La maggior parte delle borse asiatiche è scesa con i mercati cinesi sorvegliati speciali in attesa di ulteriori tagli dei tassi d'interesse nel paese e di nuove indicazioni da parte della Federal Reserve statunitense sulla politica monetaria. Infatti, il presidente della Fed, Jerome Powell, testimonierà mercoledì davanti al Congresso dopo che la banca centrale americana ha messo in pausa il suo ciclo di rialzi dei tassi, ma ha indicato almeno altri due rialzi nel corso dell'anno. Oggi, 19 giugno, Wall Street è chiusa per celebrare il Juneteenth, festa federale per commemorare la liberazione delle persone africane schiavizzate nel Paese nordamericano.
Le azioni cinesi sono scivolate a causa delle preoccupazioni per la crescita. Gli indici cinesi Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite sono arretrati, rispettivamente, dello 0,51% e dello 0,15%, mentre l'indice Hang Seng di Hong Kong ha perso l’1,52% dopo i forti guadagni della scorsa settimana. Si prevede che martedì la People's Bank of China ridurrà ulteriormente il tasso di riferimento sui prestiti, dopo aver tagliato i tassi sui prestiti a medio e breve termine la scorsa settimana. Sebbene la mossa abbia innescato un forte rally nei mercati cinesi nel corso della scorsa settimana, questi continuano a scambiare su livelli relativamente bassi da un anno all'altro, a causa del persistere delle preoccupazioni per il rallentamento della crescita nel Paese.
Dopo Goldman Sachs anche Nomura ha tagliato le sue stime sulla crescita del Pil cinese: dovrebbe attestarsi al 5,1% quest'anno e al 3,9% l'anno prossimo, rispetto alle precedenti previsioni del 5,5% e del 4,2% rispettivamente, dopo che i dati economici di aprile e maggio hanno mostrato che la ripresa cinese si sta esaurendo, nonostante la revoca delle misure anti-Covid all'inizio dell'anno. Secondo gli analisti di Nomura, Pechino intensificherà il sostegno politico nei prossimi mesi. Ma questo potrebbe non risollevare la situazione, data la mancanza di fiducia del mercato - una situazione che sta diventando sempre più simile alla recessione del Giappone negli anni '90. «Il rallentamento del settore immobiliare cinese e i suoi effetti a catena sul resto dell'economia stanno compromettendo i benefici derivanti dalla riapertura del paese dalle severe misure per il Covid-19», spiegano gli economisti di Goldman Sachs che hanno abbassato le previsioni sul Pil cinese per il 2023 al 5,4% dal 6%. «I venti contrari derivanti dal nuovo indebolimento del mercato immobiliare hanno pesato sui settori adiacenti e sono stati semplicemente troppo rilevanti per compensare completamente i restanti impulsi di riapertura nei settori dei consumi e dei servizi», continuano gli esperti di Goldman Sachs che non si aspettano che il governo fornisca stimoli su larga scala all'economia.
I listini cinesi hanno tratto scarso sostegno anche dai colloqui ad alto livello tra i ministri statunitensi e cinesi, in quanto entrambe le parti hanno segnalato scarsi progressi verso l'allentamento delle tensioni tra le due maggiori economie mondiali. Durante la visita di Antony Blinken a Pechino, il segretario di Stato Usa e il ministro degli Esteri cinese Qin Gang hanno avuto colloqui "trasparenti e costruttivi" su diverse questioni, da Taiwan al commercio. Si sono trovati d'accordo su poche cose, ma Qin dovrebbe visitare Washington per portare avanti il discorso.
Le perdite in Cina si sono riversate su altri mercati, con il Kospi della Corea del Sud in calo dello 0,90% e con il Nikkei giapponese sceso dell’1,18%. Tra i peggiori performer dell'indice le società legate ai semiconduttori come Tokyo Electron, scesa dell'1,7%, Lasertec del 2,1% e Advantest dell'1,8%. L'ASX 200 australiano è stato uno dei pochi indici meglio performanti della giornata, con un aumento dello 0,7% grazie alla forza dei titoli bancari e finanziari più importanti. In campo valutario, il dollaro flette dello 0,20% a 141,547 rispetto allo yen, mentre l’euro è poco mosso nei confronti del biglietto verde, vale 1,093 (-0,03%). Infine, tra le materie prime si registrano vendite sia sul petrolio (Wti -1,32% a 70,98 dollari al barile e Brent -1,37% a 75,56 dollari al barile) sia sull’oro (-0,10% a 1.969 dollari l’oncia). (riproduzione riservata)