Borse asiatiche contrastate nel giorno in cui prende il via il meeting della Fed, che si concluderà domani, 18 settembre, con l'annuncio sui tassi destinato ad avere un impatto sui mercati. La borsa di Tokyo è stata la peggiore, penalizzata dallo yen forte prima della riunione della Banca del Giappone. Il tutto dopo una sessione altalenante a Wall Street, dove le perdite dei titoli tecnologici hanno trascinato al ribasso il Nasdaq. Viceversa, il Dow Jones ha registrato un massimo storico perché la prospettiva di tassi più bassi ha spinto gli acquisti verso i settori più sensibili all'economia. I futures sugli indici azionari statunitensi sono pressoché piatti.
I volumi in Asia sono stati contenuti a causa delle chiusure delle borse per festività in Cina e in Corea del Sud. L'indice Asx 200 dell'Australia ha guadagnato lo 0,3%, mentre l'indice Hang Seng di Hong Kong è salito dell’1,56%, rimbalzando dalle forti perdite della sessione precedente dopo un’altra serie di dati macro deboli dalla Cina dove il sentiment resta influenzato negativamente anche dalla prospettiva di una nuova guerra commerciale con l'Occidente, mentre salgono le scommesse che la Fed taglierà i tassi d'interesse di 50 punti base mercoledì 18 settembre. I trader prezzano una probabilità del 68% di un taglio da 50 punti base e del 32% di uno da 25 punti base, secondo il CME Fedwatch.
Gli indici Nikkei 225 e il Topix del Giappone sono scesi, rispettivamente, dell'1,48% e dell'1,4%, riprendendo gli scambi dopo un lungo fine settimana. Colpa del rafforzamento dello yen (cross dollaro-yen a 140,558, -0,10%), che lunedì ha raggiunto il suo livello più alto da oltre un anno, trascinando al ribasso i settori orientati all'export. La valuta giapponese è stata sostenuta dall’aspettativa che la BoJ adotti una linea più rigorosa quando si riunirà questa settimana, sebbene si preveda ancora che manterrà invariati i tassi d'interesse. Tuttavia, diversi membri della BoJ hanno segnalato che i tassi d'interesse giapponesi aumenteranno nei prossimi mesi, soprattutto in vista di un'inflazione più elevata. I dati sull'inflazione saranno pubblicati questo venerdì.
Tra le materie prime, il prezzo dell'oro storna solo leggermente dal massimo storico toccato il 16 settembre sempre in scia all’aspettativa che la Fed tagli i tassi. Perde lo 0,15% a 2.604 dollari l'oncia. Tassi più bassi sono favorevoli per l'oro e altri metalli preziosi, poiché riducono il costo di investire in questi asset. Si prevede che la Fed mercoledì segnali l'inizio di un ciclo di allentamento che potrebbe portare i tassi a scendere di oltre 100 punti base entro la fine dell'anno. Il metallo giallo ha anche beneficiato degli acquisti da parte delle banche centrali quest'anno, soprattutto nei mercati emergenti. Questo ha fatto sì che il prezzo dell'oro si comportasse meglio rispetto a quello di altri metalli preziosi. Salgono, invece, i prezzi del petrolio: +0,64% a 69,46 dollari al barile il Wti e +0,51% a 73,12 dollari al barile il Brent.
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