Arte e vino: ora il Gran Tour è tra vigne e cantine. Ecco gli indirizzi top in Italia
Dalla Toscana di Antinori al Viaggio in Sicilia di Planeta, i grandi produttori sono i nuovi mecenati di oggi
Bacco e il vino sono legati da sempre come i viticci che tengono salda la pianta in vigna. L’estetica è una componente essenziale per il vino nel senso più alto del termine. E non c’è bisogno di scomodare Nietzsche per comprenderlo, né recuperare le due categorie da lui coniate di apollineo e dionisiaco, principio contrapposto alla bellezza armonica e proporzionata del dio con la cetra in mano, come spiegava nelle sue lezioni Heidegger.
«I grandi vini per qualche motivo vengono tutti da zone bellissime. Non c’è una spiegazione scientifica, ma è un fatto», faceva notare il marchese Piero Antinori in un’intervista in occasione dei 50 anni del Tignanello, il vino che ha dato il via a tutta la categoria dei Super Tuscan. «La bellezza, in qualche modo, influenza anche la qualità del prodotto».

L’ispirazione è potente. Non a caso i grandi produttori di vino sono i nuovi mecenati di oggi. A cominciare proprio dai marchesi Antinori con il loro Art Project, curato da Alessia, 27ª generazione con le sorelle Albiera e Allegra della famiglia più antica del vino in Italia che guida l'azienda dal 1385 a oggi. Un tesoro custodito nella spettacolare cantina progettata da Marco Casamonti con il suo Studio Archea Associati, più che un disegno d’architettura un progetto mimetico scavato per 15 metri nella collina per non turbare la linea delle colline del Chianti della Val di Pesa.

Cattedrali del vino
Le cattedrali del vino sono un capitolo a parte della storia dell’arte in vigna, da Bordeaux alla Rioja, fino alla sezione toscana che merita un volume a sé. A partire da Renzo Piano che nel 2001 ha disegnato Rocca di Frassinello, cantina nata dalla joint venture italo-francese tra Domini Castellare di Castellina e Domaines Barons de Rothschild Lafite. all’archistar svizzera Mario Botta chiamato da Vittorio Moretti per scolpire la sua Petra di Suvereto. Sempre in Maremma si trova la nave che punta verso il mare pensata da Piero Sartogo e Nathalie Grenon per la tenuta Ammiraglia dei Frescobaldi. Quasi una scultura da abitare, come il Carapace della tenuta Castelbuono in Umbria creato per i Lunelli da Arnaldo Pomodoro.
Bacco e le muse
Così si torna al tema iniziale del legame tra Bacco e le muse, che inizia come interesse personale di qualche produttore lungimirante e appassionato d’arte, per trasformarsi poi in una nuova generazione di committenti. E si materializza in etichette e bottiglie d’autore, ma anche in opere site specific e commissioni libere. Artisti per Frescobaldi, per esempio, è un progetto, nato nel 2013 che, dieci anni dopo, si è trasformato in una piattaforma di committenza diretta, invitando le voci più interessanti della scena artistica internazionale a dialogare con la Tenuta di CastelGiocondo. Quest’anno, racconta Tiziana Frescobaldi, hanno coinvolto l’italiana Giulia Cenci e la coreana Sunmin Park, accomunate dalla riflessione sulle relazioni tra uomo e natura.

Manifesti d’autore
«La cantina è il luogo dove l’arte e il vino parlano la stessa lingua. Entrambi al servizio del bello», sintetizzava Alfredo Currado, enologo che con la moglie Luciana, figlia di Mario Vietti, ha intrecciato arte e viticultura in Langa fin dagli anni 50, come dimostra la collezione di etichette e manifesti d’autore, che va da Cascella a Keith Haring. In alcuni casi il legame è così forte che diventa parte integrante della cantina. Per Franz Haas la prima etichetta commissionata all’artista trentino Riccardo Schweizer dalla moglie Maria Luisa come portafortuna per la prima uscita del suo Pinot Nero nel 1987, è diventato infatti il logo, «un vero e proprio marchio di fabbrica». Allo stesso modo i vini di Donnafugata fanno tutt’uno con le donne colorate di Stefano Vitale, tutte ispirate a Gabriella Rallo, che col marito Giacomo ha fondato la casa vitivinicola siciliana.

Etichette d’artista
Non si tratta di casi isolati, le etichette 9 cm x 10 cm sono tele d’autore da oltre un secolo su cui si sono misurate le più grandi firme dell’arte internazionale. La prima etichetta d’artista risale infatti al 1924, quando il barone Rothschild chiese al cubista Jean Carlu di una creazione per l’imbottigliamento di quell’anno. La collezione dello Château dal Secondo dopoguerra a oggi va da Cocteau, Braque e Dalí, César, Mirò, Chagall, Kandinsky, Picasso, fino ad Andy Warhol, Keith Haring, Francis Bacon, Balthus e Jeff Koons.

Qualche anno fa al WiMu, il museo del vino a Barolo, è stata donata dal professore universitario Cesare Baroni Urbani una collezione da Guinness di 282mila etichette di 104 Paesi del mondo. I temi d’ispirazione sono tra i più diversi, dai miti classici all’astrattismo, dall’ornitologia alla fotografia d'autore. La tradizione si rinnova nella tenuta siciliana dei Domini Castellare di Castellina, i Feudi del Pisciotto con le due nuove collezioni dalla forte identità territoriale: I Putti del Serpotta omaggio allo scultore delle più belle chiese barocche di Palermo, e Colori di Sicilia che riproducono le ceramiche di Giacomo Alessi, maestro di Caltagirone che traduce in forme moderne le iconiche teste di moro.

Mecenati in vigna
È naturale che il legame di committenza spesso segua le radici del terroir. Come dimostra il rapporto di amicizia tra Michele Chiarlo e Ugo Nespolo: è stato proprio l’artista piemontese a creare la Porta Artistica sui vigneti, un ingresso colorato e giocoso che accoglie i visitatori dell’Art Park La Court, sulle colline della tenuta di Castelnuovo, primo esempio nei primi del 2000 di museo tra i filari con installazioni di artisti di fama internazionale come Emanuele Luzzati, Giancarlo Ferraris e Chris Bangle.

Ma i progetti eno-artistici proprio come l’arte tout court non conoscono muri né frontiere. Come dimostra la straordinaria collezione messa insieme negli anni da Maurizio Zanella, fondatore di Ca’ del Bosco, dal Cancello solare di Pomodoro allo spruzzo congelato nell’acciaio di Zheng Lu, dal busto neoclassico di Igor Mitoraj alle incursioni pop colorate di Cracking Art. Una collezione straordinaria che ha messo la Franciacorta al centro del radar anche per i mecenati in vigna.
La Cappella del Barolo
Un pellegrinaggio dei luoghi cult dell’arte in vigna non può che iniziare dalla chiesetta nel vigneto di Brunate dei Ceretto a La Morra e dall’intervento del 1999 co-firmato da Sol Lewitt e David Tremlett. Un’opera vibrante e piena di colore, che tornerà visitabile nel 2025. «A breve si aggiungeranno altri due lavori site-specific», anticipa Roberta Ceretto, «per il terzo ristorante a La Morra accanto alla Cappella del Barolo e su una collina a Vezza d’Alba dove farà compagnia a una torre centenaria».

Grand Tour per cantine
Il giro d’Italia di queste vite d’arte copre davvero tutta la Penisola, dall’Alto Adige all’Irpinia, come conferma il progetto BeCurious di Feudi di San Gregorio, fortemente voluto da Ella Capaldo, che ha chiamato a collaborare designer, artisti e fotografi come Massimo Vignelli e Fabio Novembre, Vedovamazzei e Hikaru Mori, Marinella Senatore e Mimmo Jodice. Ma non c’è Grand Tour senza Sicilia fin dai tempi di Goethe: «qui è la chiave di tutto», sosteneva nell’estratto più citato del suo Viaggio in Italia.

Ed è proprio un Viaggio in Sicilia quello di Planeta, che va avanti da 17 generazioni, da Menfi a Vittoria, da Noto all’Etna, fino a Capo Milazzo. E così s’intitola anche il progetto artistico che fin dal 2004 si sviluppa attorno alle cinque cantine dell’azienda.

Alcune delle opere nate da questa residenza nomade sono entrate poi nelle Costellazione d’arte e dialogano con gli spazi della tenuta dell’azienda familiare di Buonivini a Noto. Perché qui anche la terra è arte, con mille anni di stratificazione culturale. E resta vero quel che diceva Goethe: «L’Italia senza la Sicilia non lascia alcuna immagine nell’anima». (Riproduzione riservata)
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