Arte: le donne alla guida dei più importanti musei d’Italia
Appassionate, coraggiose, determinate e innovatrici. Ecco chi sono le signore ai vertici delle grandi istituzioni culturali del nostro Paese
Il vento del cambiamento soffia a favore dell’altra metà del cielo, almeno nel mondo della cultura e in particolare dei musei.

Guidano l’ascesa a posizioni finora appannaggio di insigni colleghi maschi, Barbara Jatta (sopra), dal 2017 prima direttrice, in 250 anni, dei Musei Vaticani e Laurence des Cars, nel 2021 prima donna nominata alla guida del Museo del Louvre, in 230 anni di storia. Non sono da meno le professioniste a capo delle istituzioni culturali italiane, settore da sempre a forte presenza femminile, forse perché sottovalutato come motore economico. Le signore costituiscono circa il 78% degli addetti, almeno al Ministero della Cultura (MiC) e stanno un po’ alla volta scalando i vertici dell’organizzazione, un tempo «riserva» maschile.
In passato, ben poche avevano conquistato posizioni rilevanti.
Tra queste, le pioniere Fernanda Wittgens, prima direttrice della Pinacoteca di Brera dal 1940 per poi diventarne Soprintendente fino al 1957 (a lei si deve il salvataggio delle opere della Pinacoteca durante la Seconda guerra Mondiale), Palma Bucarelli alla Galleria di Arte Moderna di Roma dal 1942 al 1975, e Paola della Pergola, alla Galleria Borghese negli anni Sessanta. Erano l’eccezione che confermava la regola.
Dopo il ’68 nuove leve di storiche dell’arte, archeologhe e architette hanno cominciato a raggiungere la direzione di istituti importanti. Merito del sistema dei concorsi pubblici, oltre che della loro preparazione, beneficiando di un salario pari a quello dei colleghi maschi (come del resto previsto dalla Costituzione).

Lo conferma Ilaria Bonacossa, storica dell’arte, curatrice, direttrice a Genova di Palazzo Ducale (sopra) - una fondazione a diritto privato, quindi più flessibile come gestione e scelta del personale - già alla direzione del Museo Nazionale dell’Arte Digitale a Milano, di Artissima a Torino e, ancor prima, del Museo di Villa Croce, per citare alcune delle sue tante esperienze nel mondo dell’arte.
«La via dei concorsi, e io ne ho fatti tanti, sono importanti per venire a conoscenza di opportunità lavorative, per allacciare relazioni. Come donna la discriminazione vera oggi può delinearsi quando si comincia ad avere figli. Una volta per andare a una riunione importante ho spostato di un giorno il compleanno di mia figlia ancora piccola. Basta un orario flessibile per lavorare bene e coniugare carriera e casa. Certo si cerca sempre una sede di lavoro compatibile con quella della famiglia, dettaglio meno importante per gli uomini», continua a raccontare.
«Sul lavoro è per me importante fare attenzione al rapporto personale e di scambio con chi è in squadra con me». Molto attenta nei confronti delle artiste, la direttrice inaugura, il 10 ottobre, una mostra dedicata a Berthe Morisot, pittrice impressionista di grande valore, la cui memoria è stata a lungo offuscata, perché l’Impressionismo è stato sempre raccontato al maschile. L’esposizione si avvale del patrocinio del Museo d’Orsay di Parigi, per i 150 anni del movimento artistico. Seguirà una monografica di Lisetta Carmi nel centenario della nascita. «Le direzioni al femminile hanno forse più attenzione per i dipartimenti educativi dei musei, fondamentali per divulgare arte e cultura. Qui a Palazzo Ducale curiamo molto questo aspetto. Per esempio, organizziamo una competizione video per studenti delle medie e dei licei, nell’ambito della prossima mostra di Berthe Morisot». Le ultime generazioni, rispetto alle precedenti, possono contare in più su piani di studio specifici, che le preparano anche alla gestione amministrativa di un museo.
Le nomine del 2024
Nell’ambito dei musei statali di «rilevante interesse nazionale, dotati di autonomia finanziaria», il catalogo del MiC comprende 21 direttrici a fronte di 34 direttori (più circa cinque ad interim). Tra le direttrici nominate nel 2024: Renata Cristina Mazzantini, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma; Alessandra Necci, alle Gallerie Estensi di Modena, Ferrara e Sassuolo; Stella Falzone, al Museo Archeologico Nazionale di Taranto, e Federica Zalabra, al Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila o Federica Bergamini alle Ville e Residenze Monumentali Fiorentine.
Tante altre andrebbero citate, come per esempio Francesca Cappelletti, alla Galleria Borghese di Roma, specialista del Caravaggio, ma aperta al contemporaneo, che ha ospitato la mostra L’inconscio della memoria dedicata a Louise Bourgeois, prima artista contemporanea esposta nel museo.
Al di fuori del MiC

Signore quotidianamente dedite a un immenso patrimonio di cultura e bellezza, così come le numerose colleghe direttrici dei musei al di fuori della sfera del MiC, tra cui Carla Morogallo (sopra), direttrice della Triennale di Milano, e Chiara Squarcina, direttrice scientifica di MUVE (l’Osservatorio Beni Culturali ha censito circa 4.908 musei, gallerie, fondazioni, monumenti e complessi monumentali, aree e parchi archeologici pubblici e privati). È quindi in atto una significativa inversione di tendenza, anche se per la parità c’è ancora un po’ di strada da fare.
«Preparazione e capacità di gestione amministrativa, determinazione, più forse una maggiore creatività e sensibilità nelle relazioni sono le caratteristiche di una direzione al femminile», sottolinea Alessandra Quarto, architetto, alla direzione del Museo Poldi Pezzoli di Milano dal gennaio 2023, dopo aver vinto un concorso internazionale (qui sotto). Il suo curriculum abbraccia esperienze al Museo di Capodimonte a Napoli, un master in sviluppo manageriale alla Bocconi, la direzione tecnica e poi la vicedirezione alla Pinacoteca di Brera, fino all’incarico come Soprintendente a Bologna e provincia.

«Si deve sempre far quadrare carriera e famiglia e per fare questo la competenza deve andare di pari passo con la capacità di gestire più cose insieme, affrontando non pochi sacrifici. Inoltre, ho sempre posto grande attenzione al mio aspetto femminile, per non destare troppe attenzioni. Uno stile sobrio che mi contraddistingue anche oggi. Le mie amiche mi prendono persino in giro». Nei prossimi mesi, al Poldi Pezzoli vedremo una grande mostra dedicata all’artista rinascimentale Andrea Solario, in partnership con il Louvre e prestiti dal British Museum e dalla National Gallery e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. «Le mostre sono sempre volte a valorizzare la nostra collezione, come già fatto nel caso di quella su Piero della Francesca. Di Solario abbiamo ben otto opere», precisa Quarto.

L’ultimo baluardo da conquistare sembrava la Direzione generale dei Musei, posizione mai ricoperta da una donna al Ministero della Cultura, ma la recente riorganizzazione attuata dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano ha cambiato la prospettiva, con la soppressione del segretariato generale, sostituito da quattro dipartimenti e altrettanti direttori. Ad Alfonsina Russo, già direttrice dal 2017 del Parco Archeologico del Colosseo, il polo museale più visitato d’Italia, è toccata la guida del DiVA, il dipartimento preposto alla valorizzazione del patrimonio culturale.
Non resta che rimanere in attesa degli sviluppi futuri, anche per quanto riguarda le nomine degli enti in scadenza quest’anno e di quelli ad interim, in attesa di bandi o rinnovi. (Riproduzione riservata)
Native Content