzi dei tassi di interesse - su cui peraltro aumentano le scommesse degli investitori spinte dalla debolezza dello yen, come dimostra il rendimento dei governativi giapponesi a 5 anni, sul livello più alto degli ultimi 15 anni. Inoltre, Samsung, rispetto alle società rivali, ha colto meno l’aumento della domanda di chip di memoria derivante dal boom dell'intelligenza artificiale. L'indice Asx 200 dell'Australia è sceso dello 0,75% a causa delle perdite dei titoli bancari e minerari.
Tra le materie prime, il prezzo dell'oro recupera parte delle perdite recenti, anche se il rally del dollaro (cambio dollaro/yen a 155,07, +0,90%; cambio euro/dollaro a 1,061, -0,26%) legato alla vittoria elettorale di Donald Trump non si è fermato prima dei dati sull'inflazione Usa che probabilmente influenzeranno i tassi d'interesse. I future sull'oro salgono dello 0,24% a 2.612 dollari l'oncia. Il metallo prezioso sembra essersi stabilizzato dopo le recenti perdite, La banca centrale ha tagliato i tassi di interesse di un totale di 75 punti base negli ultimi due mesi ed è previsto un taglio di 25 punti base a dicembre. In rialzo anche i prezzi del petrolio: Wti +0,26% a 68,30 dollari al barile e Brent +0,28% a 72,09 dollari al barile.
L’Opec ha annunciato di aver abbassato di nuovo le previsioni sulla crescita della domanda globale di petrolio del 2024: si tratta del quarto taglio consecutivo da parte dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio che ha abbassato anche le stime sulla domanda relativa al 2025. Il nuovo outlook vede una crescita della domanda mondiale di petrolio di 1,82 milioni di barili al giorno nel 2024, in calo rispetto ai +1,93 milioni di barili al giorno previsti il mese scorso. Per il 2025 ha stimato una crescita di 1,54 milioni di barili al giorno da +1,64 milioni di barili al giorno atteso prima. (riproduzione riservata)