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Asia, Shanghai vola dopo la pausa, Hong Kong cade. Quanto è davvero sostenibile il rally della Cina?
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Asia, Shanghai vola dopo la pausa, Hong Kong cade. Quanto è davvero sostenibile il rally della Cina?

08 ottobre 2024, 07:13 Ultimo aggiornamento: 07:58

La maggior parte dei mercati asiatici è scesa seguendo la debolezza di Wall Street. La Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme ha affermato di essere «molto fiduciosa» di raggiungere i suoi obiettivi in Cina, ma non ha dato nessun dettaglio su nuove misure di stimolo per il Paese. Per BofA la fase del comprare tutto sarà presto superata

La maggior parte dei mercati asiatici è scesa seguendo la debolezza di Wall Street, poiché la forza del mercato del lavoro negli Stati Uniti ha alimentato le scommesse sul fatto che i tassi di interesse rimarranno relativamente alti. I listini cinesi hanno sovraperformato nettamente rispetto agli altri, registrando forti rialzi con la ripresa delle contrattazioni dopo una settimana di pausa e mentre gli investitori reagiscono positivamente alla raffica di misure di stimolo da parte di Pechino. Gli altri mercati asiatici hanno seguito l'andamento debole di Wall Street, che è scesa bruscamente poiché i trader hanno prezzato la possibilità di un taglio dei tassi più contenuto a novembre. I futures sugli indici azionari statunitensi sono in leggero calo (-0,10% quello sul Dow Jones e -0,02% quello sull’S&P500). I titoli tecnologici sono stati i più colpiti dalle vendite, in scia ai competitor statunitensi. Di riflesso, l’indice Nikkei è arretrato dell’1,11% a 38.895 punti e l’Hang Seng di Honk Kong, che ha toccato i massimi degli ultimi due anni e mezzo lunedì, è crollato del 6,88% a 21.509 punti. Le attività di riserva di valuta estera di Hong Kong hanno raggiunto quota 422,8 miliardi di dollari alla fine di settembre, in leggero calo rispetto al dato di agosto (423,5 miliardi di dollari).

Shanghai vola dopo la pausa, Hong Kong cade


Gli indici Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite sono balzati del 4,6% e del 3,66%, ai massimi da due anni, dopo un'apertura con rialzi fino al 13%. Le contrattazioni sono riprese dopo la pausa per la Settimana d'Oro, con gli investitori a caccia di occasioni dopo l'annuncio da parte di Pechino di una serie di importanti misure di stimolo (tagli ai tassi di interesse, requisiti di riserva più bassi per le banche, regole più flessibili per il mercato immobiliare e misure di liquidità mirate al mercato azionario) per rilanciare la crescita economica. Tanto che la scorsa settimana gli investitori hanno inondato gli Etf negoziati in borsa con sede negli Stati Uniti che puntano ai mercati cinesi con 5,2 miliardi di dollari di nuovi asset. Alcuni gestori patrimoniali sperano che l'ottimismo sia duraturo.

Quanto è davvero sostenibile il rally della Cina?

La Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme ha affermato di essere «molto fiduciosa» di raggiungere i suoi obiettivi, ma non ha dato nessun dettaglio su nuove misure di stimolo per il Paese. Il presidente dell'organo di pianificazione, Zheng Shanjie, si è limitato a descrivere le misure già avviate e ha rilasciato dichiarazioni ottimiste sulle prospettive di sviluppo della seconda economia mondiale: «I fondamenti dello sviluppo economico del nostro Paese non sono cambiati e siamo anche pienamente fiduciosi di mantenere uno sviluppo stabile, sano e sostenibile», ha detto. La conferenza stampa avrebbe dovuto essere un grande momento, «quello in cui Pechino avrebbe sfoderato un bazooka di stimoli», ha commentato Stephen Innes, Managing Partner di Spi Asset Management. «È chiaro che il mercato voleva di più e la riluttanza di Pechino a lanciare un pacchetto più consistente sta sollevando seri dubbi sulla sostenibilità di questo rally», ha aggiunto Innes.

Il gestore di fondi hedge, David Tepper, ha dichiarato alla CNBC che le mosse di Pechino sono state abbastanza incoraggianti da indurlo a comprare «tutto» in Cina. Ma BofA ha avvertito che la ponderazione della Cina nell'Indice MSCI EM è passata dal 24% di agosto al 30% attuale e la sua continua sovraperformance potrebbe portare a un «pain-trade auto-rinforzante prima della fine dell'anno». Quindi, «la fase del comprare tutto» sarà presto superata.

Yuan sotto pressione, lo yen si riprende

La maggior parte delle valute asiatiche è scivolata con lo yuan cinese in netto calo, 7,0502 per dollaro, mentre il biglietto verde è rimasto vicino ai recenti massimi delle ultime sette settimane, alimentato dalle scommesse su un ritmo più lento di tagli ai tassi d'interesse da parte della Federal Reserve. Lo yen giapponese ha fatto eccezione, con la coppia dollaro/yen in calo dello 0,44% a 147,844. Anche i dati macro hanno sostenuto lo yen. I salari reali e la spesa delle famiglie sono scesi ad agosto (rispettivamente -0,6% e -1,9% su anno), ma secondo gli analisti l'andamento dei dati segnala una graduale ripresa in stipendi e consumi e dovrebbe sostenere i piani della banca centrale di ulteriori rialzi dei tassi. Le partite correnti, sempre ad agosto, si sono attestate a 3.803,6 miliardi contro attese pari a 2.951,9 miliardi.

Ora i trader prezzano una probabilità dell'81% che la Fed tagli i tassi di 25 punti base a novembre e una probabilità del 19% di nessuna modifica ai tassi, secondo i dati di CME Fedwatch. L'attenzione ora è puntata sui verbali della riunione di settembre della Fed, attesi per mercoledì, per ulteriori indicazioni sulla politica monetaria. Durante la riunione, la Fed aveva ridotto i tassi di 50 punti base, ma aveva indicato un approccio «data dependent» per i futuri tagli. A tal fine, i dati sull'inflazione, attesi più tardi questa settimana, influenzeranno le aspettative sui tassi d'interesse. (riproduzione riservata)



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