Borse asiatiche contrastate, nonostante la forza di Wall Street dopo che la Federal Reserve ha tagliato i tassi di interesse come previsto di 25 punti base al 4,5%-4,75%, segnalando ulteriori tagli in concomitanza con i progressi nella riduzione dell'inflazione, mentre l’attesa per ulteriori stimoli fiscali in Cina ha tenuto sulle spine i mercati locali. L’appetito per il rischio è rimasto vivace anche dopo la vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali, sebbene le implicazioni di una presidenza Trump per l’Asia possano essere potenzialmente negative, dato il suo piano di attuare politiche commerciali più protezionistiche. I futures sugli indici azionari statunitensi sono pressoché stabili (+0,07% quello sul Dow Jones e +0,06% quello sull’S&P500).
Gli indici cinesi Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite sono scesi, rispettivamente, dell’1,16% e dello 0,77%, mentre l'indice Hang Seng di Hong Kong ha perso lo 0,62%. Comunque, gli indici azionari della Cina continentale sono stati i migliori in settimana nonostante le preoccupazioni per una presidenza Trump. L’indice CSI 300 ha registrato un aumento di quasi il 7%.
L’attenzione è focalizzata sulla riunione del comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo (NPC), che dovrebbe concludersi più tardi oggi, 8 novembre. Gli economisti si aspettano che il massimo organo legislativo cinese annunci un consistente piano di spesa fiscale per compensare i potenziali nuovi dazi statunitensi sulle esportazioni cinesi. «Potrebbe crearsi un'aspettativa sul fatto che il governo cinese presenti un bilancio più consistente del previsto a seguito della vittoria di Trump», ha detto Eva Lee, esperto di Ubs Global Wealth Management. Gli analisti prevedono almeno 10 trilioni di yuan (1,6 trilioni di dollari) in spesa aggiuntiva nei prossimi anni con Pechino che cerca di sostenere una crescita economica in rallentamento. Un secondo mandato di Trump potrebbe spingere Pechino a lanciare ulteriori stimoli, hanno previsto anche gli analisti di JP Morgan. Trump ha promesso di imporre dazi del 60% su tutte le importazioni cinesi, preannunciando ulteriori difficoltà economiche per il Paese.
Gli altri mercati asiatici sono salita, avviandosi a registrare guadagni in una delle settimane più importanti dell'anno. L’indice Nikkei ha registrato un +0,24% ed è in rialzo di quasi il 4% questa settimana, alimentato dall’indebolimento dello yen rispetto al dollaro, sebbene la valuta giapponese abbiano trovato una certa stabilità dopo il taglio dei tassi da parte della Fed. Il cross dollaro/yen passa di mano a 152,805 (-1,17%) dopo che in Giappone le spese reali famiglie a settembre su base mensile sono scese dell’1,3% dal precedente +2%. La previsione degli economisti era per una contrazione meno marcata a -0,7%. L’indice Asx 200 dell’Australia è aumentato dello 0,84%, si avvicina al massimo storico e si appresta a guadagnare il 2,3% questa settimana, grazie ad alcune trimestrali positive.
Più debole l’indice Kospi della Corea del Sud, sceso dello 0,11% anche se le azioni tecnologiche locali che hanno seguito la forza delle loro controparti statunitensi. La Corea del Sud ha dichiarato che rafforzerà il monitoraggio dei mercati finanziari e risponderà «attivamente» per attenuare l'eccessiva volatilità, innescata dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Il governo amplierà il monitoraggio 24 ore su 24 degli eventi globali, dal conflitto in Medio Oriente ai mercati finanziari e dei cambi, mentre le autorità intensificheranno i loro sforzi per gestire i rischi, ha dichiarato il ministro delle Finanze, Choi Sang-mok. «Di recente i nostri mercati finanziari e dei cambi hanno sperimentato un'accresciuta volatilità a causa delle elezioni presidenziali statunitensi», compreso l'indebolimento del won, ha osservato Choi.
(riproduzione riservata)